La paura di Snoopy

In questo momento Barack Obama sta facendo un discorso “hollywoodiano” di commemorazione dello Sbarco, con a fianco Francois Hollande e un bel numero di superstiti di quei giorni terribili. Il discorso forse è perfetto per la mente semplice del pubblico americano, cresciuta a forza di retorica e film “sparatutto”… E il periodare di Obama è zeppo di luoghi comuni, come si conviene al Capo di una nazione militarista e un bel po’ reazionaria: “Patria, Onore” e sopratutto “Eroi”… Heroes di qua, heroes di là… Il fatto è che non sono tanto convinto che il termine sia quello corretto… L’Eroe è un solitario, spesso un po’ incosciente, sorretto in azioni straordinarie da una profonda forza morale o etica. Era questo il caso? Mi ponevo la domanda mentre cercavo una bella foto da collegare all’evento…

Molte sono le immagini che ho trovato online in qualche modo connesse con lo Sbarco. Ma nessuna di queste riusciva veramente a commuovermi, la nota di commozione, il groppo in gola è salito quando ho trovato questo disegno di Schulz… C’è Snoopy con l’occhio spaventato e l’elmetto in testa che sta arrancando verso riva, forse a Omaha o forse su qualche altra spiaggia…

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Snoopy spaventato con l’acqua fino alla gola e tutto attorno gli sbarramenti di Rommel mi sconvolge. Perché non c’è in lui il narcisismo compiaciuto di quando pilota il suo Sopwith Camel in cerca del Barone Rosso… Snoopy è spaventato perché su quella spiaggia non c’è molto spazio per l’eroismo individuale, per il bea geste. Ci sono decine di migliaia di persone armate ammassate sulla riva e altre decine di migliaia di persone armate dentro alture e casematte intente a sparare. Questo è lo sbarco: quale delle due masse riuscirà a prevalere? chi ne accopperà di più?

Io su quelle spiagge ci sono stato e ho visto le croci. L’infinita fila di croci bianche con – di tanto in tanto – una Stella di David. Vederle in tv non è nulla, vederle dal vivo è tutto: un pugno allo stomaco sconvolgente perché ogni croce ha un nome e un’età. Ci sono i vari John, Edward, Richard, Steven morti a 19, 20, 19, 21, qualche fortunato è arrivato a 22 o 23… Non erano “eroi”. Erano ragazzi semplici, normali strappati alla loro casa nel Wisconsin, nel South Dakota o nello Yorkshire (gli inglesi sono sempre dimenticati in questa vicenda… eppure erano responsabili di 3 sbarchi su 5… ma si sa, gli Eroi devono essere Stars & Stripes).

cemeteryRagazzi normali, ragazzi pieni di paura, ragazzi che mentre attendevano che il mezzo anfibio abbassasse il portellone forse pregavano, forse piangevano, forse avevano la mente vuota o forse pensavano alle persone care, trepidanti a casa… E come Snoopy in mezzo all’acqua, terrorizzati, speravano solo di farcela a raggiungere la riva e riuscre, in qualche modo, a rivedere la notte.

Però Obama parla di Eroi… Parla di Eroi perché in fondo i reduci forse sono contenti di essere definiti così… perché chi ha avuto un caro congiunto morto sulle spiagge trova un po’ di sollievo da questo termine… e parla di Eroi perché agli americani piace credere di essere sempre e comunque “dalla parte giusta della Storia”. La Retorica serve anche a questo: a giustificare indirettamente tutte le guerre sporche, tutte le azioni inumane, tutti i crimini contro le popolazioni civili che i vari “leader del Mondo Libero” che si sono succeduti alla Casa Bianca da Roosevelt in poi hanno ordinato.

Io invece voglio esprimere il mio rispetto e la mia gratitudine ai ventenni “non eroi” spaventati e con il fucile in mano, che hanno tenuto duro e contribuito a liberare l’Europa dal Mostro Nazista. Ed è proprio perché rispetto loro, il loro sacrificio e il dolore dei loro cari che non uso la parola “Eroi” e – nel ricordarli e onorarli – non dimentico i massacri (impuniti, anzi coccolati) di My Lai o gli orrori di Guantanamo, tanto per ricordare che non sempre la Casa Bianca è stata “dalla parte giusta della Storia” e che il rispetto e la gratitudine per i caduti di allora non devono essere annegati in un mare di retorica, fanfare, parole maiuscole e uso strumentale del passato…

P.S. Questo post è dedicato a tutti gli Snoopy americani, inglesi e canadesi poco più che ventenni, che sono caduti a faccia in avanti sulla spiaggia, vittime di una guerra che non avevano voluto e morti in un paese che non avevano mai visto prima. 

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Una risposta a La paura di Snoopy

  1. nodders ha detto:

    Concordo appieno.
    A ottobre ho portato mio nonno novantenne in visita in Inghilterra, al cimitero militare americano di Madingley, con le migliaia di croci bianche che segnano il “final resting place” di tanti aviatori dall’Ohio, Nebraska, New Jersey etc morti sul fronte europeo.
    Pensavo potesse interessare al nonno, classe ’23, soldato ferito in Sicilia dagli alleati alla vigilia dell’armistizio prima, partigiano nella Osoppo poi. Invece il nonno, alla vista delle croci, ha esclamato seccato “nan d’è muarts avonde”. E buona pace alla retorica.

    PS Lui la medaglia d’oro al valore l’ha rifiutata e divise (di ogni colore) non vuole portare.

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