Isis ha vinto

Comunque finisca questa interminabile sequela di disgrazie e orrori, una cosa per me è sicura. Isis ha vinto.

Non ha vinto in termini macropolitici perché Isis non fa politica, non è politica. E’ un’organizzazione criminale finalizzata allo sterminio, allo sfruttamento umano, all’oppressione e come tale non può essere oggetto di un dibattito politico, va semplicemente annientata e i suoi capi vanno giustiziati, come misura di salute pubblica. Il loro grottesco “califfo”, gli assassini seriali e i traditori dell’Occidente democratico e liberale vanno impiccati sul luogo dei loro crimini. Esattamente come accadde con i capi del Terzo Reich dopo il processo di Norimberga o come accadde al comandante di Auschwitz Rudolf Höß, giustiziato davanti al forno crematorio del lager da lui diretto.

Ma Isis ha vinto perché è riuscita a cambiarmi. A cambiare il mio modo di leggere la realtà. A cambiare i miei valori. Fino a pochi anni fa se solo pensavo alla civiltà islamica mi venivano in mente Le Mille e una Notte, il fascino delle moschee che ho avuto la fortuna di visitare, la dolce solitudine dei marabutti sperduti in mezzo al nulla, i rumori e i colori di una medina o di una kasbah… E poi personaggi affascinanti come Saladino, l’immortale contributo dato in secoli lontani dal mondo arabo alla cultura scientifica, dalla matematica alla medicina…

Ora invece mi esprimo in modo brutale, solo poche righe sopra ho parlato di “impiccagioni”. Ho rivisto il mio sistema etico, perché – ad esempio – dieci anni fa il mio rifiuto della pena di morte era totale e assoluto, ora è solo relativo. La considero inutile come deterrente e dannosa per il rischio di errore giudiziario ma ho smesso di considerare ogni singola vita umana meritevole di tutela in quanto tale. Oggi sono favorevole alla forca per l’orrido Al Baghdadi senza esitazione alcuna. La sua vita, per quel che mi riguarda, ha meno valore etico di quella della zanzara che ho appena schiacciato contro il muro…

asaad3-kuod-u431102581256790te-656x492corriere-web-sezioni_416x312Ora se penso all’Islam non mi viene in mente la tiepida dolcezza dei luoghi che ho visitato e amato. Mi viene in mente il sangue, il colore nero. Mi vengono in mente le bambine stuprate, gli innocenti decapitati, i gay gettati dai palazzi, i prigionieri di guerra torturati e i monumenti rasi al suolo. E so benissimo che questa lettura è sciocca, pregiudiziale e ingiusta. So benissimo che una civiltà vecchia di 1400 anni presenta inevitabilmente luci e ombre, reca argomenti per chi vuole parlarne a favore e chi invece vuole dirne il peggio. So benissimo che le prime vittime dell’Isis sono altri musulmani. So benissimo che molte delle responsabilità di questa inestricabile situazione sono degli Stati Uniti e dei loro servi sciocchi (Tony Blair in primis) che hanno inventato una guerra d’aggressione, cinicamente e a freddo e – se ci fosse giustizia – George Bush, Dick Cheney, Donald Rumsfeld e Condoleza Rice sarebbero trascinati davanti a un giudice per rispondere dei loro crimini contro la pace e contro l’umanità. So benissimo che se la situazione si è incancrenita fino a questo punto è anche per la cinica imbecillità di delinquenti da strada come il leader turco Erdogan o i dinasti arabo-sauditi che chiudono un occhio sugli orrori perpetrati nei confronti di persone e cose da quella stessa banda di criminali che hanno contribuito a creare e far prosperare. E lo fanno per squallidi microinteressi particolari di breve periodo.

