L’arrabbiato

16ia5ahSono critico, lo so. Anzi, ipercritico. Brontolo parecchio, mi lamento di tante cose, sono poco indulgente. E sono arrabbiato, spesso, direi quasi sempre. Perché? Beh, innanzitutto posso dire che essere sempre scontrosi o scontenti non fa vivere bene e infatti io non vivo bene. Troppe sono le cose che mi danno fastidio, che mi urtano, che ridestano il mio acutissimo senso critico.

Va detto subito che sono molto poco indulgente con me stesso. Non mi perdono mai nulla e se faccio una cosa in modo decente riesco subito a metterci sopra una palata di fango, perché ogni cosa – per quanto ben fatta – sarebbe comunque migliorabile. Se scrivo una cosa, avrei potuto scriverla meglio. Se parlo in pubblico, avrei comunque potuto essere più efficace, se offro una cena, avrei comunque potuto cucinare in modo più curato, ecc. ecc… E questo accade quando in ogni cosa si è guardato a modelli alti, irraggiungibili… Se gioco a tennis, penso a John McEnroe, se sono in aula ho in mente la verve accademica di Umberto Eco, se scrivo di politica sogno Montanelli e se spiego diritto aleggia nella mia testa Livio Paladin, così come quando cucino mi chiedo “cosa farebbe ora mia zia Onelia?”… Con queste statuine nel mio presepe, essere soddisfatti non è mai facile e infatti, quasi mai lo sono.

Questa ricerca continua dell’eccellenza, fino a un certo punto della vita è stata uno sprone, un motore positivo. Poi è diventata una palla al piede, una scusa per non concludere le cose, un modo chic per giustificare un fastidio che brucia dentro, senza un vero perché… Ma tale vocazione critica si scontra anche con il resto del Mondo, perché troppe sono veramente le cose che non digerisco.

E così, non sopporto la sciatteria e mi indispongo se al bar chiedo un caffè lungo e arriva corto o una minerale frizzante e arriva liscia. Non perché voglia essere considerato il principe di Galles, ma perché sono stanco di gente che non sa fare il suo lavoro, qualsiasi lavoro. Di gente pigra intellettualmente, poco seria. poco attenta. Come il mio postino, che non suona mai per vedere se sono in casa ma invariabilmente mette il biglietto della raccomandata nella buca delle lettere, costringendomi poi a fare le code in posta centrale perché lui non ha voglia di schiacciare un campanello. E non c’è nulla da fare.

Non sopporto le piccole miserie, le piccole furbizie, i dispettucci gratuiti, di cui è pieno il Mondo. Non sopporto le malignità, la villania e la grettezza d’animo e quando mi imbatto, mi capita pure di farlo notare, rafforzando la fama di scostante, di urtante, talvolta di antipatico. Non sopporto il razzismo, le discriminazioni, le barzellettine sessiste, la volgarità gratuita, il cattivo gusto e la stupidità e non passa giorno senza che me ne imbatta e mi urti, cercando di dominarmi. E se non ci riesco, eccomi lì, caustico, acido o sarcastico…

E poi non ho pietà verso le mancanze di chi sta sul piedistallo. Per questo – ad esempio – ai politici o ai professori non faccio passare una: vuoi decidere per me? devi dimostrarmi che sei migliore di me. Vuoi fare il politico di professione? allora devi essere un professionista, non un ciarlatano. Vuoi sostenere una tesi? devi saperlo fare… Non mi piace chi confonde milioni con migliaia, non mi piace chi cita le date a cazzo, non mi piace chi afferma cose che non esistono… fatico a dare la mia stima e – come per mr. Darcy – una volta persa, è persa per sempre. Stimavo molto Michele Ainis, ad esempio, ma l’ho visto ospite da Augias dire due cazzate che non accetterebbe da uno dei suoi studenti solo per avere l’applauso del pubblico… E ora, poverino, dovrà remare molto per ritornare alto nella mia considerazione.

Non amo chi cerca di manipolarmi, non amo chi cerca di mettermi con le spalle al muro, farmi diventare quello che non sono o farmi essere quello che non voglio. E anche questo, mi capita spesso.

Insomma, non ho un carattere ne facile, ne leggero, ne tollerante. Ho un discreto controllo dei miei nervi e di solito il mio fastidio non traspare. Ho una buona conoscenza delle regole del vivere civile e quindi tendenzialmente so come comportarmi in pubblico. E posso anche aggiungere che talvolta, nei momenti buoni, quando abbasso gli aculei, non sono neppure una compagnia così sgradevole. Di rado, ma talvolta capita.

Nel dubbio, lasciatemi per conto mio, nel mio angolo. Non disturberò nessuno.

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4 risposte a L’arrabbiato

  1. alexsandraclaudia ha detto:

    “Fuori protetto da aculei, ma dentro semplice e raffinato come i ricci, fintamente indolenti, risolutamente solitari e terribilmente eleganti…” 🙂

  2. marckuck ha detto:

    Speriamo di non finire sotto un camioncino

  3. giovanna ha detto:

    Sottoscrivo ogni parola

  4. Paola ha detto:

    Ti vedo a casa tutto solo, seduto sulla tua bella poltrona di pelle con Uffo tra le mani e tutti e due – anzi tre contando Winston Churchill appeso alla parete – con il broncio….

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