Il Trono di Sfighe

Achtung, Spoiler!

Lo ammetto, non avevo mai visto neppure per un minuto “il Trono di Spade”, megafiction americana di genere fantasy basata sul ciclo di romanzi “Cronache del Ghiaccio e del Fuoco”, scritti da un certo George R.R. Martin. L’avevo ignorata per anni, ma nelle ultime settimane – complice il battage pubblicitario che presentava la V° stagione – ho colmato la mancanza, guardando circa un episodio al giorno per un mese. Come fosse una cura omeopatica.

Per chi non lo sapesse, il Trono è ambientata in un Medioevo idealtipico, acronotopico e immaginario. Un Re muore (assassinato? Probabile) e si apre una complicata guerra di successione in cui tutti sono contro tutti, in un armagheddon di intrighi, stupri, massacri, incesti, inganni e qualche stregoneria… Lo scopo: poggiar le chiappe sul trono più scomodo e orrendo che si sia mai costruito, fatto di acciaio e spade, del tutto lontano dalla grandezza dei troni dei veri sovrani, come lo sguardo di S.M. la Regina fa chiaramente capire… britain-northern-ireland-queen-elizabeth-1 Gli scenari ricorrenti sono essenzialmente 3: la capitale del Regno (anzi, per essere precisi, della federazione di Regni), una sorta di inespugnabile Costantinopoli, semicircondata dal mare e protetta da alte mura dove “governa” una dinastia lunatica e urticante e sul trono si susseguono squilibrati, beoni, sadici o bimbi imbelli. Scenario n. 2 è la “Barriera”, un muro di ghiaccio che separa la zona “civilizzata” (quella degli stupri e dei massacri, per intenderci), da un’altra, che conosciamo poco, ma che pare addirittura peggio. La barriera è guardata da un esercito di reietti (una specie di Legione Straniera) a perenne protezione da un nemico che non arriva mai, esattamente come l’Inverno che sta sempre arrivando, ma dopo 4 stagioni il clima è ancora mite e la situazione del tutto sotto controllo… Una sorta di Godot climatico, insomma. Infine, scenario ricorrente n. 3, le zone più civilizzate, le città-stato del Continente Orientale, dedite ai commerci e all’usura. Su queste sta prendendo piede il governo etico ma un po’ fanatico di una biondina inespressiva a capo di 3 draghi rissosi e un esercito di violentissimi castrati. Questa tipa, inizialmente vagava senza meta nel deserto, ma poi si è installata in una città che è diventata capitale del suo regno incerto e tremolante.

Le vicende narrate riescono a tenere legato lo spettatore, anche se – viste in prospettiva – ne esce un’immagine del potere e della vita assolutamente deprimente. I buoni muoiono sempre, talvolta a grappoli (come accaduto al vertice di “casa Stark” durante le “nozze rosse”, quando fu sterminato il giovane capo della Casata, sua madre, sua moglie e non pochi suoi parenti). I personaggi hanno sempre la bocca piena di parole come “onore”, “gloria”, “rispetto”, ma è tutto un susseguirsi di tradimenti e inganni e nessuno si fida realmente di qualcun altro. Non vi è mai un atto di misericordia, di carità, di cortesia, di pietà. Il debole viene bastonato senza limiti e non esiste nessuna “pace del Re” che garantisca uno standard minimo di sicurezza collettiva, un po’ di giustizia, un minimo di interesse per le sorti del popolo dal quale pure proviene (o dovrebbe provenire) la legittimità del potere.

Onestamente, non ho mai visto una serie con tanta violenza (tra l’altro, con un numero esorbitante di bambini o adolescenti uccisi o brutalizzati). Una violenza urtante (il ventre della moglie incinta di Robb Stark pugnalato ripetutamente). Una violenza gratuita (un tizio allucinato ne tortura un altro senza ragione per tutta la III serie, togliendogli un pezzettino a puntata…). Una violenza priva di logica, perché nulla di quanto viene compiuto ha effettivamente uno scopo razionale e concreto. E forse da qui si scopre che l’autore della saga (e gli autori della serie) sono un po’ a digiuno di letture sulla Politica, il Potere e la Violenza, perché altrimenti saprebbero che la violenza vera, quella più efficace, non è tanto quella praticata, quanto quella “in potenza”. La violenza praticata induce alla reazione, la minaccia della violenza induce alla sottomissione.

