Fab, veramente Fab…

Si può cercare di spiegare perché mi piacciono i Beatles? Non lo so, ma certo non è semplice, considerato che non sono un musicologo e neppure un musicista. Non sono uno storico del costume e tanto meno un sociologo e quindi non me la sento di entrare in dettagli tecnici sulle linee melodiche, la swinging London, le transizioni culturali e blablabla…

La risposta è innanzitutto che i Beatles a me non piacciono e basta. Li considero “di famiglia”. Hanno sempre trovato il modo di sussurrarmi le parole giuste, sia che il mio umore fosse positivo, sia che il mio umore fosse – come quasi sempre – tendente al basso… E quante canzoni potrei citare!

Potrei (anzi, dovrei) iniziare con Hey Jude. Non so se sia la mia canzone preferita, ma so che è quella che più amo. Era la canzone che si cantava a squarciagola in auto quando ero bambino e ricordo la mamma che batteva le mani sul “nananana nananan heeeyhey Jude!“… si tratta di uno dei miei ricordi più lontani e più teneri e ancora oggi, se mi trovo in auto con i miei genitori, almeno per un istante prima o poi la memoria va a quei versi, così semplici e per me così cari…

Poi mi va di ricordare una canzone che adoro perché porta con se il profumo della nostalgia e dell’amicizia. E’ una canzone che ama molto la mia amica Simonetta e una volta in una cartolina (inviata non ricordo a chi) ne abbiamo inserito un verso, così… per fare gli sciocchi un po’ teneri. E’ In My Life. Ascoltatela, rende il mondo migliore…

Per i momenti bui, c’è Here Comes the Sun. Non è una delle vette musicali, mi pare un po’ semplicina… eppure quando dice “è stato un inverno lungo e freddo ma ora è arrivato il Sole e va tutto bene”… beh… come non pensare che forse anche se oggi le cose non vanno bene, domani ci sveglieremo e ci sarà il Sole? Se poi invece vogliamo sentirci proprio a terra, allora non si può che commuoversi con la durezza di Nowhere Man e immedesimarsi in quest’uomo di niente, seduto in una terra desolata, intento a fare i suoi vuoti progetti per nessuno…

Tanti anni fa – non ricordo quanti, forse 1000 – nacque un amore e la sua canzone fu Here, There and EverywhereLa storia d’amore fu come tutte le storie d’amore: bella finché durò, poi ebbe fine. Ma da qualche parte ne esiste ancora traccia, appena ascolto Here, There and Everywhere. E per l’amore che muore? beh per quello c’è For No One, ballata semplicissima con un testo che descrive benissimo il lasciarsi, visto dalla parte del lasciato, abbandonato da chi “piange lacrime per nessuno, su un amore che doveva durare per sempre”.

Poi ci sono le canzoni che mi sono state presentate dagli amici. Una di queste è Within You, Without You. La trovavo noiosa e indigeribile e così per anni l’ho evitata. Poi un giorno il mio amico Fabiusso mi ha spiegato perché avrei dovuto apprezzarla, è stato molto convincente e ora è delle mie canzoni preferite. Da sentire non sempre, solo ogni tanto. Al buio…

Ogni tanto mi sono commosso. Ricordo che mi è salito il groppo in gola nel 2003, quando Paul McCartney fece un concertone ai Fori Imperiali e la seconda o terza canzone della scaletta era All My Loving. Una canzoncina sventata di una boyband di ventenni ma ascoltata dal vivo, con le immagini dei Fab Four giovanissimi intenti a scendere sorridendo dall’aereo non so perché, ma mi è giunta dritta al cuore e ho sentito una fitta di nostalgia per un mondo che non ho vissuto e per un’epoca che non è mai stata mia…

Ma la commozione più grande è forse giunta nel 1994, quando venne lanciato Free As a Bird e per la prima volta dopo solo Dio sa quanto tempo, in tutto il mondo, contemporaneamente, migliaia di radio trasmisero “in anteprima” lo stesso brano. E non riesco a tradurre in parole il tuffo al cuore provato alle 05.45 del mattino, RDS (in anteprima per l’Italia) ha trasmesso il brano e io – ancora fuori gioco per quella levataccia insolita – ho sentito i due colpi di batteria di Ringo, secchi e precisi, che hanno rotto un silenzio che durava da un quarto di secolo e poi, subito dopo, la malinconica chitarra di George e uno dei classici “coretti alla Beatles” ad aprire un brano che ancora non avevo sentito nella sua interezza eppure mi sembrava già un classico.

Da quel brano è tratto un video bellissimo, con infinite citazioni da altre canzoni (credo circa 140)… E’ uno dei due soli video che porto sempre con me, nel cellulare e ogni tanto lo guardo. E quasi sempre, quando c’è la zoomata sulla lapide di Eleanor Rigby beh, riprovo l’emozione di allora e penso alla sua triste storia di solitudine e a quel suo essere seppellita assieme al suo nome.

Il video va visto, ma forse solo chi è un beatlesiano vero lo può apprezzare… eppure mi sento in dovere di condividerlo perchè “l’amore è condivisione” e in fondo, “alla fine, l’amore che ricevi è uguale all’amore che dai”…

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6 risposte a Fab, veramente Fab…

  1. maxbonsai ha detto:

    È incredibile, ho commentato con quasi le tue stesse parole “mi vien la nostalgia di quel che non ho mai vissuto” il video While my guitar gently weeps, recentemente.

  2. Paola ha detto:

    Per me i Beatles sono la colonna sonora degli anni più intensi della nostra amicizia, la fine degli anni 80 e l’inizio dei 90….ti ricordi? le gite in slovenia per il “pieno”, i pomeriggi d’inverno a casa dei tuoi, quella sulla collina, nella tua camera quasi sempre freddissima, a bere earl grey, le serate d’autunno trascorse a casa di Piero e quelle a lignano, quando venivamo a trovarti d’estate….che nostalgia!

  3. marckuck ha detto:

    sigh… come siamo stati felici senza saperlo 🙂

  4. Paola ha detto:

    In un certo senso io me ne rendevo conto. Più volte ho sofferto di quello strano fenomeno definito “nostalgia del presente”, quando sai che rimpiangerai il momento che stai vivendo nel momento stesso in cui lo stai vivendo….sai che un giorno tutto cambierà e non ci puoi fare nulla. Bene, adesso vado a tagliarmi le vene :-)))

  5. alexsandraclaudia ha detto:

    E’ un post talmente bello che, da blogger anche se neofita, avrei voluto scrivere io, ma credo che The Fab Four meritino di essere la colonna sonora portante anche del presente e del futuro e non solo di un nostalgico passato.
    PS: ” Free as a Bird” è di John o di Paul? 🙂

  6. marckuck ha detto:

    John

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