Dentro l’ignoto…

Ogni anno, quando arriva l’estate, la tv si popola di documentari, film o notizie riguardanti gli squali e le loro mille brutalità. E – come ogni anno – io cerco di non perdermi neppure un fotogramma, per il gusto un po’ perverso di ritrovarmi atterrito sul divano a immaginare come deve essere finire tra le fauci senza cuore del “mostro”…

Oceans_wallpapers_473Di regola, non sono una persona paurosa e ci sono stati momenti nella mia vita in cui ho dimostrato di saper reagire con nervi saldi e con freddezza alle difficoltà o ai pericoli, anche improvvisi, ma gli squali, caspita, per gli squali faccio un’eccezione: ho un terrore vero e cieco e non c’è stata volta – almeno negli ultimi 30 anni – che entrando in acqua non abbia pensato “speriamo di non finire nelle fauci di uno squalo”.

Ricordo perfettamente quando l’idea dello sbranamento si è fatta largo per la prima volta nella mia mente. Avevo 12-13 anni e con la nonna ero andato a vedere “Lo Squalo 2” in un cinemino di seconda visione di Udine. Si trattava di un sequel decoroso del notissimo e splendido Jaws, di Steven Spielberg, un film ancora guardabile prima degli orrori dei 2 successivi, il n. 3 e il n. 4, autentici capolavori di umorismo involontario e paure di cartapesta mal dipinta, con trame del tutto improponibili e nessuna attinenza con il reale comportamento degli squali, quelli veri.

La nonna rideva con le lacrime guardando lo squalo che ogni tanto tirava fuori la testa dall’acqua e mangiava un velista, così come nell’ora dell’happy hour si mangia un’oliva o un salatino, tra una chiacchiera e l’altra e invariabilmente commentava “viot, ce cjastrons!” e – ovviamente – tifava per lo squalo, avendo sempre avuto una scarsa pazienza verso la stupidità umana. Io invece ero inchiodato alla poltroncina, atterrito, convinto che tutto quello che vedevo avrebbe potuto capitare anche a me, appena uscito dal cinema, sul marciapiede. Gnam!

Da allora mi sono interessato a conoscere e capire questi terrificanti predatori – sempre a distanza, si intende – e ho maturato un rapporto di amore/odio. Entro in acqua spaventato, ma una parte di me spera in un incontro ravvicinato, una cosa del tipo il mostro passa, mi fissa, io congelo di paura e poi lui se ne va, lasciandomi intero, nella certezza che il divorarmi provocherebbe un eccesso di colesterolo insano per il suo dinamico organismo. Quante volte da ragazzo mi sono avventurato in pedalò o in canoa (pessima idea) al largo, oltre le boe, sperando di vedere qualcosa? un’infinità…

In realtà ci speri e non ci speri. Ti tuffi al largo, in solitudine, confidando che non accada nulla ma quando risali a bordo sano e salvo ti accorgi di percepire anche un po’ di delusione. Eppure sai che da qualche parte il Mostro esiste ed è in agguato. E quindi leggi e rileggi i casi più drammatici… leggi di quando in Croazia – nel 2005 o 2006 – venne pescato un Grande Bianco di quasi 6 metri a soli 2 km dalla costa… leggi che l’ultimo attacco in Italia è avvenuto a 20 metri dalla riva, in zona Portofino, quando un altro Bianco azzannò un kayak e decise che non era di suo gusto, lasciando la poveretta che lo pilotava attonita e incolume. E leggi che – ad esempio – la sventurata turista tedesca uccisa a Sharm ek Sheik un paio d’anni fa è stata azzannata da un Longimanus (sono terribili, rissosissimi) in un metro d’acqua, nella spiaggetta privata dell’hotel.

Insomma, quali che siano le presunte “regole” codificate, quale che sia il pacchetto di precauzioni che si prendono, quali che siano le convinzioni sulla sicurezza delle acque in realtà, quando si entra non si sa mai quello che può accadere. E questo porta al senso di paura, al senso di insicurezza che mi impedisce di nuotare sereno, che mi porta a guardarmi frequentemente attorno, che non mi fa mai realmente rilassare. Ed è una paura del tutto irrazionale… So bene che è molto più probabile che io possa morire tra un’ora, quando andrò a fare la spesa al supermercato, in un banale incidente all’incrocio. So bene che la morte colpito da un fulmine è molto più frequente (6 volte più probabile) di quella da squalo. So bene che in un anno le persone uccise dal proprio cane sono assai di più di quelle sbranate in acqua… Eppure…

shrk-taiwan-heinrichs-finning-212401-Original-RCE inoltre so bene che siamo noi i criminali. Che per ogni essere umano ucciso, ci sono 150.000.000 milioni di squali pescati, spesso solo per paura, per tronfio orgoglio o – peggio ancora – vittime del “finning“, la barbara usanza orientale di pescare l’animale, amputarlo della pinna dorsale e rigettarlo in acqua a morire, per fare la zuppetta che – pare – possa aumentare l’efficienza dei cazzetti piccoli, stressati e pigri dell’omino medio dell’Estremo Oriente.

