Il buio digitale

“Bip Bip Bip”, il classico suono di un sms in arrivo. Sbuffo, allungo il braccio per prendere il cellulare e vedere chi interrompe la mia visione de “La Notte dei Generali” (storia di un generale di Panzerdivision delle Waffen-SS che è pure un serial killer… tanto per non farsi mancare nulla).

Faccio scorrere il polpastrello sullo schermo, apro il messaggio, l’occhio fa appena in tempo a cadermi sul mittente che il cellulare si spegne. Puff. E non si è più riacceso. Il cellulare non era scarico. Non è caduto. Non è vecchio (anzi, meno di 2 mesi…). Non è successo nulla, si è spento e basta. E ora è solo una specie di costosa piastrella del bagno.

Il cellulare è un Iphone 5 e quindi non è ipotizzabile l’estrazione della sim e il trasferimento su un altro cellulare “di emergenza” perché la visione delle cose della Apple è di totale chiusura verso il mondo esterno. E’ una costosa e raffinata Corea del Nord ultratecnologica, dove nulla entra o esce senza autorizzazione, tutto è bloccato, misterioso e impersonale ed esiste un culto fanatico e abbastanza ridicolo per il Caro Fondatore Morto.

E quindi, da ieri sono in silenzio. Socialmente un sordomuto. Ed è la prima volta dalla metà degli anni ’90 e questo mi consente di capire l’impatto che la rivoluzione digitale ha avuto sulla mia vita… Un impatto enorme, superiore a qualsiasi altra innovazione occorsami dal 1967 ad oggi se l’assenza di un piccolo elettrodomestico mi genera ansia, preoccupazione, senso di impotenza.

Eppure per oltre metà della mia vita ho vissuto senza internet, senza pc, senza cellulare. Sono cambiato io o sono cambiati i miei bisogni? Sono diventato più fragile? o più solo? o solamente più superficiale e vanesio? Neppure quando ho distrutto l’auto (che costa più di un cellulare, per inciso) ero così spaesato e allora non ho sentito il bisogno di informare tutti e tanto meno di farci un post sopra.

Dovrei prenderla con filosofia, preoccuparmi di leggere, di scrivere qualcosa, di rilassarmi in qualche modo, sdrammatizzando e pensando che in fondo il telefono di casa funziona e posso sempre usarlo per chiamare chi mi vuole bene (o anche chi NON mi vuole bene, ma quelli, perché mai chiamarli?) e invece son qua che penso solo a martedì, quando porterò la piastrella nera in assistenza e solo Dio sa quanto tempo la terranno e sopratutto sperando che non si perdano i dati contenuti all’interno.

Ho raccontato l’accaduto a mia mamma oggi (chiamandola al telefono fisso, ahimè…) e lei – ovviamente – mi ha detto che “non è la morte di nessuno” ed io ho replicato: “non capisci: c’è la mia vita la dentro”. Mamma ha fatto una pausa e poi ha detto: “spero la tua vita sia un po’ più interessante di un telefono”.

Ha ragione. Lo spero anche io.

 

 

 

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4 risposte a Il buio digitale

  1. Marco Rossi ha detto:

    quando ero ragazzino, intendo metà anni Novanta, si chiamava a casa degli amici. Se non c’erano qualcuno ti rispondeva “non c’è, è uscito”, e tu ti rassegnavi con un “ah ok, lo richiamo DOMANI”.
    Oggi se proprio proprio sei attendista, lo richiami dopo 5 minuti, altrimenti inizi subito compulsivamente a mandargli un sms, un messaggio su fb (ti ho mandato un sms, leggilo!) e poi magari una email (ti ho mandato un messaggio su fb, leggilo!).
    Forse siamo solo un po’ stressati

  2. Bianca 2007 ha detto:

    E’ capitato anche a me. Terribile averne piena coscienza di questa paurosa dipendenza che impedisce la vera autonomia d’essere e al di là di ogni altra cosa-
    Un caro abbraccio ,Mirka

  3. heuresabbatique ha detto:

    ti ho nominato versatile blogger award, vieni a scoprire di più sul mio blog:http://heuresabbatique.wordpress.com/2013/10/15/il-versatile-blogger-award/

  4. gionocio ha detto:

    se quelli della Apple non riescono a recuperare i tuoi dati, puoi sempre rivolgerti al loro servizio nazionale noto come NSA, forse hanno il tuo backup.

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