Un altro Cola di Rienzo, 700 anni dopo…

Nel XIV secolo un uomo di indubbio talento intellettuale e riconosciuta rettitudine morale – Cola di Rienzo – riuscì a conquistare il potere in una Roma squassata dalla corruzione, dai conflitti tra cosche di potere (i Colonna… gli Orsini… i Savelli…), nell’inerte latitanza del potere politico ufficiale, visto che il Papato si era trasferito ad Avignone.

Cola di RienzoCola di Rienzo voleva cambiare Roma. La voleva liberare dai gravami della corruzione e della prepotenza dei potentati politici. La voleva virtuosa e prospera. Iniziò a governare in modo saggio e retto creandosi potenti nemici in seno al patriziato cittadino. Ma fece degli errori e si lasciò prendere la mano. Il Papa da Avignone non lo difese (anzi) e i patrizi sobillarono il popolo provocandone la caduta.

Il suo corpo venne bruciato davanti al palazzo dei Colonna, suoi principali nemici.

Naturalmente, tutto questo mi è tornato in mente in queste ore, dopo le dimissioni di Ignazio Marino – sindaco incauto e pasticcione – al termine di una campagna di fango con pochi eguali nella recente storia italiana. Chi ama i libri gialli conosce la classica frase “2 indizi sono solo 2 indizi, 3 sono una prova”. E allora mettiamo in fila quello che si ho capito del fattaccio romano…

1. Ignazio Marino era guardato con ostilità dai vertici del Partito Democratico e dai comitati d’affari che hanno gestito la città per anni;
2. Il PD romano si è rivelato invischiato nel malcostume della Grande Meretrice al punto da essere commissariato con la finalità – niente meno – di “rifondarlo”;
3. Ignazio Marino è stato fatto dimettere con una serie di pretesti che – se presi alla lettera – porterebbero alle dimissioni di 3/4 degli amministratori pubblici italiani e dello stesso presidente del Consiglio;
4. Lo statuto nazionale del Partito Democratico – al suo art. 18 – prevede per la scelta dei sindaci lo strumento delle primarie. Eppure il presidente del Consiglio – come riportano tutti i giornali – non le vuole pretendendo di scegliere lui il futuro candidato sindaco della Capitale;
5. Il capogruppo del PD Luigi Zanda – che intimava a Marino di conformarsi alle volontà del partito “pre commissariamento” (cioè quello corrotto) – dichiara oggi che “votare durante il Giubileo potrebbe portare problemi di ordine pubblico”. Vale a dire “non votiamo durante il Giubileo”, in spregio alla legge e ai più elementari principi democratici.
6. Luigi Zanda nel 2000 fu nominato presidente dell’Agenzia per la gestione del Giubileo di quell’anno. Cioè era uno dei 3-4 che decideva come girare i soldi.
7. Il governo oggi ha sbloccato 30.000.000 di euro, sempre negati a Marino.

Ho dimenticato qualcosa? Ci sono conclusioni da trarre? La mia ipotesi è che dietro la caduta di Ignazio Marino – che di errori ne ha fatti – vi sia una precisa regia politico-affaristica, profondamente legata con la parte peggiore della città e con ramificazioni fino a Palazzo Chigi. E’ una ipotesi pessima, brutta e triste.

Sta ora alla politica – da Matteo Renzi in giù – dimostrarmi che ho torto. Privilegiando scelte di qualità, trasparenti e democratiche. Però, siamo partiti maluccio…

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