Essere bravi non basta…

Sto vedendo giocare Richard Gasquet, uno dei giocatori più eleganti, brillanti e dotati di talento naturale della sua generazione. Lo guardo e soffro nel vederlo bastonato da un gigante di 2 metri, tutto servizio e dritto, che non sa fare un decimo dei colpi del buon francesino dal cuore tenero.

Una giornata storta ci può stare, ma perché Gasquet perde così spesso da giocatori che gli sono vistosamente inferiori? Per la ragione per la quale John McEnroe ha iniziato a morire dentro (sportivamente, si intende) dopo aver perso una finale già vinta del Roland Garros nel 1984. Che era la stessa ragione per la quale Mats Wilander è praticamente sparito dopo essere diventato n. 1 del mondo (1988), Martina Navratilova non ha vinto il grande slam o – più modestamente – il Marckuck adolescente ha giocato almeno 50 volte contro il compagno di classe Alain, vincendo un sacco di set ma mai una partita intera, gettando sempre la spugna sul 4-4 o 5-5 al terzo set. Perché il tennis non è tanto un fatto di tecnica, ma di testa, una partita a scacchi fatta correndo, dove più delle gambe o del polso conta il cervello, il controllo di se, dei propri nervi, delle proprie emozioni.

È per questo che il tennis mi piace e tendo a considerarlo una metafora della vita. perché non è mai scontato, perché da chance a chiunque, perché i risultati non si improvvisano e anche se la vita non ti ha dotato dal punto di vista del fisico o del talento puoi comunque farcela se ti impegni e hai la forza di tenere duro. È uno sport solitario (per questo non amo il doppio), non c’è una squadra che ti sostiene e tantomeno qualcuno sul quale fare scaricabarile.

Ma, esattamente come la vita, non ha pietà. Non ammette errori, non da seconde possibilità, non concede debolezze, nessun treno ritorna una seconda volta e riaggiustare le cose quando si è partiti male è terribilmente difficile, spesso impossibile.

Richard Gasquet ci ha provato, ma ha perso. Ha perso con un giocatore che reputo mediocre, ma che ha saputo fare il proprio dovere, senza fronzoli e senza timidezze. Non so se sia giusto che il giocatore migliore perda e il meno dotato vinca, ma va così. Nel tennis e nella vita.

Essere bravi aiuta, ma non basta.

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4 risposte a Essere bravi non basta…

  1. alexsandraclaudia ha detto:

    Essere bravi indubbiamente aiuta ma non è detto che basti, anche se a volte siamo noi e non la vita che ci mettiamo di traverso e quasi quasi preferiamo perdere perchè vincere e mantenere il primato può essere più difficile e faticoso che darsi per vinti e giustificarsi per ogni sconfitta. Marckuck troppe negazioni dai…. La vita ci concede tanti errori, dà molte possibilità e il treno ripassa una seconda volta, basta salire alla partenza e sì riaggiustare le cose quando si parte male è difficilissimo, ma non è impossibile. E non chiamarmi Pollyanna 😉

  2. marckuck ha detto:

    Troppo comodo fare il commento dopo aver avuto modo di farsi spiegare il post dall’autore 🙂

  3. Zu Salva ha detto:

    Grande Markuk! concordo sempre con Lei (tennis/vita) ….però mi lasci dire: che peccato, quanto talento sprecato …e non solo a cincinnati …..ammunin !

  4. gionocio ha detto:

    quando il tennis incontra Montaigne. Sono di certo i tuoi post più belli quelli che dedichi a questo sport, e diventi un po’ filosofo.

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