Campagna elettorale giorno 23. Le preferenze.

Sono 457. Se verso le 19.00 del 18 giugno 1815 Napoleone avesse avuto 457 tiratori scelti in più da utilizzare per presidiare la Haye Sainte, forse la battaglia di Waterloo sarebbe andata diversamente  e invece… Invece quando il maresciallo Ney ha chiesto “ancora un po’ di fanteria” (quasi si trattasse di una seconda fetta di torta), l’Imperatore ha risposto “e dove vuole che la prenda? vuole che la fabbrichi?”.

457 sono i candidati in corsa per il consiglio comunale di Udine, che ha solo 40 seggi. Il che significa che per ciascuno di noi – in linea teorica – la percentuale di successo è inferiore al 10% e quindi, ci sono ben più possibilità di perdere di quante non ce ne siano di vincere. Molte di più. In realtà, però, le cose sono un po’ diverse…

Ci sono infatti candidati “favoriti”, candidati il cui consenso non è in discussione e che magari inseguono il record personale delle preferenze perché può essere un viatico per l’ingresso in giunta o per un maggior peso dentro il partito di provenienza. Poi c’è la fascia centrale dei candidati, quelli che forse ce la faranno e forse no e la differenza può essere data da un pugno di voti e infine c’è la fascia bassa dei candidati, quelli che hanno accettato di correre per consentire la formazione della lista, per fare un piacere, perché serviva una donna in più o qualcuno che fosse espressione di un certo quartiere o di una certa realtà socio-economica.

Si perché le liste per una campagna elettorale comunale si fanno con lo stesso criterio degli album di figurine: “ce l’ho, ce l’ho, mi manca e devo procurarmelo”. Si cerca di coprire tutti i quartieri, si cerca di rappresentare i sessi e le fasce di età, si cerca di rappresentare ogni categoria socio-economica e quindi “hai uno studente? ci serve un commerciante… ho trovato un dipendente della provincia… lascia perdere gli insegnanti, ne abbiamo già 3”. E poi magari – a complicar le cose – nei partiti strutturati bisogna anche star dietro alle correnti o alle componenti interne. “Mi serve una donna, ma che sia renziana e che lavori nel sociale, altrimenti niente. Fosse lesbica, sarebbe perfetto”. Cose del genere, insomma…

Le liste sono microcosmi della realtà comunale, ancora più complicate e competitive di quelle per la Regione o per il Parlamento e il vero problema, in fondo, è riuscire a prevalere nella competizione più terribile: la lotta tutta domestica per la conquista delle preferenze. Per chi come me non è strutturato dentro il partito, questa è una sfida atroce. Intanto, dentro il PD – cioè il partito per il quale sono candidato – ci sono molte persone che stimo e anche persone che considero amici personali. Persone che potrei non solo aver votato, ma per le quali avrei lavorato per procurare qualche voto se solamente non fossi stato candidato io stesso e che ora, invece, devo cercare di battere, anche perché più sono loro vicino, più sono vicini i nostri rispettivi elettorati e quindi – terribile – prevale il “mors tua, vita mea“.

E poi perché se non sei un animale da consenso, non ti viene naturale sorridere, dare la mano, fare la battuta e allungare il “santino” dicendo “ricordati per il comune, sono candidato”. E mi vengono in mente tutti i consigli che io – da consulente politico – mi sforzo di dare ai miei clienti e che ora cerco di dare a me stesso ignorandoli, uno a uno: “smettila di studiare, non è un concorso pubblico”. “chiedi il voto esplicitamente, se tu per primo non credi a te stesso, come faranno a crederci gli altri?” e via elencando…

E così, quotidianamente, dovrei guardarmi allo specchio e ripetere a me stesso – parafrasando il Cicerone del post precedente – “ogni mattina, quando scendi nel foro ricorda a te stesso che sostieni il candidato sindaco migliore e nella sua coalizione il partito migliore, dentro il quale tu sei il candidato migliore“. Ma mica è semplice. Però le regole del gioco sono queste, quindi cari candidati vicini e lontani, non illudetevi di avere molto tempo per la battaglia delle idee, per parlare di progetti o magari di sogni… questo dura poco, poi – passati alcuni giorni – in ogni persona che incontri ti sorgerà la domanda “ma questo, il 21, chi voterà? e se magari vuole votare me, siamo sicuri che non sbaglierà scheda, partito o cognome?

E la tua passeggiata elettorale ti riporta a casa, spesso più incerto, ansioso e preoccupato di quanto non fossi appena qualche ora prima, quando pieno di entusiasmo e fiducia nel futuro riponevi nella tracolla un mucchietto di santini dai quali, occhieggiante e sorridente, sembri promettere un futuro migliore a chiunque voglia credere in te, almeno un pochino…

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3 risposte a Campagna elettorale giorno 23. Le preferenze.

  1. Giorgio Jannis ha detto:

    bravo

  2. marckuck ha detto:

    E’ vero 🙂 almeno 2/3 della nostra lista è fatta di gente che conosco e che stimo, o che ho conosciuto e iniziato a stimare in questa occasione…

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