Comunque, questa serie si lascia guardare con irrazionale piacere. Per vedere “a chi tocca oggi”, per vedere se compare un senso e per il gioco delle analogie con un reale passato… I 7 Regni ricordano la rissosa eptarchia dell’Inghilterra prenormanna. La barriera ricorda per certi versi il Vallo di Adriano, che teneva lontane le barbare popolazioni del nord con la loro violenza e i loro culti pagani. King’s Landing (la Capitale) ha molto della Costantinopoli bizantina che piace alla gente semplice (postriboli, eunuchi, mollezze, agi, intrighi, il tutto protetto da alte mura). Le prospere città commerciali dell’Est fanno venire in mente le città-stato hanseatiche del tardo Medioevo Baltico. La Guerra di Successione al trono è molto simile all’Anarchia, il ventennio di guerre civili ininterrotte seguito alla morte di re Enrico I d’Inghilterra, ma il governo violento e incontrollato del “re Folle” fa venire in mente Andronico Comneno, Imperatore assassinato da una folla che non ne poteva più dei suoi massacri senza senso… I Dotrakhi che governano a cavallo sono un po’ unni e un po’ tartari, mentre la placida civiltà delle terre di Dorne ha un che dell’età felice di Saladino, così tollerante, così colto. Così diverso dai finti califfi truci e sanguinari che scorrazzano per l’Islam contemporaneo…

Per quanto riguarda invece l’evoluzione morale e psicologica dei personaggi – una delle ragioni per le quali le serie di lunga durata sono interessanti – questa mi pare ristagni. I protagonisti, salvo alcune eccezioni, rimangono piattamente fedeli a se stessi e ai loro clique, in questo non aiutati da alcune prestazioni attoriali un po’ pedestri. Penso ad esempio alla regina Cersei, priva di qualsiasi grazia o di qualsivoglia carisma sovrano: cammina come una serva intrigante, compie azioni irrazionali e non muta mai espressione. Una “cagna senza appello” per citare l’indimenticato Renè Ferretti. Oppure penso a Melisandre, una ridicola santona convinta che ogni problema dell’esistenza umana si possa risolvere mostrando le tette e farneticando della oscura volontà di un Dio che solo lei conosce e capisce. O il vecchio Walder Frey, sempre seduto con una coppa di vino in mano, gonfio di alcool, pregiudizi e livore sociale… O il giovane Jon Snow, il bastardo del Nord (e non c’è pericolo che se lo dimentichi, gli viene urlato “bastardo” almeno 3 volte a puntata) che in battaglia, a letto, nella neve o nella gioia ha sempre lo stesso sguardo inconsapevole e stupito: se c’è uno che del Trono di Spade non ha ancora capito nulla, questo è lui…

Le sole eccezioni di un qualche interesse mi paiono il calvario personale della giovane e dolce Sansa Stark, alla quale accadono solo sventure (l’ultima proprio lunedì scorso), che lei affronta con straordinario autocontrollo e dolcezza e – soprattutto – le vicende di Tyrion Lannister, il nano arguto e insolente della più ricca Casata dei 7 Regni. Tutto il genio, tutta la fantasia e tutte le buone idee degli sceneggiatori sono finite nella bocca di Peter Dinklage, l’attore che interpreta lord Tyrion. E’ tra tutti il più basso, ma è anche il più alto.

E – da solo – un buon motivo per guardare la serie…

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6 risposte a Il Trono di Sfighe

  1. giacomo grandesso ha detto:

    Caro professore, prima del relativamente volgare (“gossipparo”) trambusto mediatico-popolare intorno a questa serie, nel lontano 2011, il professor Goio ci parlò a lezione di una saga di libri che descriveva benissimo le dinamiche psicologiche del potere (ci giostravamo all’epoca tra De Jouvenel e Stoppino): Le cronache del ghiaccio e del fuoco di George Martin. Per quanto, come Lei ha evidenziato, non manchino nella serie della HBO punti di interesse, é davvero impossibile giudicare l’opera di Martin solo attraverso questi episodi ben confezionati con sprazzi di genio. Le consiglio vivamente la lettura dei libroni (sfiorano o superano quasi tutti le 1000 pagg.). Davvero piacevoli e, più che profondi, intriganti. Meraviglie delle trame.

  2. marckuck ha detto:

    Vero Giacomo, infatti mi sono messo a guardare la serie dopo aver sentito Goio lodare i volumi di Martin. Però confesso che due cose mi bloccano: a) il volume dei volumi e b) il fatto che online leggo giudizi un po’ severi sulla qualità della traduzione e non ho voglia di leggerli in inglese, capendo la metà e impiegando il doppio del tempo…

  3. Bianca 2007 ha detto:

    Sei grande. Uno Storico rigoroso che non merita questi tempi così mascherati da cultura meglio sarebbe dire culturismo fine a se stesso. Ciao. Ti si legge sempre con gusto. Mirka

  4. giacomo grandesso ha detto:

    Certamente professore. Ma:1) la lunghezza, la mallopposità dell’opera sono rapidamente annichilite dalla passione del seguirne le lunghe trame; 2) la traduzione migliora proseguendo nei volumi, e la versione inglese non é per niente ostica.
    A presto professore, La leggo sempre con interesse e con un sorriso.

  5. marckuck ha detto:

    ahah a presto. Sorrida con me, non di me 🙂

  6. vannicam ha detto:

    Funny Proff-y.

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