I 50 anni della Gioconda…

Ricordo bene la prima volta che fissai lo sguardo sulla Gioconda. Fu una delusione. Era un dipinto che avevo già visto una infinità di volte in televisione, sui libri o nelle pubblicità e quindi, da un lato sapevo esattamente cosa avrei dovuto aspettarmi, ma dall’altro ero carico di una indefinita curiosità, percepivo che il vis a vis con il Mito avrebbe dovuto darmi qualcosa di nuovo, qualcosa di sorprendente… E invece pensai soprattutto “che piccola!” e poi “perché mai in questa stanza affacciata sulla Senna ci sono più giapponesi di quanti non ce ne siano a Kyoto?”. E – quindi – il pensiero fugace e capriccioso, subito represso ma comunque percepito fu: “tutto qui?”

Già. Tutto qui. Perché per capire la grandezza della Gioconda avrei avuto bisogno di cultura, tempo e solitudine. Per la prima non c’è speranza, per le seconde due ancor meno in un Louvre perennemente affollato come il regionale Trieste-Venezia alle 8 del mattino. Ma, soprattutto, perché quando un capolavoro è troppo noto, troppo utilizzato, troppo abusato, troppo simbolico finisce per diventare una sorta di icona intoccabile, indiscutibile e lontana. E presto o tardi snaturata.

Esattamente 50 anni fa veniva diffusa nel Mondo quella che possiamo definire al Gioconda della musica pop: la celeberrima Yesterday, forse la più nota canzone non solo dei Beatles ma dell’intero ‘900. E’ la canzone dei record: tutti la conoscono, tutti l’hanno coverata fin da subito (appena poche settimane dopo l’uscita del disco, infatti, ecco la pregevole versione di Marianne Faithfull) e – pare – che solo le versioni “ufficiali” siano circa 2000 (la mia preferita quella di Bob Dylan, se può contare qualcosa…), la più bizzarra delle quali è forse quella di Massimo Troisi in “Non ci resta che piangere“.

2000 cover. La gran parte brutte, talune orribili (come quella di Placido Domingo, inutilmente sovraccarica e barocca). Brutte non necessariamente perché il/la cantante di turno fossero privi delle doti canore o musicali adeguate, ma perché l’approccio alla “canzone Mito” è stato spesso caratterizzato dalla voglia di “aggiungere qualcosa” a un gioiello che invece fa della propria semplicità, della propria essenzialità il suo punto di forza. Dimenticando la lezione di Coco Chanel, per la quale l’eleganza era togliere, non aggiungere.

E così, la canzone che tutti conoscono, sentita ovunque, smontata e rimontata, alla fine non mi era mai sembrata un granché e – da beatlesiano snob – sorridevo un po’ dell’emozione primitiva della gente semplice davanti a Yesterday, pensando “si, si, carina… ma voi non conoscete i veri capolavori, non sapete nulla di For No One, Blackbird o Julia“. E questo è durato per anni, tanti anni… Fino al 1996 quando uscì il secondo cd dell’Anthology.

In quello scrigno è stata inserita una delle versioni alternative della “Gioconda”. E’ il “take 1“, solo chitarra e voce, essenziale e un po’ graffiata… Senza alcuna mediazione ti entra nel cuore la nostalgia per gli amori perduti, per le gioie che furono e non sono più… per il senso di rimorso e di malinconia per le parole sbagliate dette e per quelle giuste rimaste inespresse… La voce di Paul non è piagnona o vittimista, ma sobriamente dolente, di un dolore composto e per questo ancora più sincero e profondo. Un dolore che parla a tutti.

E se l’ascolti nella giornata sbagliata (o in quella giusta, dipende da che punto la si legge…) forse senti la gola che si chiude, forse senti gli occhi che si inumidiscono e ti chiedi “ma perché non ho scelto Obladì Obladà?”

E così ora posso dirlo, Yesterday non sarà mai la mia canzone dei Beatles preferita (per mille ragioni che non sto a spiegare). Ma è bella, cazzo se è bella! E’ un capolavoro vero, la sua fama è meritata e ringrazio Paul per avercela donata, quel 14 giugno di 50 anni fa… E per aver reso il Mondo un posto migliore grazie a quei 2 minuti o poco più di assoluta e leggera perfezione.

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4 risposte a I 50 anni della Gioconda…

  1. Giacomo Grandesso ha detto:

    Apprezzo, approvo e condivido ogni passaggio!

  2. marckuck ha detto:

    Grazie 🙂 buongustaio…

  3. Paola ha detto:

    Il mito narra che Paul si svegliò col motivo di yesterday in mente e, non credendo che fosse tutta farina del suo sacco ma piuttosto il ricordo di una melodia sentita chissà dove e chissà quando, la fece ascolatre ai suoi compagni chiedendo se ricordassero il titolo di quella canzone….tu che sei un esperto è vero oppure è leggenda? (compreso il testo originale del ritornello “scrumbled eggs”?

  4. marckuck ha detto:

    Pare sia vero. O meglio, Paul lo ha raccontato ma chi lo sa, magari ha pettinato un po’ il mito 🙂

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