Re-endorsement

primarieLa settimana scorsa ho scritto un post per spiegare le ragioni per le quali avrei votato Matteo Renzi alle primarie del centrosinistra e nel corso della settimana non è accaduto nulla che mi porti a cambiare opinione, anzi ci sono ulteriori elementi che mi confermano nell’orientamento iniziale e che mi fa piacere condividere con chi voglia leggere queste righe.

1. Voglia di vincere. Prendo subito il toro per le corna, senza girarci troppo attorno: le polemiche sulle regole di questi giorni sono state sgradevoli. Certo, la nomenklatura bersaniana si è coperta di ridicolo con gabbole e trucchi procedurali decisamente penosi, pensati solo per tenere la gente lontana dal seggio (il PD forse è il solo partito al mondo che cerca di diminuire gli elettori, invece di accrescerli), però Renzi ha fatto un po’ troppo il petulante e inizialmente tutto questo mi aveva infastidito. Poi però – quando ho visto la pagina sul Corrierone che pubblicizzava il sito furbetto con le indicazioni per aggirare il goffo Bersanellum – mi si è accesa una lampadina: “allora il fiorentino sta cercando veramente di vincere. Ci prova sul serio!”

Ed è ora che nel centrosinistra compaia finalmente un candidato che vuole farcela, che ha la cattiveria e l’ambizione necessaria per tentare tutto il tentabile al fine di rovesciare un pronostico sfortunato. E dopo generazioni di leader buonisti e perdenti, quasi compiaciuti di essere sostenuti da “pochi ma buoni”, finalmente qualcuno che dietro il sorriso bonario cerca di raggiungere l’obiettivo non “con ogni mezzo”, ma con i mezzi che servono, magari con qualche fallo, ma senza truccare la partita.

2. Le alleanze. Inutile girarci attorno, il partito che ha in mente Bersani è un partito a vocazione minoritaria, un partito perno di coalizioni di governo ampie e – per loro natura – contraddittorie. Contrariamente al segretario del PD sono convinto che sarebbe invece il caso di provarci a cercare di dare vita a un governo politicamente coerente e mi pare che Renzi sia di questa linea. Eppure tutti lo prendono per folle appena sostiene di non volere un governo che parte da Nichi Vendola e arriva fino a Paola Binetti. Si, proprio quella Paola Binetti, l’orrenda e crudele strega bigotta con il cilicio, contraria alla terapia del dolore anche nel caso in cui il paziente sia un bambino perché “anche ai piccoli tocca dover portare la croce del Cristo” e che pochi giorni fa – in dissenso dal proprio stesso partito, l’UdC – ha votato in modo difforme sulla legge che equipara figli legittimi e figli naturali… Ecco è con questa gente qua che faremo “il governo laico” che Bersani promette?

Il vero problema è che Bersani – in coerenza con la rispettabile tradizione cattocomunista – è convinto che il governo non debba essere tanto il luogo della decisione politica, quanto della rappresentanza. E così, si tira dentro chiunque: verdi, comunisti, postcomunisti, margherite, cattolici bigotti, laici arrabbiati, sindacalisti, imprenditori, ricchi, poveri dimenticando che l’istituzione-specchio è il Parlamento, non il consiglio dei ministri. Ed è per questa ragione che – in fondo in fondo – al PD di Bersani piace il Porcellum e l’appoggio al maggioritario alla francese è solo di maniera: piace il Porcellum perché è proporzionale e dunque tutti trovano il loro posto al Sole. Piace perché le liste bloccate consentono di rappresentare in pieno la pluralità e la complessità della politica del centrosinistra senza indebite intromissioni dell’elettorato, fedeli alla linea che le liste devono soddisfare il partito più che il cittadino-elettore. E piace perché il premio di maggioranza – l’orrendo premio di maggioranza – consente di dare una parvenza di stabilità a una maionese che alla prova dei fatti è impazzita sia a Romano Prodi, sia a Silvio Berlusconi. Matteo Renzi, invece, mi pare lontano da questa logica. Mi pare che miri a dare vita un governo che poi governi. Forse per ambizione? forse per megalomania? può darsi, ma per quanto mi riguarda non ho dubbi: basta caravanserragli, basta coalizioni verbose e inconcludenti, basta PD che dona voti e seggi a partiti alla canna del gas, solo per il gusto di vederseli ribellare contro quando entrano nelle istituzioni. Basta “compromessi storici” bonsai.

E poi – potendo scegliere – preferirei vedere al ministero del Lavoro Pietro Ichino piuttosto che il logorroico Stefano Fassina…

3. Profumo di vittoria. I dati di tutte le principali rilevazioni in circolazione – che si trovano senza problemi su internet – dimostrano un fatto incontrovertibile: Matteo Renzi probabilmente perderà al ballottaggio, ma sarebbe il leader di centrosinistra maggiormente capace di attrarre nuovi consensi, soprattutto in quelle aree – in particolare il nord – con le quali il PD non è in sintonia da almeno 20 anni. In questo mese ci è stato ripetuto fino alla nausea che “non dobbiamo eleggere il segretario del PD ma il presidente del Consiglio” e io rispondo: “appunto”. Appunto perché se l’obiettivo è arrivare primi alle politiche di primavera, allora bisogna puntare sul nome che ha più chance per ottenere questo risultato.

Io sono lontano anni luce da Renzi su molte cose, ma riconosco in lui la sola cosa realmente nuova prodotta dal centrosinistra dai giorni lontani dell’Ulivo del primo Prodi e la situazione impone di valorizzare appieno questa novità, perché non immagino nulla di peggio del candidarsi a governare la III Repubblica con la classe dirigente della I. Nel post precedente sostenevo che il blocco di potere bersaniano – Coop rosse, Cgil, Anci, pubblico impiego e apparati di partito – fosse lontano dai miei bisogni e dalle mie speranze e che non avesse in serbo nulla di buono per me e per molti come me. Ora sostengo anche che quel blocco di potere non solo è vecchio e sbagliato ma anche – temo – politicamente perdente. Perché non si pone l’obiettivo di cambiare il sistema, ma solo di rimodernarlo qua e la, con la logica del dispotismo illuminato che non è servito a impedire la Rivoluzione Francese o del riformismo gorbacioviano, che non ha impedito il crollo dell’Urss.

E’ per questa ragione che domenica andrò al ballottaggio a votare Matteo Renzi e mi dispiace che questo non venga capito da molti amici e amiche il cui livore e la cui paura sarebbero meritevoli di un migliore e diverso destinatario. Ma tant’è, a forza di essere dalla parte del torto, alla lunga ci si abitua.

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4 risposte a Re-endorsement

  1. sai cosa mi ha colpito di più?
    nella sfilata di pro-Renzi e pro-Bersani negli inutili talk show a tutte le ore, dal mattino a notte tarda, non ho visto uno dico uno dei faccioni del PD petulare per il sindaco.
    Secondo me vincerà Bersani, come da pronostico, ma anche la mia preferenza va a Renzi.
    Peccato.
    Per quanto anche Bersani sia, come persona, una buona “seconda scelta” e spero davvero che saprà aprire gli occhi davanti alla realtà che ha messo Renzi davanti al partito.

  2. sto sentendo il discorso della sconfitta di Renzi. Gran bel discorso.Renzi è abbastanza giovane da risultare una grande risorsa per il PD anche per il futuro.

  3. marckuck ha detto:

    Gionocio tu mi mandi cartoline della speranza ma io sono furente, anzi furenzi

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