Il piagnisteo del Sepolcro Imbiancato

Non sono un intellettuale e quindi non interesserà nessuno il fatto che non ho firmato l’appello a sostegno di Erri De Luca. Ha detto una cazzata sulla Tav, ne è seguito un procedimento giudiziario. Certo, sento disagio quando una opinione – anche se un po’ cogliona – viene brandita davanti a un tribunale, il mio animo volteriano ne soffre. Però mi spiace, non firmo nulla perché esprimere un parere, sostenere un principio, deve anche accompagnarsi a una assunzione di responsabilità e – soprattutto – il diritto di espressione non deve essere difeso come prerogativa degli “Intellettuali”.

Che è esattamente quello che fa Erri De Luca. Non ha mai detto “io sono un cittadino, ho diritto alla mia opinione”, ma ha sempre rivendicato il suo essere “intellettuale” e in quanto tale “più uguale degli altri”. Ed è questo suo atteggiamento altero e tronfio che me lo rende francamente insopportabile. Il presunto autore “colto e sensibile” tanto amato nei salotti televisivi della sinistra “giusta”: sguardo severo, sempre un po’ triste, con quell’aria malinconica di chi forse si sta annoiando e si sente sprecato a dover parlare con la Dandini o Fabio Fazio, lui che era nato per correggere la grammatica a Manzoni e la struttura etica a Kant… Quello lì, ci siamo capiti, insomma.

Ora, io non ho nessun astio preconcetto sui libri di De Luca. Mi ci sono avventurato un paio di volte, ho avuto la sensazione di aver tra le mani poco più di una serie di scaltri pensierini e quindi, essendo la vita breve e le cose da leggere molte, sono passato ad altro. Ma certo non punto il dito verso chi la sera, prima di addormentarsi, si balocca con le cosine di De Luca, i libri sui gatti, “Tutto il cucito illustrato” o con la “Storia della Grande Inter”. Poi magari sbaglio io e lui è un genio, per carità… Ne prendo atto, ma come ci sono divergenze di opinione su Jane Austen, Oscar Wilde, “Gabo” Marquez o Alberto Moravia, penso sia lecito ve ne siano anche su Erri De Luca…

Il quale De Luca non è solo un abilissimo promoter di sé stesso. E’ anche un ex militante di Lotta Continua, della quale era il leader del servizio d’ordine. Un uomo che ha detto e scritto cose violente (non so se fatte, questo lo sa lui) e che è arrivato pericolosamente contiguo con la clandestinità terrorista. Pertanto, se posso tollerare che pubblichi libretti inutili, non posso accettare quando – ad esempio – deride gli “anni di piombo”, mettendo in discussione addirittura che siano esistiti sul serio.

Non entro nel merito di questo giudizio sciocco, che per quanto mi riguarda dà la cifra esatta dell’uomo che l’ha pronunciato. Ma non sopporto il vittimismo, di cui il De Luca è maestro. Pubblica libri a tonnellate, gira per i salotti televisivi dove irride agli anni di piombo e pontifica di religione (diventano tutti religiosi, dopo un po’… E detesto il “reducismo dell’estremismo”. Il Cesare Battisti, quattro volte assassino, condannato all’ergastolo, che si diverte in Brasile dopo essere stato per anni protetto dalla giustizia francese, anche grazie alla mobilitazione in suo favore del mondo intellettuale sia al di qua che al di là delle Alpi. O Adriano Sofri, condannato in via definitiva come mandante dell’omicidio Calabresi, costantemente coccolato e difeso dall’establishment culturale e politico della sinistra italiana, che in 40 anni non ha mai avuto una parola di rammarico, di riconciliazione, di autocritica se non su quanto fatto, per lo meno su quanto scritto in quel periodo orrendo. Ma il perdonismo non è solo di sinistra, sia ben chiaro: ricordo che a Roma la giunta Alemanno aveva concesso patrocinio e invito a Franco Freda (che la Cassazione ritiene autore “non processabile” della strage di piazza Fontana) per presentare un suo libraccio. Invito che fu revocato dopo le polemiche, ma intanto l’idea iniziale c’era tutta…

Per citare una frasetta di De Luca: “Un uomo è quello che ha commesso”. Non ricordo uno di questi “reduci” che abbia mai detto “ero un uomo orrendo, ho fatto delle cazzate paurose, spero che la società mi riaccolga nel suo seno”. No. Sempre pieni di distinguo. Di spocchia. Di scherno. Di autoperdonismo. E spesso la scusa accettata è “erano anni così, oggi è un intellettuale sensibile”.

E a me la cosa non sta bene. Anche io sono un intellettuale (anche se non così sensibile), anche io sono di sinistra. Eppure non dico (e non faccio) crimini, sono una persona mite, educata e rispettosa e non utilizzo l’aver letto qualche libro come arma per dire o fare ciò che voglio. Gli intellettuali dovrebbero essere i migliori, una guida, un esempio. Altrimenti a che servono, egregio De Luca?

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Una risposta a Il piagnisteo del Sepolcro Imbiancato

  1. Bianca 2007 ha detto:

    Sono in sintonia con te. Anche questa volta. Come sempre o quasi sempre del resto. Ciao, Mirka

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