Life on Mars

Vincendo il mio abituale dinamismo da rospo in fondo a un pozzo ieri sera ho deambulato verso il cinema per “The Martian” o – come si dice da noi – “Il Sopravvissuto“, il nuovo filmone di Ridley Scott.

Da Scott non so mai cosa aspettarmi. Alcuni film che ho visto – come Black Hawk Down o Le Crociate – sono molto belli, altri invece li colloco nella categoria delle puttanate di talento (Il Gladiatore, Prometheus). Complessivamente però, di regola vale sempre la pena dedicarci del tempo. Al limite, se il film è storico, cercando semplicemente di non aspettarsi troppa raffinatezza filologica in attesa di godersi il momento in cui viene scatenato l’inferno.

Occhio, Spoiler!

51eok8EviTL._SX323_BO1,204,203,200_The Martian mi è piaciuto. La trama è semplice: l’uomo – non sazio di aver fatto già tanti danni sulla Terra – è riuscito anche a sbarcare le sue insulse chiappe su Marte e il film si apre con un gruppo di astronauti intenti a piantar cartelli da spiaggia su una superficie rossa e desertica.

Improvvisamente, giunge una bufera di vento (che su Marte non può fare danni non essendovi abbastanza pressione atmosferica, ma facciamo finta che ci sia…), non si vede più nulla, gli astronauti vengono sballottati qua e la e uno di questi – che assomiglia tutto a Matt Damon – finisce gettato chissà dove e creduto morto. I suoi compagni sono costretti a ripartire prima che il vento distrugga pure l’astronave e quindi lasciano il poveretto a terra (anzi, a marte) nella convinzione che tanto, pace all’anima…

Naturalmente non è morto (altrimenti il film sarebbe già finito e pagare a Matt tutti quei soldi per un cameo non avrebbe avuto senso) e ovviamente sappiamo già dopo 3 minuti che alla fine tornerà a casa sano e salvo, perché questo è il bello di Hollywood, ma la parte godibile è sempre vedere come viene costruito l’inevitabile happy ending.

Come ho ricordato in un vecchio post di 5 anni fa, tutte le trame possono essere ricondotte a 7 (non l’ho pensata io: me l’aveva già detto 20 anni fa l’amico GioNocio e poi un tizio ci ha scritto un libro) e – delle 7 – questo è il classico “Ritorno a Casa”. L’uomo solo, in balia degli eventi, che vuole ritornare alla vita di sempre… Chiamala “Odissea” o Cast Away o The Terminal, fa lo stesso. Nel cinema, questo avviene di regola passando attraverso step ben precisi:

  • evento traumatico iniziale
  • presa di coscienza della gravità della situazione e decisione di non mollare
  • faticoso tentativo di costruirsi una quotidianità, senza mai scordare l’obiettivo finale
  • tutto rischia di andare a monte quando ormai sembrava fatta
  • successo finale, con applausi, baci, lacrime e rinnovata fiducia nel sistema.

Ovviamente da casa lo aiutano. L’intera Nazione è in ansia e attende le buone notizie da Marte mentre alla Nasa si lavora senza sosta per trovare il modo di riportare il botanico marziano in Patria, costi quel che costi. Nella filmografia americana contemporanea di solito ci sono due tipi di eroi: il fascistone patriottico modello “Rambo” o “Ispettore Callaghan” (poche parole, poche idee ma salde, molte maniere forti) e – da 20 anni a questa parte – il nerd smanettone. Che non ha una vita. Che mangia solo patatine e pizza fredda. Dorme vestito. Non cambia mai le mutande ma in compenso ha sempre un pc ultimo modello collegato con qualsiasi cosa serva e – schiacciando un tasto – trova la formula per salvare il Mondo. E, dopo averla comunicata al presidente degli Stati Uniti (o al direttore della Nasa, come ieri sera), se ne ritorna nella sua tana maleodorante, palleggiando con un pallone da basket sulla destra e il MacBook sotto braccio con la sinistra.

In The Martian è lo smanettone che risolve ogni problema, riuscendo laddove tutti falliscono.

Nella sua prevedibilità di sviluppo, il film è comunque godibile. Pare – da quanto ho letto su internet – che sia pure scientificamente molto accurato (bufera di vento a parte) e dunque le soluzioni che Matt inventa per sopravvivere abbiano una potenziale veridicità scientifica. Ma io non lo so e non lo voglio sapere e resto convinto che – di regola – se vuoi goderti la salsiccia non devi avere un eccesso di dettagli in merito alla preparazione…

Colonna sonora tutta discomusic anni ’70 con una sola, vera perla: questa.

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3 risposte a Life on Mars

  1. Paola ha detto:

    l’uomo – non sazio di aver fatto già tanti danni sulla Terra – è riuscito anche a sbarcare le sue insulse chiappe su Marte…..
    se vuoi goderti la salsiccia non devi avere un eccesso di dettagli in merito alla preparazione…
    sei sempre forte!

  2. gionocio ha detto:

    che dire, sono ammirato.

    No, non sono lacrime quelle che mi inumidiscono gli occhi, ma rinite allergica agli acari della polvere.

  3. marckuck ha detto:

    Sono sprecato per te! E – tra l’altro – non mi leggi neppure più 😦

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