Il prezzo

Esattamente, qual è il prezzo che dobbiamo pagare alle ambizioni personali di Matteo Renzi e alla bulimia di Potere dei Mirmidoni e delle Valchirie che lo sostengono?

La domanda mi è venuta alla mente leggendo l’ennesimo “retroscena” (non importa se reale o inventato, tanto nella nebbia ogni forma sembra acquistare sostanza) relativo al “Patto del Nazareno”. Secondo tale retroscena – riportato dal “Fatto Quotidiano” – oggetto della trattativa (più segreta dei tracciati radar di Ustica) – sarebbe l’adozione di provvedimenti (o “non-provvedimenti”, che è lo stesso) volti a mettere in sicurezza Silvio Berlusconi su Giustizia e Televisione. Vero? non lo so. Verosimile? certo che si…

Al centrosinistra (e in particolare ai DS) è stato rinfacciato per 15 anni di “non aver mai risolto il conflitto di interessi”) e anche a causa di questo tema si sono perse 2 elezioni politiche. Massimo D’Alema è stato crocifisso per quasi 20 anni per l’aver detto che “Mediaset è una risorsa del Paese” (concetto addirittura ovvio, visto che parliamo di una realtà economica che da lavoro a 7000 persone e versa nelle casse del fisco cifre da città-stato) e di aver cercato un patto pubblico con Berlusconi sulle riforme (e, a causa di questo, da 15 anni viene dipinto come “inciucista”, anche da coloro che hanno recentemente lavato il cervello in Arno…).

E ora? l’unico interlocutore irrinunciabile è Silvio Berlusconi (decadente capo di un partito politico del 16% dei voti) e per non scontentarlo si è pronti a tutto, anche a spaccare maggioranza e partito? Perché? da quando il solo elemento non modificabile della strategia del PD (decisa da nessuno) è fare gli interessi di Berlusconi? in cambio di cosa? Per citare il vescovo Waleran ne”I Pilastri della Terra“, la Politica è solo “un patto tra postulanti”. E quindi? che cosa hanno postulato l’uno e l’altro? Ovviamente, non lo sapremo mai, perché la cifra dominante del semestre renziano è la chiacchiera opaca e la mistificazione della realtà. Si fanno dichiarazioni su dichiarazioni, promesse su promesse, l’ufficio stampa lavora molto di più di quello legislativo (a capo del quale – ça va sans dire – è stata collocata una vigilessa di Firenze, perché fuori dal cerchio magico non c’è salvezza…) e il governo produce poco.

Se solo guardiamo il sito ufficiale della Presidenza e andiamo a frugare sull’attività del Consiglio dei Ministri scopriamo che si sono tenuti dal giorno del giuramento ad oggi 24 sedute del Consiglio dei Ministri, nessuna delle quali è andata oltre le 2 h e 30 di lavoro, con una media di 70 minuti a seduta, anche quando in discussione c’erano temi che – si immagina – meritassero attenzione, spiegazioni e dibattito tra i ministri. I Consigli dei Ministri n. 21 e 22 (rispettivamente 20 e 30 giugno) sono durati meno di un’ora, malgrado in quella sede si fosse dibattuto delle linee guida delle riforma della giustizia (tema che forse non andrebbe sbrigato così frettolosamente) o il decreto legislativo sulla semplificazione fiscale. Il tema della tutela del patrimonio culturale, dello sviluppo della cultura e il rilancio del turismo – Consiglio 17 – è stato smaltito in 30 minuti, convenevoli e battute spiritose di contorno comprese…

Potrei continuare con altri esempi, ma il punto è chiaro: il governo fa pochino e cerca di nascondere questo pochino sotto una cortina fumogena di chiacchiere, cinguettamenti e promesse di un futuro tanto radioso quanto lontano… E non c’è traccia di alcune delle cose migliori che pure erano alla base della “story telling” renziana, come lo ius soli per dare un segnale di civiltà ai poveri Cristi che attraversano il Mediterraneo e se non crepano come tonni nella tonnara, finiscono in luoghi di detenzione preventiva al di fuori di ogni legalità costituzionale. Come i diritti civili, per europeizzare l’Italia, almeno un po’… Come gli investimenti veri in scuola e cultura. Niente. Niente di Niente.

