Endorsement

Domenica gli elettori del centrosinistra si metteranno in coda per scegliere il candidato premier e anche io farò la mia parte, contribuendo con 2 € e mettendo una X sul nome di uno dei candidati. La matita si soffermerà sul nome di Matteo Renzi e cercherò di spiegarne in poche righe il perché.

Se il voto fosse libero, totalmente libero, sceglierei Bruno Tabacci. E’ un uomo serio, serioso quasi quanto Bersani, politicamente molto preparato e – soprattutto – nella fase in cui Berlusconi era realmente trionfante (2001-2006), era il solo che nel centrodestra osasse opporsi alla sua monarchia, guardandolo negli occhi. Lontano anni luce dai pugnalatori nell’ombra di oggi o dai “collaborazionisti”, che pure abbondavano dentro il centrosinistra.

Ma poiché sono una persona realista, niente croce per Tabacci e quindi ho ridotto la scelta a due nomi: Bersani e Renzi. Stima per Bersani, voto per Renzi.

1. Il sistema di potere. Non tutto quello che gira attorno a Matteo Renzi mi è chiaro, non tutto mi convince. Ma so bene cosa c’è dietro a Pierluigi Bersani: le rovine di quello che fu un Impero, l’impero del Compromesso storico tra DC e PCI, le superpotenze che da sole ottenevano oltre il 70% dei voti ma, in particolare, le rovine dell’impero comunista. Qual è la base del consenso di Bersani? quali sono i ceti vincenti nella retorica bersaniana? la solita sinistra italiana degli ultimi 40 anni… La Cgil, le cooperative rosse con i loro lucrosi affari, la lobby dei sindaci-cacicchi (definizione del D’Alema 1997), il pubblico impiego, un po’ di retorica meridionalista… la solita sinistra con chiavi di letture della realtà desuete, priva di fantasia, con una frase già sentita per ogni problema… Tutta gente che non parla a me, ai miei problemi, alle cose che mi stanno care.

2. Le proposte. Inizialmente il programma di Matteo Renzi mi pareva piatto come un foglio di carta, solo un po’ meno spesso. Ma la campagna ha fatto bene al sindaco di Firenze. Il programma si è arricchito e su alcuni temi dice le cose che vorrei ascoltare. E’ molto migliorato su temi che mi sono cari, come quello dei diritti civili. condivido molte delle sue posizioni sulla riforma del lavoro e ha pure fatto retromarcia su certe pessime posizioni relative a Marchionne e ai suoi giochi delle 3 carte. E poi c’è il tema del merito. Continuo a non capire perché anche dentro il PD, anche tra i giovani il merito non sia considerato “di sinistra” e la faccenda meriterebbe un post a parte. Io invece penso che il merito sia l’opposto non del demerito, ma del privilegio e il privilegio sia quanto di più biecamente reazionario esista. E sul merito Matteo Renzi ha battuto molto, con coerenza e mi ha fatto piacere, perché l’Italia non ha bisogno di migliorare nell’esistente, ha bisogno di rompere e ricostruire. Ha bisogno di uno choc liberaldemocratico. Di un passo avanti verso nuovi equilibri, non solo di una stanca difesa dell’esistente.

3. La classe dirigente. Salvo poche eccezioni, l’apparatchik democratico al gran completo (Roma, potere sul territorio, sottogoverno, sottogoverno del sottogoverno)  sostiene Bersani. E’ la classe dirigente che ha perso la prova del governo, la prova dell’opposizione e la prova della costruzione di un moderno partito riformista europeo. E’ il prodotto di una mutazione genetica che ha portato l’area exDCexPCI a cambiare quattro volte nome al partito senza mai cambiare il Politburo e che molto spesso ha governato esattamente come il centrodestra. Non è Renzi il “prodotto del berlusconismo” come dice con livore degno di miglior causa Rosy Bindi. Guardiamo i traffici, le chiusure, i blocchi di potere soffocanti sul territorio, la contiguità con gli affari e con gli affaristi di molti degli amministratori “bersaniani” e facciamoci il coraggio di votare in altro modo. Non so se Renzi sia meglio, in realtà in tanti anni non ho mai visto qualcuno diventare una persona migliore perché si è messo a fare politica. Ma so che anche se la musica magari è la stessa, cambiare i suonatori di tanto in tanto è già un progresso democratico.

