A favore del Concorsone…

Dal 2001 sono stato incaricato di 11 corsi universitari, svariati insegnamenti in master e corsi di specializzazione nonché supplente di materie economiche e giuridiche in 5 scuole superiori e 4 anni scolastici. Ma non sono di ruolo da nessuna parte. Sono un “docente precario” e – per quanto ritenuto bravo, talvolta molto bravo – destinato a rimanerlo.

Eppure, malgrado ogni volta che passeggio per il centro di Udine, incappi in una manifestazione o un banchetto di “precari” intenti a condurre una guerra preventiva contro il “concorsone” previsto per immettere in ruolo migliaia di nuovi docenti, non mi fermo mai a porre firme o manifestare il mio disagio di “precario”. Perché penso che il “concorsone”, con tutti i suoi limiti, sia non solo giusto, ma doveroso.

E’ ovvio che umanamente solidarizzi con questi colleghi, che pagano il prezzo di 40 anni di devastazione politico-sindacale della scuola. Gli insegnanti sono stati fino a tutti gli anni ’80 una categoria protetta: tutti ricordiamo lo scandalo delle maestrine che andavano in pensione a 38 anni o il doppio stipendio (in nero) degli insegnanti che prosperavano grazie agli esami di riparazione di settembre (le mie lezioni di matematica costavano a papà 35.000 lire all’ora, nel 1982), per non parlare delle megasanatorie che hanno ingolfato l’Università negli anni ’70 e ‘80. Poi, improvvisamente, con il passaggio alla II Repubblica, il mondo dell’istruzione è stato oggetto di un costante mobbing politico: D’Onofrio, Berlinguer, Moratti, Gelmini… non c’è stato ministro che non abbia messo mano all’ingranaggio e la sensazione è che ciascuno di loro abbia solo recato danni, con mezze misure, soluzioni ipocrite, riforme che non riformano, logiche economicistiche, ideologiche o clientelari, senza vera cura per la funzione centrale che l’istruzione pubblica dovrebbe ricoprire nel progresso civile e sociale del Paese.

Ora il ministro Profumo dichiara di voler aprire alle giovani generazioni la carriera di insegnante e lo strumento scelto è il concorso, come per altro previsto dall’art. 97 della Costituzione. Questo scatena la rabbia dei “precari” e in parte li capisco: sono anni che attendono che giunga il loro (nostro) momento, gran parte di noi è stato vittima di graduatorie pensate per fare cassa (come il business delle Siss) e costruite su regole astruse, che non hanno mai veramente posto al centro gli studenti, i loro bisogni e le loro aspettative, animate come sono da logiche tutte autoreferenziali.

Eppure io, precario senza prospettiva di inserimento, sostengo il concorsone. Perché la scuola va salvata e per farlo bisogna aprirla anche a persone non sfiduciate, che abbiano voglia di fare, ottimismo, fede nel futuro e un pizzico di ingenuità. Mi rendo conto che questo va in parte contro gli interessi della mia generazione, una generazione dimenticata, mai stata al centro dell’agenda politica (anche perché la classe politica che ha governato l’Italia negli ultimi 25 anni una vera agenda non l’ha mai avuta).

Il concorsone non risolve tutti i problemi, ma non capisco il difendere una logica – quella delle graduatorie – che negli anni ha creato solo incertezza, precarietà, disagio e delusioni. Il mio sogno è l’abolizione del valore legale del titolo di studio, un’autonomia scolastica vera, la ricerca del merito e dell’eccellenza, la competizione virtuosa.

Ma è – appunto – un sogno. E l’Italia non è Paese dove i sogni si realizzano.

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Una risposta a A favore del Concorsone…

  1. Vita ha detto:

    Ecco, ero depressa ed avevo deciso di leggere il tuo blog. Adesso, se possibile, dopo quella frase finale: l’Italia non è un Paese dove i sogni si realizzano, penso di poter procedere col gas…
    Un bacio, e speriamo in tempi non dico migliori, semplicemente diversi da questi…speriamo in personaggi con maggior spessore, ché non se ne può più.

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