In compenso c’è la riforma costituzionale e la legge elettorale. Mi piacerebbe sapere quanti dei mitizzati 3.000.000 che hanno eletto Renzi alle primarie sono contenti di una legge elettorale che santifica le liste bloccate (contro le quali, il partito tutto si era lanciato per 8 anni) o impone una mediocre riforma a colpi di maggioranza (venendo meno a uno dei totem etici della politica istituzionale del centrosinistra: le riforme o sono condivise o non si fanno). No, di queste cose non c’era traccia nelle scarne paginette che componevano la mozione congressuale di Renzi e che sono ancora consultabili sul suo sito personale… C’era invece un richiamo ad una “maggiore gentilezza”, unita a un impegno chiaro e preciso: “garantiamo che noi rispetteremo sempre i nostri compagni di strada e competitor interni” (pag. 8 della Mozione). Non male di una leadership che ha fatto dell’irrisione e dell’ingiuria la cifra principale del suo atteggiamento verso il dissenso, dal volgare “#enricostaisereno” fino all’accusa rivolta alla minoranza interna di “pensare solo a vivere di politica”. Accusa detta da un premier che in vita sua non ha fatto altro che politica e non ha mai portato a termine un incarico, utilizzando ogni poltrona solo come trampolino per la successiva… E toni e modi fanno pensare che l’obiettivo del premier non sia governare il Paese e fare le riforme, ma piuttosto vedere con la faccia nella polvere chi dissente… La riforma delle istituzioni come mezzo per scardinare il partito e impadronirsene.

Il “mood” da teppistello della provincia fiorentina per ora ha prodotto solo litigi e una retorica continuamente costruita sull’antinomia “amico-nemico” tanto cara a Carl Schimitt, ma totalmente lontana dalla visione inclusiva e democratica che dovrebbe animare una politica realmente diversa e vicina alla comunità che ambisce a rappresentare e governare. Un esempio – uno tra i tanti – è la ridicola questione della nomina della signora Mogherini a Alto Rappresentante della Politica Estera e di Sicurezza Comune. Di per se la nomina non è sbagliata: si è indicata una personalità scialba per una poltrona inconsistente… ma il modo è stato pessimo: nel contesto europeo non si lancia un nome se prima non si è sicuri che possa passare e ora il rischio di aver bruciato il nostro ministro degli Esteri è altissimo o – peggio – di vederla approvare pagando un prezzo come paese. Perché Renzi deve sventolare in Italia una vittoria (anche se di burro) e poco importa di quanto questa verrà a costare… Sono errori di grossolanità indegni di un Paese Fondatore, che dovrebbe essere un punto di riferimento anche procedurale per tutta l’Unione…

Ovviamente questo post può essere accusato di livore, eppure non parlo di cose che non posso dimostrare (ad esempio taccio sull’ambiguità della casa avuta in dono dall’amico del cuore in quel di Firenze, malgrado Renzi non abbia usato medesimo tatto nei confronti della Finocchiaro intenta a far spingere il carrello della spesa alla sua scorta…) e mi piace far notare che le parti più pesanti e incisive presentano un rimando a fonti amiche del presidente del Consiglio, ma tant’è… Io continuo a considerarmi un Democratico sincero, incapace di definire se stesso con riferimento al cognome di qualcun’altro, ma orgoglioso delle donne e degli uomini che senza chiedere mai nulla fanno politica dentro il mio partito o nella società.

Infine, ogni obiezione viene però risolta con la frase “abbiamo con noi il 40% degli italiani”. E’ una frase che non mi impressiona, innanzitutto perché non ho mai preso a parametro di verità la vox populi e poi perché i voti – contrariamente ai diamanti – non sono “per sempre”, in fondo appena 4 anni fa Berlusconi era sul 38% e guarda ora, che fine ha fatto… E ogni volta che qualcuno tira fuori la solfa del “40%” la mente mi corre al mitico 19.72 di Pietro Mennea, record del mondo sui 200 piani nel 1979. Il record riuscì perché un atleta in grande forma, correva su una pista perfetta, con condizioni climatiche ideali, vento a favore e a 2000 metri di altura. Il record resse e non fu eguagliato o superato per 17 anni per una sola ragione: era irripetibile. Come il 40.8%.

Certo, magari, con un po’ di fortuna, alla fine le elezioni, forse si vinceranno. Ma a che prezzo? e per far cosa, se alla fine si scopre che anche noi siamo esattamente come tutti gli altri?

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Una risposta a Il prezzo

  1. E a te si aggiungono altri sinceri democratici,militanti o no,con o senza tessera,che speravano a un concreto positivo,guardando all’alleanza con Berlusconi fosse solo una mascheratura tattica di Renzi per minuziose iniziative strategiche contro lo stesso e a favore del Paese mentre nei fatti ci si sta accorgendo che era tutto fumo per nascondere il vuoto e altro. E non è un caso che anche i più coraggiosi/valorosi si siano arenati proprio davanti a quella Sfinge ch’altro non è che un volto nuovo fatto di molti strati vecchi che assumono anche il festino della democrazia a scudo per meglio nascondersi. Più o meno. Vien fatto di pensare che quel 40% fosse semplicemente uno “stato d’animo” generalizzato e spinto a volontà di credere ciò che alla fine si sta manifestando un distruttivo fuoco di paglia.
    Scusa se troverai degli errori ortografici o di sintassi non rileggo per una questione di tempo a mordere. Credo comunque sia stato chiaro il mio pensiero e solidale con questo articolo dolorosamente serio. Bianca 2007

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