Però la paura rimane. E se la paura non esistesse, non ci sarebbe neppure il coraggio. Non ci sarebbe il gusto della scoperta, del mistero, del rischio. Ed è per questa ragione che la paura dello Squalo non mi impedirà mai di entrare in acqua ed è per questo che continuo a tifare per lui, per la sua sopravvivenza in questo mondo bislacco, perché un mare fatto solo di bagnanti e pedalò sarebbe forse molto sicuro, ma orribile, tristissimo.

E perché sono anche convinto che sono le paure che ognuno di noi ha – anche quando irrazionali – come il buio, i luoghi chiusi, i ragni, i serpenti ecc. ecc. non siano altro che un indispensabile termine di paragone di quello che siamo, quello che temiamo e quello che vorremmo essere. Le paure ci tengono vivi, vigili e attivi e senza di esse non saremmo nulla, perché è la paura che ci fa crescere. La sicurezza ci da solo una compiaciuta e pigra inattività.

E allora, ben venga quella pinna grigia che sporge dall’acqua rapida e rapidamente scompare nel buio, nell’ignoto, nel profondo.

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13 risposte a Dentro l’ignoto…

  1. Paola ha detto:

    non vorrei rovinare questo bel post, così poetico, con un finale alla Hemingway, il vecchio e il mare e via dicendo….ma ti vorrei ricordare che l’unico rischio che puoi correre a lignano è che ti venga un crampo a forza di camminare per raggiungere un punto in cui l’acqua è più alta del girovita….

  2. marckuck ha detto:

    ahahahahahah sottovaluti gli spinaroli, piccoli e mordaci, come chihuahua 🙂

  3. marckuck ha detto:

    Comunque – scherzi a parte – a lignano è improbabile, in Croazia meno… il mare dove l’acqua diventa subito profonda (tipo il Tirreno) è potenzialmente insidioso

  4. Paola ha detto:

    e in grecia? visto che vado a creta in settembre non vorrei trovarmi con qualche arto di meno….

  5. marckuck ha detto:

    Entra, entra in mare bambina… vieeeeni vieeeeni, su, senza paura, che ci sono qua io 🙂

  6. Bianca 2007 ha detto:

    Che bello! Non per lo squalo ma su certe cose faccio anch’io così.Più c’è il rischio più la paura mi prende più l’affronto sfidandola e sfidandomi. E alla fine rido con le lacrime agli occhi come faceva la tua nonnina e tutto il mio corpo mi urla,in silenzio,che solo il cuore si sente,”Ce lo fatta! Ce lo fatta! Evvai che sono bravai! Ciao campione,Mirka

  7. “una cosa del tipo il mostro passa, mi fissa, io congelo di paura e poi lui se ne va, lasciandomi intero”, più che congelarmi io avrei un grave problema di diuresi.

  8. Lo Squalo è del 1975. [da IMDB: Release Date: 27 December 1975 (Italy)].

    Possibile avere avuto 12-13 anni allora?

    Possibile che a quell’epoca non abbiano messo una restrizione di età alla visione della pellicola?

    Possibile che la memoria sia cedevole? Ops! Magari è solo la dannata afa di questi giorni.

    Di sicuro solo la nonna poteva trovarsi seduta sulla poltroncine di quella sala, a meno che il diletto nipote Marckuck non dimostrasse di avere più anni: portavi già pizzetto e pipa di ordinanza nei tuoi non-12 e non-13 anni? 😉

  9. marckuck ha detto:

    Il post parla de “Lo Squalo 2”, che è del 1978 (avevo compiuto 11 anni) e lo vedemmo in un cinema di II visione (il Manzoni, di Paderno, non so se ricordi). La nonna abitò con noi fino al 1981, poi si trasferì da un’altra figlia che aveva comprato una casa enorme, molto più della nostra…

  10. ops, errore mio. questa dannata afa che mi fa leggere distrattamente… 😉 PARDON.

  11. marckuck ha detto:

    Fai un bagnetto nel Pacifico 😉

  12. ho espiato rivedendo sia Lo Squalo che Lo Squalo 2 in questo afoso finesettimana. Ovviamente molto bello il film di Spielberg, dove ogni sequenza è necessaria e il crescendo wagneriano, mentre il sequel si trascina noiosamente e forzatamente fino all’elettroshock finale… aveva ragione nonna: “viot, ce cjastrons!”.

  13. marckuck ha detto:

    eh non c’è paragone… il pathos e l’ansia del primo con il facile happy hour del secondo. E lasciam perdere l’assurdità del III e del IV…

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