Lo sbarco. E quel che ne seguì…

Era il tardo pomeriggio del 1° marzo, esattamente come oggi, ma 200 anni fa. Al largo di Antibes, oggi perla della Costa Azzurra, luogo meraviglioso di turismo da ricchi, dove Francis Scott Fitzgerald ambientò “Tenera è la notte” approdarono una piccola nave da guerra e qualche altra barca carica di gente. Sotto gli occhi attoniti dei pochi pescatori presenti e di un funzionario di dogana venuto a contestare la regolarità di quell’approdo, iniziarono a scendere a riva cavalli e colbacchi e – alla fine di tutto – un uomo con impermeabile e tricorno, che tutti trattavano con particolare deferenza. Napoleone era tornato.

La notizia della fuga dall’Elba dell’Imperatore e il suo ritorno in Francia raggiunse in poche ore la pigra e assonnata corte di Luigi XVIII. “Lo riporterò in una gabbia di ferro!” giurò il maresciallo Ney incaricato di fermare “il predone”… “mi accontenterei di molto meno” replico saggio e perplesso re Luigi, non troppo sensibile alle vanterie dei militari. Ney non riportò Napoleone in una gabbia di ferro, ma anzi, si lasciò sedurre dal vecchio sovrano redivivo e passò dalla sua parte con l’intera forza armata che avrebbe dovuto arrestarlo, trasformando in esercito una masnada di avventurieri. Ma quello di Ney non fu il solo caso di “trasformismo” filo imperiale di quei giorni… Anzi. Un volantino riportato da David Chandler nel suo “Waterloo” riassume perfettamente il clima di opportunismo e servilismo che accompagnò la sorprendente riconquista del potere dell’Imperatore, riassumendo alcuni titoli e proclami apparsi sui muri e sulla stampa nei giorni seguiti a quel 1° marzo 1815:

La Tigre è scappata dalla sua tana

L’Orco è stato tre giorni in mare

L’Avventuriero è sbarcato a Fréjus

Lo Sparviero ha raggiunto Antibes

L’Invasore e arrivato a Grenoble

Il Generale è entrato a Lione

Napoleone ha dormito a Fontainebleau la notte scorsa

L’Imperatore entrerà alle Tuileries oggi

Sua Maestà Imperiale terrà un discorso ai suoi leali sudditi domani.

La gente senza spina dorsale corre sempre ad accucciarsi al tepore del potere, laddove questo si manifesta e senza particolare remora morale o dignità. Ma la fedeltà ottenuta con l’opportunismo è sempre fragile, sempre in bilico, come le settimane che seguiranno avranno modo di dimostrare. Ma questo Napoleone lo sapeva, nel suo disincantato cinismo non si è mai atteso molto dalle persone che a lui dovevano tutto…

Poche settimane dopo l’Imperatore ripartiva, questa volta diretto verso il Belgio. La mattina del 18 giugno 1815 un dispaccio inviato dal Capo di Stato Maggiore di Napoleone, Maresciallo Soult, al collega Maresciallo Grouchy, pigramente impegnato a mangiare fragole, riportava sinteticamente: “L’Imperatore mi incarica di informarvi che in questo momento Sua Maestà sta per attaccare l’esercito inglese che ha preso posizione a Waterloo”.

Ecco. Questa si rivelerà una pessima idea. Veramente pessima. Ma questa è tutta un’altra storia…

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