Su domani, quando non ci sarà più il Louvre…

Sulle prime mi sono incazzato. Leggere che Alessandra Moretti ha dato l’ok del Partito Democratico all’ipotesi di sventrare la laguna di Venezia per farvi passare le Grandi Navi al solo fine di consentire ai turisti “last minute” di fare dei selfie con le loro insulse facce rubizze con sullo sfondo la Basilica di San Marco mi aveva fatto salire il sangue alla testa. “Ecco cos’è diventato il PD! un agglomerato di interessi senza un tessuto comune, una linea etica o un valore unificante! il luogo privilegiato dei poteri forti e dei loro lerci interessi… Con tante Moretti, belle testoline piene di nulla al servizio del peggior capitalismo predatorio!”

Però poi mi sono calmato e mi è tornata in mente una delle poche cose che in 12 anni di consulenza politica sono sicuro di aver capito: al politico medio del “contesto”, del Paese, del futuro, dei suoi elettori non importa fondamentalmente nulla. E’ narciso, egocentrico, scarsamente preparato e pensa essenzialmente ai fatti propri: tra la rielezione e la Pace nel Mondo sceglie la rielezione e praticamente nessuno che si mette a fare politica diventa un essere umano migliore (e infatti, una delle funzioni “sociali” e democratiche della consulenza politica è lavorare per tenere assieme interessi collettivi e ambizioni del cliente). Quindi il comportamento del PD del Veneto nulla aggiunge o nulla toglie alla mia opinione della categoria del Politico. E però c’è dell’altro.

Le esigenze della salvaguardia di Venezia messe in secondo piano rispetto agli interessi economici del turismo si lega con altre notizie prese qua e là nelle ultime settimane… La lobby dei dipendenti di Pompei che tiene il ministero sotto scacco… le polemiche friulane sull’apertura domenicale del museo archeologico di Aquileia… e la zuffa francese di queste ore in relazione alla decisione di garantire l’apertura 7 giorni su 7 del Louvre, del d’Orsay e di Versailles, malgrado i dubbi della comunità scientifica preoccupata per lo stress al quale le opere d’arte sono già sottoposte.

E8HAF1 Tourists take photos of Leonardo Da Vinci "Mona Lisa" at the Louvre Museum

E8HAF1 Tourists take photos of Leonardo Da Vinci “Mona Lisa” at the Louvre Museum

E’ il conflitto tra “oggi” e “domani”. Tra il politico – che vede nel patrimonio artistico una fonte di consenso elettorale – e il tecnico, che si sente responsabile del museo, dell’opera d’arte, del sito archeologico. Per il politico ci vogliono sempre più turisti, più aperture, più “promozione” perché questo genera indotto: lavorano le librerie, lavorano i locali pubblici, lavorano gli alberghi e le locande e quindi la gente è più ricca e più felice e lo rieleggerà. Mentre – spesso – per lo storico dell’arte, per il soprintendente un eccesso di aperture, di visitatori, di confusione, di foto, di video e di luminarie è un pericolo per il patrimonio che si sentono in dovere di difendere.

La fruizione universale dell’arte è una grande conquista democratica e l’idea che questa possa tornare ad essere riservata solo a un “sinedrio” di burocrati, di saggi e di principi mi risulterebbe intollerabile. Ma il conflitto tra le esigenze della conservazione e quelle della promozione è evidente, universale e vede quasi sempre la seconda prevalere sulla prima. I soprintendenti con i loro “vediamo”, “valutiamo” davanti a qualche inebriante intuizione dell’assessore alle attività culturali di turno vengono inevitabilmente descritti come “dei vecchi rompicoglioni” intenti sempre a proibire, ostacolare, mugugnare… Non mi serve attraversare il mondo per saperlo, mi basta ricordare gli scazzi continui tra le Belle Arti e la potentissima “lobby del tajut” udinese, con i primi preoccupati per l’integrità monumentale di piazza San Giacomo e i secondi che vorrebbero utilizzarla per ogni genere di circo equestre etilico, protetti in questo dall’amministrazione comunale, consapevole che i bar girano voti, le statue e gli affreschi no.

E quindi passino le grandi navi davanti a Venezia. Si mantengano le costruzioni abusive nella Valle dei Templi. Si apra il Louvre ogni giorno, con la gente accatastata sotto la Gioconda. Si trasformi il centro storico di Udine in un’unica, immensa osteria… “Chi vuol esser lieto sia, del doman non v’è certezza!“. E si usi l’arte come strumento essenzialmente come strumento per fare soldi. Tanti soldi.

In un post che ho particolarmente amato, di alcuni anni fa, scrivevo: “questo che mi lascia perplesso nel turismo di massa, del quale anche io sono stato e sono vittima e beneficiario assieme. I prezzi sono bassi, le opere d’arte sono accessibili, si vedono tante cose ma, onestamente, quanto rimane? Alcuni viaggi ci piacciono, altri ci deludono, ma troppo spesso il nostro giudizio si ferma alla superficie, alle sensazioni. Ma quanto si ritorna effettivamente più colti? più profondi e umanamente ricchi?

E’ così sbagliato contingentare gli ingressi? E’ così sbagliato che non si entri in un museo quando si vuole, guidati dalla noia o perché fuori piove? è così sbagliato che per vedere piazza San Marco si debba scendere dal transatlantico e farsi una passeggiata a piedi? è così sbagliato che nell’adottare decisioni che riguardano l’eredità culturale si tengano presenti non solo le esigenze di breve periodo ma anche quelle delle generazioni future?

No, non è sbagliato. Ma è irrealistico. Noi depauperiamo l’ambiente. estinguiamo le forme di vita. devastiamo le opere d’arte perché siamo solo tronfie locuste prive del senso del ieri e del domani. E in fondo in fondo, il nostro approccio è più simile a quello dei terroristi dell’Isis che smontano Palmyra per vendere a collezionisti senza scrupoli teste di statua o decori di frontone piuttosto che a quello del mite professor Khaled Asaad, che per tutelare e tramandare ai posteri le vestigia della civiltà classica.

E nessuna migrazione di popoli potrà mai creare danni maggiori a quelli creati alla nostra eredità artistica dai geometri dei comuni e dagli assessori ai lavori pubblici e alle attività culturali…

P.S. Questo post è stato ispirato da una chiacchierata con l’amico Giacomo, ancora indeciso tra un futuro di severo archeologo con il completo di lino color sabbia e un magnifico selfie dal ponte di una grande e pacchianissima nave, con sul naso gli occhiali “Tiger” e sullo sfondo una stremata piazza San Marco, brulicante di turisti senza nome e senza senso…

 

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Una risposta a Su domani, quando non ci sarà più il Louvre…

  1. Bianca 2007 ha detto:

    Come sempre applausi. Forse banalmente anche ripetitiva ma applausi. Condivido la veemenza del nostro critico Sgarbi. Mirka anzi FULVIA

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