Liberazione a Media World

Oggi è il 25 aprile e si festeggia qualcosa, cosa non si sa.

Beppe Grillo ha fatto la sua solita sparata ignorante e iconoclasta dicendo che la festa della Liberazione è morta e tutti i partiti “democratici” lo hanno bastonato, com’era prevedibile e certo anche giusto. Ora, la mia lontananza assoluta e incolmabile dal grillismo – questo impasto di narcisismo, interessi economici oscuri, populismo, millenarismo e weblatria – è nota ai lettori di questo blog, ma non per questo devo essere obbligato a dare torto allo “psicocomico” ogni volta che apre (anzi, per la verità spalanca) la bocca.

25_20_bso_f1_423_a_resize_526_394Il 25 aprile è morto, morto da tempo, anche se molta gente perbene si riversa in piazza felice, a vedere la banda, godersi il Sole e sentire discorsi di Alta Retorica. Ma le virtù civiche di questa festa che dovrebbe essere una festa “unificante” dove sono? Chi le incarna? La commozione dei pochi partigiani ancora in vita è sincera, perché raccontano di cose accadute loro e di atti di coraggio e di assunzione di responsabilità frutto di un’Italia più arretrata, più semplice, meno scolarizzata, ma anche con un senso del decoro e dell’onore incomparabilmente più forti. Ma gli altri?

La destra politica odia il 25 aprile, questo è noto e il suo leader eterno e inamovibile non ha mai trovato una frase o un minuto per celebrarne il ricordo, tranne nel 2009 quando fece un discorsino decoroso tra le macerie dell’Abruzzo, nell’imminenza della campagna elettorale europea. La sinistra “istituzionale” celebra ma non ci crede. Uccide il significato dell’antifascismo e della libertà con una colata di retorica che sembra nobile e ispirata ma che – notoriamente – è l’ultimo rifugio dei cinici e dei senzacuore, perché quando si vuole annientare il valore di un principio, la denigrazione è molto meno efficace del soffocamento indotto dall’abuso di parole che cominciano con la lettera maiuscola (Patria, Onore, Dio, Libertà, Nazione, Antifascismo, Liberazione, Unità, Democrazia… ciascuno si scelga il proprio cocktail…).

E questo per tacer della c.d. “sinistra antagonista”, quell’urticante frullato di infantilismo ed estremismo portato a credere che la Resistenza e la Liberazione non siano un patrimonio “di tutti”, ma di una parte minimale di purissimi che urlano e strillano ogni anno per qualcosa di diverso (la Tav, la Casta, l’inciucio…), talvolta supportati dai Marat e dagli Hebert da salotto che popolano il sistema dei media (penso ad esempio a PaoloFlores, marchese d’Arcais che anche oggi ha perso una bella occasione per star zitto). Gente che confonde la lotta politica quotidiana con i valori fondanti della Repubblica e ha una concezione proprietaria di una vicenda politica che fu assolutamente trasversale. Se invece di vestirsi di nero, mettersi la kefiah e dire sciocchezze studiassero qualche libro di storia vero (senza passar la giornata su siti di “storia alternativa”), magari capirebbero qualcosa di più del 25 aprile e lo rispetterebbero, non mortificandolo con urla, schiamazzi e fischi fuori luogo.

Ma politica a parte, la morte del 25 aprile (ma – per certi versi – anche del Natale, della Pasqua o del 2 giugno) è data dalla totale perdita di partecipazione emotiva vera da parte della gente comune. Che confonde le ricorrenze con le feste e le feste con lo svago, mai con la meditazione. E’ un ponte, una domenica infrasettimanale. Intendiamoci, questo non è un problema solo italiano e – chi lo sa – magari non è neppure un problema (in fondo, Liberazione significa anche diritto di fare un po’ quello che si vuole) e sono io che come al solito vedo le cose con eccessiva severità e rigore.

Però dopo esser stato a pranzo a casa dei miei genitori, sulla via del ritorno ho visto “MediaWorld” aperto e ho pensato “ma che cavolo, è il 25 aprile, cosa aprono a fare? non hanno rispetto”. Però avevano ragione loro, le auto parcheggiate erano parecchie e quindi le persone che – pari a me – vivevano come un vilipendio l’apertura del negozio erano probabilmente una minoranza.

Ma questo è il mio posto nel mondo: essere parte di una minoranza eccentrica, severa nei principi, sobria nei modi, costretta a vivere tra gli schiamazzi di un eterno carnevale pieno di finta allegria, dove nulla è veramente preso sul serio e tutto può costantemente essere ridiscusso e negoziato… Pertanto, non facciamoci il sangue amaro e lanciamo il nostro “Viva la Resistenza, Viva la Repubblica, Viva l’Italia” come fosse un messaggio in bottiglia.

Qualcuno, da qualche parte, lo raccoglierà…

 

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