Lettera aperta a Michele Serra

Qualche giorno fa, dopo aver ascoltato una dichiarazione di Michele Serra, ho pensato bene di mandarli una mail di garbata, ma dura critica. E poiché non ha ritenuto di rispondermi (e ci può stare, chiedere è lecito, rispondere è cortesia), voglio comunque condividere con i miei lettori il malanimo che tale dichiarazione mi aveva provocato.

Carissimo Serra, 

avevo già voglia di scriverti per criticare una tua “amaca” di inizio ottobre dedicata al concetto di merito, ma poi la pigrizia ha prevalso e ho lasciato perdere. Ma ora non riesco a esimermi dallo scrivere perché quanto hai detto ieri nella tua intervista a Repubblica mi è parso intollerabile e irresponsabile (e detto da una persona mite, che pesa le parole e considera la cortesia formale un grande valore, questi termini valgono doppio…).
 
Hai affermato di essere uno che “ha votato Bersani sapendo che fosse giusto votare Renzi” e poi hai aggiunto che questo sarebbe avvenuto anche per “difendere la tua storia, la tua cultura, la tua generazione e i tuoi sentimenti”. Avrebbero potuto esserci 100 buone ragioni per votare Bersani, ma non questa. Queste, consentimi, mi paiono le tipiche motivazioni dell’intellettuale di sinistra da caricatura (tipo quelli che vedi nel plumbeo film “lettera a un giornale della sera” di Maselli). L’intellettuale di sinistra che frequenta solo intellettuali di sinistra, non mette la cravatta ma gli piacciono i dolcevita di cachemire, non guarda la tv ma ci va, ecc. ecc. Tutto bene ovviamente, tutto lecito. Ma dimentichi una delle ragioni che per me giustificano e rendono necessario l’essere di sinistra: la compassione e l’empatia con gli altri. Nella tua ricerca narcisistica e un po’ sociopatica di essere soprattutto “coerente con te stesso” hai perso queste due caratteristiche. Non hai pensato che sostenevi un candidato che non ha nulla da dire ai giovani che vanno all’estero, a chi lavora e vive del proprio senza un sindacato del pubblico impiego che lo tutela. Un candidato e una proposta politica rivolta all’indietro, burocratica, interessata al puro potere (vivi a Bologna, sai bene cosa sia “il potere” democratico… quanto poco sia aperto al cambiamento, all’ascolto).
 
Nella tua scelta di voto per Bersani non hai messo minimamente in conto l’interesse del Paese, dei tuoi connazionali, delle generazioni future, del tuo stesso partito. Hai scelto essenzialmente in base all’idea che hai di te stesso e questo, francamente, mi pare imperdonabile. Ovviamente non mi straccio le vesti, continuerò a leggere con piacere la tua rubrica e a essere spesso d’accordo con te. Spesso ma non sempre. E magari tu – se ti avanza tempo – leggiti (pardon, tra intellettuali di sinistra si dice sempre “rileggiti”) “Perché siamo antipatici” di Luca Ricolfi… roba di qualche anno fa, ma sempre attuale.
 
cordialmente , tuo Marckuck
 
Ecco, questo è quello che volevo dire. Si poteva sostenere la scelta di Bersani o quella di Renzi con tante buone ragioni politiche e di cuore. Ma non tollero che uno dica “l’ho fatto per essere fiero di me stesso” e poi possa affermare di appartenere a una parte politica che dovrebbe porre davanti a tutto le esigenze degli altri.
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Una risposta a Lettera aperta a Michele Serra

  1. Bianca 2007 ha detto:

    Bravo Marco! A uno spocchioso intellettuale da salotto ,o da parrocchia,non si poteva scrivere che questo e…ringrazi pure Dio.Mirka

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