I Licurghi del confusionismo italico

Il principe di Talleyrand, al bello spirito che gli chiedeva come avrebbe dovuto essere la Costituzione della Restaurazione borbonica rispose: “breve e oscura”.

Sul breve non ci siamo, ma sull’oscurità stiamo andando a gonfie vele. La nostra venerabile Carta – oggetto di costante stalking da ormai 35 anni – pare essere a un passo dall’archiviazione definitiva, sostituita in buona misura dal pateracchio noto come “Legge Boschi”. Che nulla inventa, ma tutto incasina.

Dopo settimane di “penultimatum” e scaramucce di trincea sull’elettività diretta dei senatori, “pilastro irrinunciabile” per la querula minoranza del PD, ecco partorito il Grande Accordo, la Furbata Suprema in grado di mandare definitivamente in soffitta il “Connubio” tra Cavour e Rattazzi. Il Padre di Tutti gli Emendamenti a firma Anna Finocchiaro:

– La durata del mandato dei senatori coincide con quella degli organi delle istituzioni territoriali dai quali sono stati eletti in conformità alle scelte espresse dagli elettori per i candidati consiglieri in occasione del rinnovo dei medesimi organi, secondo le modalità stabilite dalla legge di cui al sesto comma.
– Con legge approvata da entrambe le Camere sono regolate le modalità di attribuzione dei seggi e di elezione dei membri del Senato della Repubblica tra i consiglieri e i sindaci, nonché quelle per la loro sostituzione, in caso di cessazione dalla carica elettiva regionale o locale. I seggi sono attribuiti in ragione dei voti espressi e della composizione di ciascun Consiglio

La parte in neretto indica la proposta di modifica all’art. 2, comma 5 del D.D.L Boschi. La minoranza PD commossa fino alle lacrime, il governo soddisfatto per la soluzione di “altissimo profilo”, i costituzionalisti di corte plaudenti per l’eterno contributo dato dalla Finocchiaro alla scienza giuridica occidentale. Solo a me – come fossi l’Hari Seldon del “Ciclo della Fondazione” di Isac Asimov – pare che la Storia possa avere chiavi di lettura diverse? E quindi, la dico come esattamente come la penso: l’emendamento Finocchiaro è una fesseria.

Che cosa vuole dire, infatti, che i senatori sono eletti “in conformità alle scelte espresse dagli elettori”? se la prendo alla lettera, immagino che i consiglieri con più preferenze personali siano anche – di diritto – senatori e quindi il consiglio ha una mera funzione di ratifica. Ma allora perché usare un inciso così contorto? oppure esistono modi diversi in base ai quali gli elettori possono esprimersi? e quali, di grazia? E “conformità” cosa significa? una “copia conforme” è qualcosa di identico anche nei dettagli, quindi – si suppone – non vi deve essere alcun margine di discrezionalità. E del presidente eletto (e dei presidenti mancati) che ne è? rientrano nella “conformità alle scelte espresse” o no?

E poi perché questo inciso è piazzato nel comma che riguarda la permanenza in carica? solo per non riaprire il comma 2, che testualmente dice:

I Consigli regionali e i Consigli delle Province autonome di Trento e di Bolzano eleggono, con metodo proporzionale, i senatori tra i propri componenti e, nella misura di uno per ciascuno, tra i sindaci dei Comuni dei rispettivi territori.

Non aveva più senso mettere la frase della “conformità alle scelte” dopo “componenti”? Ma no, sia mai che la si da vinta a Bersani e si ridiscute il Sacro Comma. Quindi – nella Costituzione che nel 1947 fu fatta rivedere dall’Accademia della Crusca perché fosse anche stilisticamente perfetta – fracchiamo “ad minchiam” un inciso dove capita, “perché tanto, basta farla finita”.

Ovviamente, una classe politica incapace di scrivere una legge decente e abituata a trattare ogni testo normativo con lo spirito del “maxi emendamento omnibus” non si poteva pensare che fosse in grado di partorire un testo decente. Ma qui si va veramente oltre… E non è un problema di destra, di sinistra, di renziani, di antirenziani… E’ un problema di decoro. E’ la distinzione tra “fair” e “unfair“.

E così, oggi tutti applaudono la Finocchiaro per il suo inciso cretinetto. Ma si sa, tra politici arronzoni, pseudo-Machiavelli in cerca di principi da consigliare, giornalisti accidiosi e plebeismo istituzionale andrà bene pure questo… Sopravviveremo anche a questa bruttura, in qualche modo.

Nel 1946 – ai tempi dorati della Costituente – durante uno scontro su non ricordo cosa Francesco Saverio Nitti diede del “Licurgo del confusionismo italico” a Meuccio Ruini, presidente della “Commissione dei 75”. Probabilmente Nitti alla Finocchiaro non si sarebbe mai rivolto in modo così brutale. Perché era un gentiluomo del sud e – soprattutto – perché sarebbe ammutolito dallo sbigottimento.

E rimpiangerebbe mille volte il “confusionismo” di Ruini…

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in "Premio Notaras", Brontolamenti, borbottamenti e invettive, cronache dall'Andazzo e contrassegnata con , , . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...