Piccolo campionario di Zoologia Accademica

L’Università è parte del mio quotidiano da quasi 25 anni. Prima come studente, poi come assistente, poi come aspirante ricercatore e ora come docente. Posso quindi tranquillamente sostenere che un po’ di antropologia accademica l’ho capita e una tipologia di massima sono in grado di tratteggiarla…

Il Costruttore di Cattedrali. La costruzione di una tipologia di professori non può partire che dall’apice, dal Maestro, da colui (più raramente colei, ahimè) che dà il proprio Nome ai manuali, tradotti in svariate lingue e studiati con reverenza. Il Costruttore di Cattedrali è conscio della propria Grandezza e – pur non facendola pesare direttamente in modo volgare – lascia che questa aleggi liberamente nell’aria. Spesso è un uomo che ama apparire come modesto (pochi lo sono veramente), salvo poi all’improvviso librarsi in cielo lasciando te, comune mortale, steso a terra. Ho conosciuto qualche Costruttore di Cattedrali e mi ricordo un buon esempio di tale approccio… All’epoca ero studente di dottorato a Firenze e – a margine di un convegno – si avvicinò al tavolo di noi poveri dottorandi il prof. Jean Blondel, che nel 2004 avrebbe vinto lo Johan Skytte Prize, sorta di “Nobel” della Scienza Politica.

Aria bonaria, guance ben colorite, cravatta (arancione smorto) un po’ in disordine, si sedette, annunciandosi nel suo ottimo italiano solo con un po’ di accento francese “mi siedo con i giovani, così imparo qualcosa!” E iniziò a interrogarci, uno a uno sull’oggetto della nostra ricerca, seguendo un severo ordine antiorario. Il primo rispose baldanzoso, il secondo meno, la terza balbettò, il quarto cercò di glissare, alla quinta scesero le lacrime quando il Manuale dimostrò di saperne più di lei sull’oggetto della sua ricerca, dedicata al sistema politico di non ricordo più quale oscura repubblichetta post-sovietica. Non c’era arroganza nel suo modo si segnalare le manchevolezze e i limiti dei nostri lavori, ma un po’ di cattiveria si… Si divertiva a torchiarci, a far sentire che malgrado avessimo lo stesso vassoio e condividessimo lo stesso cibo scadente, quello era il suo Mondo e noi non avevamo diritto di cambiarlo, potevamo solo ringraziare di farne parte, ancorché in posizione un po’ defilata. E mi tornò in mente Chris Evert, quando disse che – verso la fine della propria carriera – ogni volta che incontrava una giovane promessa, si impegnava il doppio per batterla, perché voleva che il punteggio fosse talmente severo da creare una sudditanza psicologica nei propri confronti, tale da ritardare in modo quasi indefinito il giorno della prima, inevitabile sconfitta.

Il Costruttore di Cattedrali raramente ha eredi alla sua altezza, perché come si sa “i Padri-padreterni fanno figli crocefissi”. E non ha fratelli. Il Costruttore è sempre un figlio unico…

Il Maestro di bottega. Il Maestro di bottega è un maestro vero, che conosce nel profondo la disciplina che insegna, ne ha passione. E come ogni Maestro di bottega ha dei garzoni che cerca di far crescere, ai quali trasmette l’arte. Io ho conosciuto un grande maestro di bottega – il prof. Franco Goio –  e sono sempre rimasto soggiogato dalla sua cultura sconfinata, dalla leggerezza con la quale è abituato a dispensarla, dalla sua capacità di sintesi e di fusione tra aree e saperi. Il Maestro di bottega però rimane il più delle volte confinato nella propria realtà. E’ un grande affrescatore, un grande intagliatore, un grande scalpellino, un grande liutaio… Ma non è ambizioso, non è un uomo di potere, non mira all’Eternità… E’ un artista, ma la sua arte consiste nel decorare il coro o il chiostro di qualche abbazia di provincia, ma non sa o non vuole brigare per essere chiamato a Roma, in Vaticano, a lavorare alla tomba del Papa. Però sono i Maestri artigiani che hanno reso grande l’Italia, che le hanno dato le sue 100 capitali. Quindi, avercene!

La Vittima di un Destino Cinico e Baro. La Vittima sarebbe stato grande, ne ha la consapevolezza e la certezza e non perde occasione per comunicarlo ai suoi studenti… la Vittima (e solo Dio sa quante ne ho conosciute) è un docente deluso. Va all’Università sconsolato, non ha prestigio, non ha peso accademico, non ha una propria dinastia di allievi… magari ha avuto qualche Maestro ma non ne ha tratto profitto… sperava di poter salire i gradini del sapere e del potere accademico, ma non è stato capace. Ovviamente, non è colpa sua, è colpa del destino, “a me mi ha fregato la malattia” si lamentava  Alberto Sordi in “Un Americano a Roma” e per la nostra Vittima è così. E quindi rosica, perché non ha fatto pace con se stesso… “Hans Kelsen? un autore minore”… “Albert Einstein? sopravvalutato”… “Steve Jobs? avessi io i soldi che hanno gli americani, ci sarei arrivato prima di lui”… Nessuno è veramente alla sua altezza, nessuno sa quanto sarebbe stato grande, se solo la fortuna lo avesse sorretto un po’… A lui ha dedicato un racconto agrodolce e un po’ perfido il grande Pirandello: l’Eresia Catara. Ne consiglio vivamente la lettura e si troverà sorprendente scoprire quanti prof. Bernardino Lamis abbiamo incrociato nella nostra vita, mentre camminano a capo chino nei corridoio dell’Università!

