Il particolare e la lezione dello “stacco”…

Il Salotto di Marckuck (also known as “Cinema, Cibi, Canzoni e Chiacchiere”) compie 8 anni. Che non sono pochi considerata la velocità con la quale il Web brucia i propri idoli… 1449 post e 25225 commenti. Certo, non tutti i post sono venuti bene (alcuni fanno francamente schifo, ma altri sono proprio bellini…) e non tutti i commenti sono stati intelligenti e appropriati (ma almeno, nel passato, chi leggeva commentava… il che era bello, molto bello). E non sono neanche riuscito a rispettare del tutto l’impegno preso in occasione del mio primo post, il 13 novembre 2005.

Volevo infatti farne un blog leggero, simpatico. Ma questi anni sono stati tutto meno che leggeri e simpatici. Il Paese che frana, la crisi economica che non finisce mai, il senso percepibile del declino senza ritorno… Per citare La Pazzia di Re Giorgio, “io mi sforzo di rimanere languido ma è difficile essere languidi quando il trono d’Inghilterra è in gioco”. Così, tanto per non prendersi sul serio.  E quindi, nel corso del tempo, gli argomenti si sono fatti più pedanti, più foschi e solo di tanto in tanto riappare quella leggerezza, quella piacevolezza che doveva essere la cifra distintiva del Salotto. Un momento di rilassatezza forse un po’ trombona…

Di una cosa però vado fiero. Ed è la precisione, la cura del dettaglio. Spesso mi scappano errori di battitura, spesso dimentico lungo la strada accenti, apostrofi o rimangono virgole e punti agganciati al cielo, senza un vero perché. Però sono sicuro di non aver mai scritto una cosa falsa. Ogni data è verificata. Ogni cifra ricontrollata. Ogni riferimento storico, giuridico, musicale, letterario o cinematografico è supportato dalla citazione delle fonti o da una puntuale ricerca precedente e penso di poter affermare che non di rado il livello di precisione dei miei post è superiore a non poche tesi di laurea che ho dovuto leggere.

Eppure non sono soddisfatto. Non lo sono mai, di nulla. Mi sembra che tutto possa sempre e comunque essere fatto meglio. E nulla è più complicato delle cose semplici. Per questa ragione, mentre riflettevo sul senso del blog, mi è tornato in mente un post del dicembre 2005. Un post che poneva sotto il riflettore i Pink Floyd.

Che c’entrano i Pink Floyd? c’entrano, perché le cose di qualità c’entrano sempre. Possono piacere o non piacere (e a me piacciono tanto), ma una cosa non è mai stata messa in discussione da nessuno: la costante, spasmodica e maniacale cura nella qualità dei suoni, dell’impatto visivo in concerto, del packaging di cd e dvd e via elencando. La conferma si ricava dal dvd “Live 8”, che propone le fasi salienti del megaconcertone 2 luglio 2005. Tante le cose di livello medio-alto viste durante le 10 ore di quella giornata, ma tra le più rilevanti la riunione dei Pink Floyd dopo 26 anni di rancori, musi lunghi e risentimenti spessi come la Muraglia Cinese.

Il dvd numero 3 presenta l’intera – eccellente – performance (con tanto di maiali di nuovo in volo!), mentre nel 4 c’è un breve momento del lavoro in studio, preparatorio al concerto. Si sta provando “Wish you were here“, uno dei pezzi più amati del gruppo. Che probabilmente hanno suonato centinaia (migliaia?) di volte, dal 1975 ad oggi. Verso la fine della canzone si pone il problema se sia o meno necessario sfumare con i piatti di batteria, o se vada fatto uno stacco più netto… Conciliabolo tra il batterista (Nick Mason) e i due geni egocentrici: Roger Waters e Dave Gilmour. “Bisogna fare così!” “No, l’abbiamo sempre fatta diversa”, “prova a farmi sentire il fruscio dei piatti”, “rifai la chiusura di chitarra” e via per minuti.

Il bello è che nessuno dei 500.000 ad Hyde Park si sarebbe potuto accorgere, tra applausi, canti e clamore, se in quella frazione di secondo fosse meglio o peggio sentire uno stacco netto. Anzi, forse non sarebbe importato a nessuno al mondo se a chiudere “Wish you were here” ci fosse stato un sottofondo di piatti in più o in meno. A nessuno, tranne che a loro. A loro, che non devono dimostrare nulla, ma ciò nonostante vogliono che il lavoro risulti assolutamente e pienamente perfetto, sempre e comunque.

Forse, allora, anche quando non serve, serietà è il giusto stacco che si impone alle canzoni così come alle cose. Ed è una lezione che mi sforzo di fare mia, anche se ci riesco solo di tanto in tanto…

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in Cose di giornata, Musica, Pioggia di note, Vicende del salotto e contrassegnata con , , , . Contrassegna il permalink.

7 risposte a Il particolare e la lezione dello “stacco”…

  1. Roberta ha detto:

    Lo so, non commento quasi mai, ma posso dire che leggo sempre volentieri quello che scrivi, anche quando parli di storia (che non è mai stata la mia passione)

  2. marckuck ha detto:

    Roberta lo so… tu e Paola siete sempre state mie sostenitrici, fin dai primi giorni.
    Alby, grazie (auguri spontanei, vero?)

  3. gionocio ha detto:

    auguri auguri auguri, allora.

  4. paola ha detto:

    Sei sempre il mio politologo preferito 🙂 anche se mi piacerebbe leggere più post di cinema e cibi

  5. ciocco ha detto:

    già tutto cambia, anche il tuo blog, ora sembra manifesto politico e questo è peccato

  6. marckuck ha detto:

    Hai ragione Roy, tutti cambiamo, non necessariamente in meglio. Questo blog nel passato era più vitale, più vivace, più ottimista. Come lo ero io.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...