4. La campagna elettorale. E’ un fatto che attorno a Renzi, tra il pubblico dei suoi comizi, si vedano persone mai viste prima, nuove all’impegno politico e questo è un bene. Ma nonostante questo, su Renzi ho sentito un sacco di snobberie, molti luoghi comuni e qualche sciocchezza. “cerca di prendere i voti tra gli elettori di destra”… “fa una campagna all’americana”… “è un pupazzo”… “Bersani è più serio, più statista”… E’ la solita sinistra perdente convinta di incarnare la panna della società, la solita sinistra che – sotto sotto – disprezza il suffragio universale e il principio “one person, one vote“. La sinistra “pura” che non vuole annacquare la propria purezza con un voto “sbagliato”, salvo poi magari accettare pateracchi e inciuci non con gli elettori di destra, ma direttamente con gli eletti di destra.

Ma le ragioni bigotte per le quali molti nel PD non amano Renzi, sono invece tra le ragioni che mi inducono a sostenerlo. Mi piace la campagna all’americana, perché gli USA – tra lustrini, tonnellate di lacca, majorettes e qualche amante nell’armadio – sono un paese che ha dimostrato di avere al suo interno la forza di andare avanti ogni volta che si trova con le spalle al muro. Ha dimostrato di essere capace di cambiare leader e governo ogni 8 anni senza fossilizzarsi e di dare una chance a chiunque abbia voglia di provarci. E la nostra sinistra snob e parruccona, che al Grande Fratello preferisce la lettura di Brecht in tedesco è solo capace di perdere una elezione dopo l’altra, senza mai un cambiamento, un dubbio o un’autocritica. Certo, anche io sono snob, molto snob. Ma a differenza di altri ho almeno il buon gusto di non candidarmi e di non scandalizzarmi se qualcuno nella mia coalizione politica cerca di vincere le elezioni. Sono stanco di sconfitte o di vittorie che si rivelano peggiori delle sconfitte. Voglio un governo europeo, moderno, riformista e progressista e se per averlo dovrò accettare qualche lustrino e qualche copertina di rotocalco beh, è un prezzo che sono pronto a pagare.

5. I debiti politici. Molte sono le ambiguità nelle idee e nella coalizione che sostiene Matteo Renzi, ma ancora di più ne trovo in quella che sostiene Bersani. Il segretario deve tenere assieme troppe capre e troppi cavoli, deve ammogliare troppe donne ubriache mantenendo le botti piene e questo si vede in tutto quello che dice. Ne volete un’idea? basta leggere alcune delle risposte date alla lista di domande proposte dalla rivista Le Scienze ai 5 candidati. Non tutto quello che dice Renzi lo sottoscrivo e alcune delle cose proposte da Bersani invece mi trovano d’accordo. Ma molto spesso le risposte bersaniane sono mezze risposte, dicono e non dicono, fanno un passo avanti e uno indietro… cosa vuol dire “sono contrario ad una eutanasia che preveda un ruolo attivo del medico nell’interrompere la vita”? se il medico non può avere un ruolo attivo, allora questo significa che Eluana Englaro o Piergiorgio Welby, per citare due casi drammaticamente noti, avrebbero dovuto consumarsi nell’immobilità perché nessun medico potrebbe far nulla per loro? Oppure dire “Per il mio governo la messa in sicurezza del territorio sarà la più importante opera pubblica da realizzare nel Paese” e non porsi il problema che questo cozza con la lobby dei sindaci di centrosinistra, non poco responsabile dello scempio del nostro territorio, con gestioni campanilistiche, antiambientalistiche, cementistiche e spesso corrotte? Per non parlare poi dell’ambiguità su altri temi, in particolare la riforma elettorale dove si è capita la strumentalità e anche il cinismo con il quale il partito sotto la direzione di Bersani si è mosso.

Ecco, questo in sintesi il perché del mio voto a Matteo Renzi. Non sono un “renziano”, non penso che quello che il nostro toscano tocca si possa trasformare in oro e per dirla tutta non so neppure cosa posso attendermi da lui… diciamo che Renzi è un bel quadro astratto, che consente a chiunque lo guardi di vederci un po’ quello che vuole. Però credo che sia ora di aprire le finestre, cambiare l’aria, cambiare le facce e provare il brivido di qualcosa di nuovo… basta acqua di rubinetto, politicamente corretta, a km zero, ma anche un po’ troppo insipida, beviamoci un po’ di acqua minerale per una volta, con le bollicine. E vediamo che succede.

Chissà, magari si potrebbe pure vincere le elezioni e forse governare il nostro Paese in modo se non migliore, almeno diverso.

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6 risposte a Endorsement

  1. silvia ha detto:

    D’accordo

  2. Salvatore ha detto:

    Prof, “qual è” senza l’apostrofo!

  3. marckuck ha detto:

    Uff… dove? comunque questi sono i miei punti deboli… apostrofi e accenti si perdono quando scrivo

  4. Salvatore ha detto:

    Quinto rigo da “Il sistema di potere”. La si scusa, per stavolta 😀

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