So benissimo che nessuna civiltà è esente da colpe, neppure in tempi recenti. Quali atrocità vennero compiute da Inglesi e Francesi per difendere i loro decrepiti imperi coloniali? quali atrocità furono compiute in nome del comunismo nella Cina della Rivoluzione Culturale o nell’Unione Sovietica negli anni delle purghe? Appena pochi giorni fa ho pubblicato un post sul lancio dell’atomica a Nagasaki, supremo crimine di guerra degli Stati Uniti… e quanti altri crimini furono perpetrati da questi “paladini della libertà”? Penso al massacro di My Lai del 1968, quando la “Wermacht democratica” sterminò a freddo 347 vecchi, donne e bambini vietnamiti. 347, 12 più degli assassinati dai nazisti alle Fosse Ardeatine… E penso anche ai massacri di civili palestinesi (quasi tutti islamici) compiuti nei campi profughi di Sabra e Shatila nel 1982 dai miliziani cristiani libanesi con la connivenza dell’esercito israeliano (quanti innocenti morirono? non si sa… tra 800 e 4000). Per non parlare della vergogna eterna di Srebrenica, giusto 20 anni fa, quando i miliziani serbi massacrarono 8400 musulmani bosniaci, con la tacita protezione delle truppe olandesi. Si, della civilissima Olanda. Quella dei coffée shop, dei diritti civili, della pulizia delle strade e del decoro pubblico…

Insomma, se ragiono in modo lucido, so che in questa vicenda nessuno è esente da colpe. Nessuno può dire “ho fatto quello che dovevo”. Ma – e qui sta la vittoria dell’Isis – io non ragiono più in modo lucido. Mi sforzo a farlo, talvolta riesco a difendere ancora un po’ di quella mitezza, di quella ragionevolezza, di quella pietas e di quello spirito illuminista e profondamente laico che mi ha caratterizzato per gran parte dell’esistenza. E ancora riesco a difendere principi per me sacri come la libertà di espressione. Come il pluralismo religioso. Come la democrazia rappresentativa (tutti principi prodotti dall’evoluzione politico-culturale dell’Occidente, comunque…). E riesco ancora a reagire con forza e con sdegno davanti ai tombaroli e ai razziatori di cassonetti come Matteo Salvini, per i quali ogni morto, ogni tragedia, ogni crimine sono una ghiotta occasione per sfruttare l’imbecillità e la paura dei gonzi e trarne un tornaconto elettorale. Miserabili avvoltoi incapaci di cacciare da soli, condannati a nutrirsi delle carogne abbandonate da altri.

Però qualcosa in me si è rotto. Nel mio animo, nella mia lettura della realtà si è insinuato un germe che non esisteva: il germe dell’odio. Verso la violenza senza limiti, verso le distruzioni, verso i crimini intollerabili non provo sdegno ma odio. Un odio cieco e rancoroso che mi fa paura. E’ per questo che dico “Isis ha vinto”. Perché questi pazzi sono riusciti a peggiorarmi, a rendermi meno umano e più mostruoso. A rendermi un po’ più simile a loro.

Però, anche se hanno vinto, spero che la loro vittoria sia solo momentanea. Perché io sono consapevole che l’odio, il mio odio è sbagliato. So di avere un problema e so che ogni problema ha una soluzione. So di non essere ancora interamente senza speranza, in balia degli umori più biechi e meschini del mio animo.

Contrariamente a loro. Loro sono perduti.

P.S. Questo post è dedicato alla memoria di Khaled Asaad, musulmano, studioso di 82 anni, direttore del sito archeologico di Palmyra assassinato barbaramente senza un perché.

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8 risposte a Isis ha vinto

  1. chilosa ha detto:

    piccola domanda. Sai indicarmi quanti morti ha fatto ISIS?

  2. marckuck ha detto:

    Non lo so… parecchi penso. Ma non è solo un fatto quantitativo. E’ il tipo di regime, il tipo di società (sempre che di società si tratti…) che costruisce che ha in mente. Ti posso dire che la Campagna di Russia di Napoleone (1812) è probabilmente stata più sanguinosa, ma non altrettanto brutale e irrazionale. Perché comunque? tu hai una cifra attendibile?

