Everybody loves somebody, sometime…

Le festività natalizie sono finalmente terminate. Chi – come me – non ha ricevuto il “dono della Fede” si vede precluso tutto l’aspetto religioso della questione e quindi quello che dovrebbe rimanere è lo “spirito” di letizia e vicinanza con le persone care. Ma anche questo, con l’andare degli anni, diventa più insipido, considerato che molte delle persone che rendevano felice il Natale negli anni dell’infanzia oggi non ci sono più, così come non c’è più quel senso di serenità e di sconfinata gioia che veniva dalle vacanze, dai regali, dal freddo esterno e dal fuoco acceso all’interno… Insomma, il Natale e le feste ad esso collegate vanno bene per i bambini e per i credenti e quando smetti di essere nella prima categoria e realizzi che non fai parte della seconda beh, allora sono solo giorni che ti scombussolano il calendario, ti fanno mangiare troppo e ti costringono a sopportare una sconfinata dose di miele di cattiva qualità grondante dai siti internet, dagli schermi televisivi e dalle stazioni radio…

alicePerò alcune cose piacevoli sono comunque successe, particolarmente nelle giornate comprese tra Santo Stefano e San Silvestro. La prima è stata l’ora del tè da Paolotta. Confesso che non è frequente per me meravigliarmi, tanto meno a tavola. Eppure quel pomeriggio del 27 mi sono meravigliato, sul serio… Ero convinto di trovarmi di fronte a una tazza di tè con magari un po’ di panettone, così per il gusto della chiacchiera e del frequentarsi un po’, nella gradevolezza del contesto ma senza particolari pretese, in linea con una giornata non festiva in mezzo alle feste. E invece, quale errore, Paolotta dopo 27 anni riesce ancora a sorprendermi…

Per la prima volta in vita mia, infatti, ho avuto un’ora del tè all’altezza della più pura tradizione britannica… una tavola imbandita con le porcellane migliori, un vassoio colmo di sconnes fatti in casa (deliziosi) da farcire con una crema altamente calorica e di straordinaria bontà, preparata non ho ben capito come (e certo, non è il caso che mi rimetta a farla pure io…) e da accompagnare con marmellata di fragole. Oltre agli scoones però – per mantenere l’alternanza dolce-salato – sono comparsi pure i sandwiches al cetriolo, gli stessi che mancavano nel vassoio di lady Bracknell, solo resi più commestibili con qualche “ritocco” italiano (l’accoppiata cetriolo-salmone funziona, non pensavo…). E la piacevolezza della conversazione, tra la seconda e la terza tazza di tè con il divertimento di affettare, spalmare e dire malignità, che scaldano tanto il cuore quando tutt’attorno ci sono solo dolcezza e buoni propositi immancabilmente ignorati.

La seconda cosa piacevole è stata collegata alla serata del 30. Indegno come sono, fui invitato al compleanno di Gianni e in quell’occasione il Festeggiato accennava alla sua Corte sulla possibilità che nel 2014 si potrà far uscire dalla tomba nientemeno che Bing Crosby, il che ha portato la conversazione sulle grandi voci della musica americana degli anni ’50 e ’60. E io ho tirato in ballo Dean Martin, e questo mi ha dato una buona scusa per dedicare un po’ di tempo nei giorni seguenti a risentire/rivedere alcune perle di questo grande interprete.

Non tutto il repertorio musicale di Dean Martin mi fa impazzire, se devo essere onesto, così come alcune speculazioni tombarole sul suo nome mi hanno un po’ infastidito (ad esempio l’album Forever Cool del 2007, in cui si fa duettare il Caro Estinto addirittura con Tiziano Ferro, il che è tutto dire…). Non so per quali ragioni Dean Martin nella sua carriera si sia prestato a film o spettacoli non sempre all’altezza del suo talento, forse perché – per dirla con Jerry Lewis, suo partner storico per anni – “non si è mai realmente reso conto di quanto fosse bravo”.

Però sempre, anche nelle condizioni più impensate, emergeva il suo tono di voce caldo e vellutato, il fraseggio perfetto e il modo di fare autoironico e un po’ “impunito” che tanto ha contribuito al suo fascino personale… Come in questo video, dove il Nostro, dopo aver scherzato sulla sua eccessiva passione per l’alcool (anche se in realtà pare che quello che beveva on stage non fosse whisky, ma succo di mela…), fa facili giochi di parole tra “power” e “shower”. Ma quando (minuto 2.05″) inizia a cantare, mamma mia, come cambia tutto, come la voce diventa diversa, come l’atmosfera si fa più soft e come emerge – purissimo – un talento sconfinato… Un talento che gli consente di fare tutto, tranne una cosa: rovinare la canzone, perché per quanto ci provi facendo lo sciocco, rimane splendida e cantata in modo esemplare.

E così, con queste note lontane, inizia l’anno n. 9 del nostro salotto, come si conviene, con “Cinema, Cibi, Canzoni e Chiacchiere”… buon 2014 a tutti.

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4 risposte a Everybody loves somebody, sometime…

  1. simonedulio ha detto:

    Bene! ma qui nel nordovest volevamo sapere di Amleto…

  2. marckuck ha detto:

    Lol Simone, su Amleto stendiamo non un velo, ma una lastra di tungsteno 🙂

  3. Paola ha detto:

    è stato davvero un piacevolissimo pomeriggio, con due ospiti all’altezza della situazione.
    grazie anche al moroso che, quando mi do all’arte culinria, passa dietro di me con la stessa perizia e competenza di una squadra della protezione civile dopo il passaggio di un tifone 🙂

  4. Bianca 2007 ha detto:

    Ti si legge sempre con piacere e si condivide…ne approfitto per lasciarti gli AUGURI di un buon tutto incluso il familiare rientro di orario. Bianca 2007 (fulvia)

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