La giornata dei garofani…

I miei genitori mi piombano in casa che sono ancora in mutande (il che, da molti anni, non è più tutto questo bel vedere) e mia mamma – in sfolgorante tailleur rosso di Valentino – mi dice “ti piace? in onore di voi comunisti” (cioè papà ed io). Poi mi lancia una polo e mi dice “hai un minuto”. E così, il giorno della Libertà inizia con un atto autoritario. Ma non ho fiatato e – vuolsi così cola dove si puote ciò che si vole – non in un minuto ma comunque in meno di 10 ero in strada, pronto per celebrare “la Liberazione”.

basaldellaPer ragioni di piccineria morale e culturale, da noi il dato “oggettivo” della faccenda non è per nulla condiviso. Eppure è tutto così chiaro, riassumiamo:

  1. L’Italia nel 1940 entra in guerra senza una vera ragione, alleata con la Germania Nazista;
  2. La guerra la perdiamo su tutti i fronti. Il regime fascista non solo era autoritario e repressivo, ma pure particolarmente cialtrone e sono bastate poche settimane di botti per far franare 20 anni di retorica militarista e vederci boccheggiare ovunque, dalla Francia all’Etiopia, per tacer delle figure barbine in Grecia e dell’inenarrabile tragedia in Russia;
  3. Quando il regime cade e viene ottenuto l’armistizio, il Paese è invaso dai tedeschi che insediano un governo collaborazionista privo di legittimità interna e internazionale e qualsivoglia potere politico o militare autonomo;
  4. L’occupazione nazista si regge sul terrore, la persecuzione razziale e la violenza cieca e spesso gratuita;
  5. Dopo 20 mesi di violenza e distruzione, le forze armate alleate con il supporto di quello che rimane del Regio Esercito e di circa 300.000 volontari, uomini e donne di ogni colore politico (dai monarchici ai comunisti) ricacciano oltre il Brennero le divisioni naziste ormai a tocchi. L’insurrezione generale nelle grandi città del nord avviene a fine aprile, Milano e Torino sono libere il 25 aprile, ecco spiegata la data.

C’è qualcosa di inesatto in quello che ho scritto? Certo, so bene che ci sono integrazioni e interpretazioni sul fenomeno storico della Resistenza (la “doppia guerra” dei comunisti… le vendette successive… certi rapporti ambigui tra servizi segreti alleati e la parte più moderata della Resistenza… una analisi non manichea delle ragioni dei volontari di Salò…) ma il dato definitivo è uno: il 25 aprile si ricorda la cacciata dei nazisti dal territorio nazionale e non si entra nel merito di quanto accaduto dopo.

E quindi, a chi nega il valore di questa data, chiedo: preferivate che vincessero gli altri? era meglio – per l’Italia, per l’Europa e per il Mondo – una vittoria delle forze dell’Asse? un Europa governata dal “Nuovo Ordine” nazista? Ogni fenomeno storico è suscettibile di riletture, revisioni e porta con sé zone d’ombra, ma non per questo si deve perdere di vista lo scenario generale. I Francesi celebrano il 14 luglio 1789 ma esiste comunque una visione critica di molti momenti della Rivoluzione Francese (i “massacri di settembre” 1792, ad esempio), così come anche la stragrande maggioranza degli afroamericani celebra il 4 luglio negli Stati Uniti, pur sapendo che per gli schiavi di colore non cambiò praticamente nulla con il passaggio dal governo di re Giorgio a quello di Washington. Perché ogni tanto – così come nella vita delle persone – anche in quella più lunga dei Paesi è necessario fermarsi, mettere un punto fermo sul quale tutti sono d’accordo e proseguire.

Noi non siamo capaci di farlo e il 25 aprile – più di ogni data della nostra storia – è divisivo invece di essere coesivo. Ci ha messo molto il passaggio da I a II Repubblica, con il Berlusconi che per 15 anni ha palesemente ignorato la data, ostentando il suo “faccio altro” dal 1994 al 2009. Con gente come Gasparri sempre pronta a tirar fuori piazzale Loreto, le Foibe, Stalin ecc. ecc. in un tentativo inutile e infantile di dire “siamo tutti nelle fogne” o straccioni come Borghezio, con frasettine da camicia bruna sui negri, gli ebrei, i terroni e via elencando. E – come contraltare – la sinistra che ha utilizzato spesso il 25 aprile come arma contro il governo (io stesso ci sono caduto e non di rado…) , come se fosse “cosa sua”, come se non si potesse essere contemporaneamente antifascisti e di centrodestra.

E in questi anni la piazza è spesso diventata sgradevole. Fischi di Rifondazione a una medaglia d’oro della Resistenza (Paola Del Din, 2005) colpevole solo di non essere mai stata comunista. Fischi ai sindaci e alle amministrazioni di centrodestra per il solo fatto di farsi vedere in piazza e oggi inutili bandiere dei No-Tav o degli Anarchici, nel tentativo imbecille di accomunare un’opera pubblica discussa e discutibile alla lotta contro un regime totalitario. Un tentativo di far credere che il 25 aprile non sia “la festa di tutti” (compreso di chi se ne sta a casa a fare i fatti suoi), come scrivevo un anno fa: “Gente che confonde la lotta politica quotidiana con i valori fondanti della Repubblica e ha una concezione proprietaria di una vicenda politica che fu assolutamente trasversale.”

Guardo gli estremisti idioti, i negozi inutilmente aperti, penso alle polemiche stupide e gratuite (l’ultima – di quel teppista di Grillo – sulla Shoah, buttata anche questa nel tritacarne della politica quotidiana per tirar su un pugno di voti di imbecilli in più), ai luoghi comuni e alla retorica, ai post che ho scritto in questi anni e penso “magari potremmo anche finirla con questa finzione. Questa festa dice poco o nulla alla maggioranza degli italiani”.

Però poi mi ricordo che dice molto a me. Mi ricordo dell’infanzia, di quando si andava alla manifestazione con il nonno partigiano e il suo fazzoletto rosso attorno al collo. Quando la tv trasmetteva documentari e film a tema (da quanti anni non si trasmette – ad esempio – Roma Città Aperta, o anche solo La Notte di San Lorenzo?). Oggi invece il presunto “servizio pubblico” sta trasmettendo un interminabile Talent show in cui tutti piangono (è una valle di lacrime) e non sanno neppure perché…

E penso che è giusto che la festa continui a esistere, per quelle persone perbene, quelle belle famiglie che – come la mia – ci credono ancora. Come la famiglia di Nalisa, con lei che oggi mi ha conservato un garofano rosso di quelli lanciati dalla finestra di via Poscolle e il suo cucciolo più piccolo – Cosimo – che ha intonato “Bella Ciao” con il cipiglio e l’assenza di filtri che solo i suoi impavidi 4 anni possono dare…

E penso alla ridicola, stupida polemica attorno a “Bella Ciao” inventata dalla Prefettura di Pordenone che è servita solo a gettare discredito a tale, onorata e ottocentesca istituzione nonché a me di apprezzare le doti canore dell’amico Marco, intento a violare l’editto prefettizio cantando la canzone proibita dai microfoni di Radio Rai e inorgoglirmi con i miei genitori perché conosco tale “resistente” non ai nazisti, ma all’imbecillità umana, che trascende le fedi e le nazioni…

E quindi, anche oggi, un po’ con amarezza e un po’ con commozione, Sono felice che il 25 aprile si sia tenuto, che ci sia stato il Sole e che io lo abbia trascorso con le persone a me più care…

 

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