  3. Clara ha detto:

    Ho letto attentamente il suo articolo e voglio dirle che, a mio modesto parere, purtroppo, la natura umana è questa ed è capace di queste bestialità. Intendo che essa è fondamentalmente “non nobile”, ma miserevole, abietta, capace di distruggere ed annientare chi viene considerato “diverso” o in qualche modo “pericoloso”, perchè Auschwitz ce l’abbiamo dentro di noi. Lei ha citato alcune importanti tragedie della storia dell’umanità antiche e recenti, tra cui le terribili stragi dei campi profughi palestinesi di Sabra e Shatila e la sciagurata Amministrazione di Bush jr che, tra le tante conseguenze, ha provocato anche questo incendio incontrollabile del mondo islamico. A quanto lei ha scritto vorrei aggiungere le sanguinose dittature di alcuni Stati africani, coperte e sovvenzionate dagli Usa, tutto quello che è stato fatto in Sudamerica negli anni ’70 e ’80 (avevo letto un libro che parlava di quando in Nicaragua c’era un certo Noriega, dal quale non mi sono ancora ripresa), ma si può anche citare i Gulag staliniani e il regime di Pol Pot. Il famigerato regime di Pol Pot. Oppure andando molto più indietro nella storia, fare considerazioni su come l’ Inghilterra ha “civilizzato” gli indiani d’America, o su come la Spagna ha massacrato le popolazioni pre-colombiane del Messico e del Perù. Sa cosa credo? Che la nostra capacità sincera di indignarci, di stupirci o di inorridirci, sia direttamente collegata al tipo di vita che ciascuno conduce. Preciso e sottolineo che io comprendo, rispetto e condivido i sentimenti che lei ha espresso analizzando la vicenda di Khaled Asaad, ma allo stesso tempo sono convinta che quando ci si trova a vivere in certe realtà per così dire “di frontiera”, border-line, caratterizzate da varie forme di disagio, a nascere in famiglie disgraziate e a conoscere fin dalla tenera età cosa possono essere certe miserie umane, la nostra capacità di provare dolore e forse ribrezzo di fronte al loro manifestarsi si attenua. Non so se ci si abitua, ma ci si stupisce di meno. Pensi a quanta gente vota Salvini (che pure su alcuni argomenti ha delle ragioni), all’ignoranza che ha prodotto e produce certi fenomeni sociali, a quanto una società così squilibrata generi mostri che poi divoreranno tutto, ciò che di buono e di non buono abbiamo costruito. Lei ed io abbiamo un’età, non voglio certo insinuare che lei non conosca la natura umana, o più precisamente la sua parte peggiore, ma un orribile delitto come quello perpetrato dagli uomini dell’ Isis appare di più nella sua brutalità a chi vive in un mondo che non dico sia circoscritto, ma forse un pò protetto dalle miserie di questa Terra. Ciò che mi ha colpito in questo efferato delitto, è ancora e sempre la vicenda personale di quest’uomo, un martire senza dubbio. L’avere per mesi messo al sicuro molti reperti archeologici, la dedizione, l’impegno, il sacrificio ad un’età di oltre 80 anni, dimostrano che egli credeva profondamente in quello che faceva e ne sentiva la responsabilità. Grazie al cielo, in mezzo al male che sembra sopraffarci tutti e che tutto sembra avvolgere con il suo mantello, ci sono esempi di “uomini di buona volontà”, di chi si spende per il prossimo, di chi dedica la propria vita ad una buona causa per cercare di migliorare questo mondo; tra i tanti, voglio citare un esempio del passato: Mons. Oscar Romero, ucciso sull’altare in Salvador mentre celebrava la messa, per aver difeso la popolazione locale dallo sfruttamento governativo, dall’oppressione sui più deboli. Dobbiamo credere ancora nell’uomo, altrimenti siamo perduti.
    Ho letto anche il suo articolo su Nagasaki, in questi giorni vado a cercare il film che ha consigliato di vedere.