L’Uomo di un Libro. Altra categoria diffusissima. E’ un professore di età compresa tra i 50 e i 60 anni, cioè un uomo che è andato in cattedra in tempi economicamente più rosei, magari con una di quelle grandi sanatorie che hanno dato un destino sicuro a tanti spiantati e tanti cialtroni, con al proprio attivo poche pagine malscritte e qualche legame di medio peso politico-accademico… L’Uomo di un Libro ha scritto poco, forse un titolo solo, il più delle volte tanti anni fa, pubblicato normalmente da case editrici di secondo piano (o terzo, o quarto…). E’ un libro vecchio, ingenuo, talvolta prolisso, spesso contorto. Che però viene invariabilmente adottato di anno in anno… cambiano le ere, crollano i regimi, mutano gli scenari macroeconomici, la scienza fa nuove scoperte ma da tanti, tanti anni (10-15-20…) invariabilmente il programma didattico del nostro Uomo presenta tra i testi obbligatori il suo unico vero studio. Non lo fa necessariamente per lucrare pochi euro di diritti d’autore (il professore lucrone lo si riconosce perché chiede venga esibita copia autentica e nuova del suo libro e magari la firma per evitare di vedersela ripresentare sotto il naso dallo studente successivo…). Lo fa perché non ha voglia di studiare, non ha voglia di mettersi in gioco, non crede nel proprio lavoro e tanto meno nell’intelligenza dei propri studenti. E quindi trascina le proprie lezioni sempre uguali, stroncando ogni novità dicendo che – in fondo – a quelle conclusioni lui era già arrivato, tanti anni fa… basta solo leggere il suo Unico Libro nel modo giusto.

Il Grande Manager. Il Grande Manager non ama le biblioteche, non ama la polvere dei libri, non ama troppo la speculazione intellettuale. Il Grande Manager è sempre in moto, perennemente in giacca e cravatta. Vive tra aerei, alberghi e consigli di amministrazione. Gestisce borse di ricerca, mette il becco nei Prin, costruisce gemellaggi accademici, presiede commissioni di concorso… Insomma è un grande organizzatore, un grande giocoliere finanziario, un grande uomo di sottopotere. Di regola non è un incolto, tutt’altro. La sua materia la conosce bene, spesso molto bene. Ma lo studio è una sorta di hobby per il (poco) tempo libero. Il Grande Manager è a suo agio con politici, con imprenditori, in contesti internazionali. Sa stare a tavola, sa le lingue, è uomo di Mondo e senza di lui le università sarebbero invariabilmente più povere, più chiuse e più provinciali. Ma non chiedetegli di seguire una tesi o di essere imbrigliato in un calendario di docenze, che queste cose non fanno per lui…

Infine ci sono i docenti come me, i Medici di Famiglia. Non sono dei geni. Non sono innovatori. Non hanno cultura sterminata, ma nella materia che insegnano sanno muoversi abbastanza bene. Non vivono dentro l’università e talvolta per campare devono fare altro. Ma cercano di essere affidabili… Nessuno di loro lascerà mai un segno nella dottrina o nella vita dei propri studenti, fanno la guardia al bidone di benzina accademico perché è anche così che si serve la Patria. Sono come i medici di famiglia o il carrozziere del Paese… Non risolvono veramente nessun problema, ma una qualche pezza riescono a mettercela sempre…

P.S. Questo post è dedicato al chiarissimo prof. Franco Goio, che circa 20 anni fa, nel corso di una indimenticabile cena etilica e confusionaria mi indusse a leggere il “Manuale di zoologia fantastica” di Borges, che indegnamente ho imitato nel titolo…

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6 risposte a Piccolo campionario di Zoologia Accademica

  1. Bianca 2007 ha detto:

    Un magnifico post “reale”, scritto dentro la propria coscienza criticamente consapevole delle “sfumature” che differenzano le varie realtà,il tronfio dell’ostentato sapere,un quotidiano “apparentemente” sottotono ma straordinario di valore etico-morale,”serio” nel mettersi al servizio della verità attraverso l’impegno che rispecchia ” tutta ” la sua personalità,la gioia riflessa nei suoi occhi che,”liberamente” possono guardare a destra o a sinistra, ma incuranti di guardarsiil dietro.Dall’esterno non ha nulla da temere.E questa è la sua “certezza”.Certezza che lo fa tranquillamente camminare,dormire il sonno dei giusti.FulviaMirka

  2. Paola ha detto:

    Bellissimo post 🙂

  3. Bider ha detto:

    vogliamo i nomi!

  4. michela biasutti ha detto:

    E siccome il mondo e` paese, le stesse tipologie le vedo anche qui…
    Michela ( dopo secoli che non ci si sente!)

  5. any ha detto:

    “Nessuno di loro lascerà mai un segno nella dottrina o nella vita dei propri studenti” …mah, per la prima non so, per la seconda non ci giurerei…

  6. marckuck ha detto:

    @ Bider, niente nomi… le tipologie sono neutre per definizione (poi, due ne ho fatti direi… tre con il mio)
    @ Michela, bentrovata 🙂
    @ Any, sperando siano segni decenti

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