Il Docente Ideale

E’ scoppiato un cancan perché qualcuno – forse in vena di pubblicità a buon mercato – ha fatto parlare l’indimenticabile Schettino nell’ambito di un Master della Sapienza. Ora, questo Schettino è noto. Al momento della naufragio (da lui provocato) della nave “Costa Concordia” (da lui comandata) ha cercato nell’ordine di: 1. salvare la pelle; 2. fare la vittima; 3. cercare di far soldi sulla tragedia da lui stesso causata. Tutti lo ricordiamo che piagnucola e vuole tornare a casa nella notte del disastro, così come lo ricordiamo al processo, gettare la colpa sui sottoposti (nel perfetto stile italiano, dall’Ammiraglio Persano in poi…) e dipingere se stesso come un novello Horace Nelson. Ma non è questo il punto…

Schettino in aula ci sta bene, proprio bene. E alla Sapienza in particolare… La Sapienza è governata da anni da un certo Luigi Frati, noto essenzialmente per aver infarcito la Facoltà di Medicina (di cui ne ha avuto possesso per 16 anni) di parenti, amici, amici di parenti, parenti di amici e via elencando. Particolarmente apprezzata fu la nomina (parlare di concorso è fuori luogo) del figliolo caro, diventato Ordinario di Chirurgia Toracica senza aver mai visto un cuore o un bisturi… Ora fa l’offeso, per la dignità dell’Università tradita… Fossero solo i  15 minuti del povero Schettino a “tradire l’Università”…

Ma, naturalmente, i concorsi truccati, il familismo amorale, l’indegnità etica, la gestione privatistica di un bene pubblico non sono solo appannaggio del prof. Prati o della Sapienza e anche il tanto conclamato “privato” ci mette del suo. Ricordate il caso del brillantissimo prof. Martone? ne scrissi un paio d’anni fa… C’era una commissione composta da 5 “complici”:

prof. Mattia Persiani – Università Luiss
prof. Roberto Lessi – Università Luiss
prof. Franco Liso – Università La Sapienza
prof. Marcello Pedrazzoli – Università di Bologna
prof. Silvana Sciarra – Università Luiss

Questi vescovi simoniaci nella Roma dei Borgia decisero che un ragazzino di 29 anni senza titoli, senza esperienza d’aula, senza pubblicazioni ma con un cognome importante potesse diventare Professore Ordinario di Diritto del Lavoro. Perché lo hanno fatto? le ipotesi sono tre: corruzione – lassismo – scambio differito di favori. Manca la quarta, cioè il merito, perché le relazioni da loro firmate sono talmente caute da far capire tra le righe che cosa effettivamente pensassero del moccioso al quale hanno donato uno status pubblico inalienabile di tal livello… Scrissi loro – da professorino precario e senza appoggi quale sono – per aver chiarimenti. Riportai la lettera sul mio blog, ma ovviamente nessuno di questi sepolcri imbiancati ha risposto. Non sono affari miei, io devo solo tacere e pagare le tasse. L’università è “cosa loro”.

Poi l’Università italiana ama coprirsi di ridicolo con le sue lauree honoris causa. Qui la fenomenologia fantastica sarebbe pressoché infinita (cantanti, calciatori, starlette, politici inquisiti, diplomatici senza denti, generali in pensione, imprenditori corrotti) ma mi limito a citare un caso, uno solo, di una delle tante battaglie etiche che ho perso: quella contro la concessione della Laurea Honoris Causa a Pio Filippani Ronconi, una delle molte, discutibili iniziative adottate dalla Facoltà di Scienze Politiche durante l’interminabile notte reazionaria della presidenza Coccopalmerio. Questo Ronconi – uomo di indubbia e variegata cultura – fece parte delle Waffen SS, non lo rinnegò mai, non scrisse una sola riga contro la Shoah o l’orrore del regime nazista, si compiaceva (ad esempio durante una servile intervista di Pierangelo Buttafuoco sul Giornale del 27 gennaio 2001, Giorno della Memoria) di essere stato docente di pugnale e di aver insegnato “come sgozzare un uomo senza perdere tempo” e il suo nome compare fin troppo spesso nelle carte relative alle “trame nere” negli anni della sanguinosa “strategia della tensione”. Ma noi lo premiammo perché sapeva bene l’aramaico e era un “intellettuale scomodo” (anche Alfred Rosenberg fu un “intellettuale scomodo”, perché non intitolargli la facoltà di Filosofia?).

Io all’epoca ero solo assistente di Scienza della Politica, quindi peso accademico sotto lo zero. Cercai di sensibilizzare i rappresentanti degli studenti (eletti nella lista di sinistra) ma figurati! La rappresentanza degli studenti a fini pratici è sempre stata inutile, serve solo a creare microcarriere politiche da parte di chi – tranne poche, lodevoli eccezioni – non essendo capace di brillare in sede d’esame, cerca di darsi da fare in corridoio o dietro le tende… Più fortuna ho avuto un paio d’anni fa, quando emerse l’ipotesi di una Laurea Honoris Causa per il ministro degli Esteri di Putin. Presi la parola dicendo che esprimevo parere contrario in quanto diseducativo che premiassimo un alto gerarca di un regime dittatoriale, dove la società civile è compressa e comandano solo gli oligarchi, i mafiosi, i militari e i pope. Stavolta non da solo, spalleggiato dal collega Zotti… poi non se ne fece nulla, perché il solo parlarne aveva svuotato le energie del nostro Consiglio di laurea…

Potrei continuare pagine e pagine, ma a che pro? il punto è chiaro. Siamo sicuri che la maschera tragica di Schettino getti ombra sull’Università italiana? siamo sicuri che – punito il docente fesso che lo ha chiamato in aula – avremo trasformato la nostra Accademia nel Parnaso delle Intelligenze?

E’ la solita nostra pelosa e insopportabile ipocrisia… Una università infarcita di favori, di raccomandati, di clientele, di nipoti, di professori assenti, di studenti fannulloni, di politici sempre in mezzo ai coglioni, di ricerche sgrammaticate, di docenti analfabeti e di lauree honoris causa comprate e vendute non può essere danneggiata da 15 minuti di Schettino…

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2 risposte a Il Docente Ideale

  1. Quanta adrenalina preziosa sai mettere in circolo con questo tuo parlare senza peli sulla lingua,chiaro,pulito e civilmente argutamente provocatorio anche se resterà voce nel deserto. Un caloroso abbraccio profumato alla menta piperita e un applauso veramente sentito. Bianca 2007-Mirka

  2. vannicam ha detto:

    sarà il bollire del sole d’agosto, ma le parole di questo post bruciano, e abbandoni quel tuo tradizionale tono ironico che col fioretto sa dissezionare e mettere a nudo le cose mantenendo le distanza dall’oggetto che guardi.

    ma l’infilata di deprecabili esempi sui nostri atenei è difficile da sopportare, e capisco l’insofferenza che accumula chi come te quell’ambiente conosce per esperienza diretta e non attraverso qualche articolo di giornale (semplicemente incredibile quell’intervista che hai linkato: pensare che un rettore possa anche solo pensare nel modo in cui Frati risponde al giornalista, getta nello sconforto).

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