Un cognome europeo…

Con la scusa che “scrivi sempre post di politica” era dal 13 marzo che scrivevo di altro: di Lancaster & York, di Moliere, di Papisanti, di storia, di tennis su erba… ma adesso, a poche ore dalla chiusura della campagna elettorale europea, voglio scrivere qualche riga per condividere la mia scelta di partito e di preferenza. Lo faccio non per “propaganda” ma perché il nostro Paese si salva anche se riscopriremo il gusto di discutere in pubblico di principi, di programmi e di valori, senza paura di essere troppo “di parte”, perché tanto “di parte” lo siamo tutti. Solo che alcuni lo ammettono, altri no…

Credo inoltre che chi – come me – si sforza di formarsi una opinione ragionata sui temi dell’agenda politica abbia un dovere doppio di esprimersi e comunicarla agli altri, questo per non lasciare il monopolio del dibattito pubblico alle urla, alla demagogia di basso livello, alle promesse scomposte e all’Uragano Katrina di livore e volgarità che si è scatenato su tutto e tutti…

E quindi, innanzitutto, il mio voto andrà al Partito Democratico e alla candidatura a presidente della Commissione di Martin Schulz. Onestamente, non sono entusiasta di votare per un “burosauro” tedesco, avrei preferito una candidatura meno “establishment“, più innovativa e aperta alle istanze di trasformazione politica e sociale dell’Unione, tanto necessaria per rilegittimare il progetto europeo tra i popoli del continente. Schulz non è certo uno nato per scaldare gli animi, ma è il rappresentante di uno dei partiti politici più rispettabili d’Europa, fa parte della “famiglia politica” che – con qualche mal di pancia – sento come mia e potrebbe favorire uno spostamento del piatto della bilancia dalle logiche dell’Alta Finanza a quelle della comunità… poco, gradualmente, con molti “se” e “ma”… comunque meglio che niente. E’ il voto utile, bellezza!

10176206_220404468169690_5349391708680967800_n-300x217Inoltre, non ho certo dubbi nel dare il voto al PD. E’ il solo partito che ha un qualche legame con le istituzioni comunitarie e con gli altri grandi partiti europei, è il solo partito che conduca una campagna elettorale improntata su una visione positiva del futuro e non volta a sobillare razzismi, paure, pregiudizi e rimbecillimenti come fanno il M5S o la LN. Il dramma italiano è che esiste ormai un solo vero partito a sostegno delle istituzioni repubblicane e della collocazione internazionale dell’Italia, dal momento che il M5S è una Scientology eversiva in mano a un ex comico allucinato, Forza Italia ricorda l’Impero Ottomano nel 1913 e tutti gli altri non esistono oppure – come nel caso della LN – sarebbe meglio non esistessero… Pertanto, piaccia o no, una persona razionale, europea, leale verso l’ordine democratico e costituzionale non ha molte scelte fuori dal PD.

Però esistono anche le preferenze ai candidati, ben 3, di cui almeno una di genere diverso da quello delle altre due. Io ho una serie di criteri che seguo quando mi è consentito – ormai sempre più di rado – di poter esprimere una scelta per una qualche carica politica, criteri che così riassumo:

  1. votare una persona dotata di una visione politica e di un sistema di valori simili ai miei;
  2. votare una persona che per competenze professionali o esperienza politica possa dare un contributo reale nel ruolo per il quale viene candidata;
  3. votare una persona che abbia un accettabile livello di autonomia e indipendenza di giudizio;
  4. mai votare per un cretino. O una cretina.

La candidatura di Paolo De Castro – a parer mio – risponde ai criteri 2-3-4: è un tecnico di grande esperienza, in grado di giocare un ruolo centrale nell’elaborazione delle politiche per un settore cruciale per il nostro Paese come quello dell’agricoltura. Inoltre, essendo posto nella testa di lista del PD, rappresenta anche una delle indicazioni ufficiali di voto del Partito ed io – da militante sufficientemente disciplinato – mi adeguo volentieri.

E poi c’è il voto “libero”, quello del cuore. Il voto che si da felici di dare. E’ il voto ad Elly Schlein.

Ho avuto il piacere di incontrare Elly un paio di volte e ne sono rimasto in entrambi i casi molto colpito: ha una visione etica e politica molto solida, capacità comunicative fuori dal comune e – soprattutto – una visione realmente “europea” dei problemi e delle soluzioni, senza inutili luoghi comuni sul suo essere “giovane”, “nuova”, “donna” o altre banalità che infarciscono la comunicazione politica priva di fantasia del mio partito. E soprattutto,  nessun campanilismo, nessuna retorica microterritoriale, nessuna polemica casalinga nella sua campagna elettorale e nella scelta dei suoi temi, che sono in larga misura anche i miei: lavoro, crescita, sociale, diritti civili, ambiente, integrazione… che cosa chiedere di più?

E poi c’è il suo cognome, così poco italiano e così tanto europeo. Schlein. E’ un cognome che nasconde – simbolicamente – molte delle ragioni per le quali l’Europa esiste. Un cognome che ha dietro una storia e da questa storia la passione di una giovane donna… perché noi tutti siamo figli dei nostri padri e delle nostre madri, veniamo da lontano e – si spera – andremo lontano.

P.S. ho pure firmato il “New Deal 4 Europe“… fatelo anche voi… 

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Una risposta a Un cognome europeo…

  1. gionocio ha detto:

    leggo adesso che la Schlein è passata: Marckuck porta bene!

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