  4. Roy ha detto:

    – Clara: chapeau.
    – Marckuck: senza scomodare Napoleone, posso garantirti che in tempi ben più recenti vi sono state stragi che hanno coinvolto miriadi di persone ma non hanno sconvolto le coscienze dell’Italia, dell’Europa o dell’Occidente in generale. Mi chiedo però cosa possa trasformare un pacifista come te in un sostenitore della pena di morte (per impiccagione, poi!). Mi sorge il dubbio che quando il fiato del nemico lo senti sul collo anche la reazione di un uomo che si dice pacifico sia diametralmente opposta rispetto a quando la barbarie è lontana da casa.
    Volendo potrei essere più preciso, ma come diceva Arbore: meditate gente, meditate.

  5. marckuck ha detto:

    Clara, la sua frase “la nostra capacità sincera di indignarci, di stupirci o di inorridirci, sia direttamente collegata al tipo di vita che ciascuno conduce” è quella giusta e – indirettamente risponde anche a Roy (redivivo).
    Il problema, il mio problema è proprio che mi sento minacciato direttamente. Ho citato tragedie orrende nel mio post, molte di queste perpetrata da occidentali, da europei, quindi da quella che considero “la mia gente”… Ed è vero che la morte dell’archeologo irakeno mi ha colpito anche e soprattutto perché è la storia di un singolo uomo. E’ brutto dirlo, ma 100 morti sono 100 morti, un morto solo è un nome, un volto, una storia, un destino e sconvolge di più…
    Ma dovrebbe essere però chiaro che questo post non è certo un post dove mi incenso, dove dimostro di essere fiero di me, anzi.
    E’ un post brutto.

  6. roy ha detto:

    Uomini di cultura e politologi dovrebbero essere abbastanza forti e integri per mantenere la loro linea a prescindere dalla minacce dirette.

    Cambiare il proprio cammino e il proprio credo, di cui hai dato ampia dimostrazione durante questi anni proprio su questo blog, non mi pare molto coerente.

    Nulla di personale ma mi andava di dirtelo. Tutti invecchiano, pure io

  7. nodders ha detto:

    Bellissimo post, di cui apprezzo particolarmente l’onestà. Fai bene a confessare i limiti del tuo pacifismo, di fronte alla ferocia di Isis, senza nasconderti dietro falso buonismo o intransigenza intellettuale (chiaro che tutti sarmmo pronti a dichiararci martiri della causa ma senza dover affrontare il coltello alla gola).

    Io comunque non mi faccio intimidire da questi psicopatici tagliagole. Io la pena di morte non la invoco per nessuno, e leggendo della fine di Rudolf Höß confesso di essere rimasta agghiacciata dal fatto che i polacchi avessero usato la corda corta. Neanche il boia di Auschwitz si meritava tanto.

  8. Antonio ha detto:

    premessa
    1) non voglio difendere l’isis (che non è sicuramente una bella roba)
    2) magari sbaglio nel leggere una vena polemica nella domanda di chilosa

    Fatte queste premesse qualche mese fa hanno passato ad un tg una notizia sull’isis nella quale si raccontava una tale serie di atrocità che ad un certo punto mi sono messo a ridere.
    Non perchè le atrocità mi facciano ridere, ma perchè è scattato quell’effetto che accade in alcuni film quando diventano involontariamente comici.
    Insomma troppe atrocità, tutte assieme, la maggior parte di utilità negativa quando ti stanno sparando (o spari), per dirla con un francesismo “una manica di fregnacce”.

    A quel punto ho deciso che probabilmente l’informazione che ci arriva sull’isis è leggermente falsata.
    Il che non vuol dire che non ammazzino la gente, che non decapitino gli ostaggi, che non distruggano i monumenti antichi, lo fanno e mettono pure i video su youtube.
    Vuol dire però che non ho (abbiamo?) sufficienti informazioni e che, per come è strutturata l’informazione “mainstream” che tende a fare notizia spaventando le persone, rischiamo di essere “manipolati” per farci dire che quelli dell’isis vanno impiccati tutti a cuor leggero.

    Insomma alla fine della fiera resisto. Non voglio impiccare nessuno, non voto Salvini e nelle situazioni di conflitto cerco sempre di conservare la lucidità per pormi la domanda “chi è il più debole?” e cercare di comprendere le sue ragioni.

    Antonio

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