E se Massimo…

La vicenda della caduta della giunta di Marino potrebbe essere descritta con i toni leggeri della farsa se non riguardasse la città più famosa del Mondo (una delle più famose, non esageriamo…), la capitale del Paese, il luogo in cui vivono oltre 3.000.000 di persone, dove ha sede il Papa, dove ci sono alcuni dei capolavori artistici più studiati, invidiati e ammirati del Pianeta…

Un Sindaco infiocinato per ragioni rimaste oscure (perché nessuno crede al rigurgito di moralismo alla Savonarola che ha accompagnato lo “scontrinogate”… soprattutto se le lezioni di etica provengono dal cerchio magico del premier, che con l’aereo di stato va pure al cesso). Un Sindaco probabilmente onesto, ma totalmente inadatto a capire le più elementari dinamiche della politica, come la faccenda delle dimissioni date e revocate ha dimostrato. Un partito a pezzi, depositato negli artigli tanto ambiziosi quanto incapaci di Matteo Orfini, la cui unica dote conosciuta è fare lo sparring-partner perdente di Renzi nelle partite alla play station. E un contesto politico-ambientale nauseabondo, con un grado di corruzione, malcostume, intrigo e omertà degno del periodo dei Trenta Tiranni descritti nella Historia Augusta o delle fasi decadenti della Roma dei Borgia…

Come si esce da tutto questo? probabilmente non se ne esce, non a breve almeno. Ma si può fare qualcosa partendo da quanto – a torto o a ragione – è stato messo in carico al sindaco-chirurgo. Accusato di essere “estraneo alla città” e “poco politico”.

l43-massimo-alema-120424161126_bigE il nome che mi pare possa essere la soluzione ideale è – udite, udite – quello di Massimo D’Alema. Il Divo Massimo. Il Mago Dalemix. Il Giulio Andreotti del centrosinistra. Che nella nouvelle vague della politica attuale è visto come il Grande Satana, l’archetipo del politico cattivo, del “professionista” vecchio stampo, così lontano dallo stile attuale, che ha sostituito il pensiero complesso con i 140 caratteri di Twitter.

Per quanto riguarda il rischio di una estraneità alla città, ricordo che D’Alema a Roma ci è nato e ci vive. La città la conosce e – forse – si potrebbe dire che in questo caso la conosce pure troppo. Ogni mattonella, ogni buco nel muro dentro il quale si acquatta un bacherozzo, ogni filo di fumo che si alza dai quartieri del Potere sono perfettamente noti al “leader Massimo”, compresi gli angoli oscuri dove il “Mondo di Mezzo” descritto da Massimo Carminati si manifesta in tutto il suo fulgore… Però D’Alema non è un pupo, semmai ha più la caratura del puparo. Il che fa pensare che sarebbe in grado di governare i processi, non di venirne travolto come accaduto al povero Ignazio.

Per quanto riguarda la seconda critica a Ignazio Marino – il suo essere impolitico – certo non la si può rivolgere a Massimo D’Alema. Chi più politico di lui? Anzi, chi più fieramente politico di lui? Ma politico vero, non solo con le astuzie e le bassezze. Politico strutturale, di solide letture e solida formazione, con il gusto per i disegni complessi e la visione razionale che caratterizza lo statista più che il politico. Insomma, doti antiche, doti perdute e dimenticate…

Massimo D’Alema candidato sindaco di Roma avrebbe inoltre altri vantaggi non da poco. E’ un politico con importanti legami internazionali e la capitale non merita una mezza tacca, soluzioni furbette o di ripiego (gente del tipo Marianna Madia ad esempio…). E se – per una volta – Matteo Renzi si comporterà come un politico e non solo come lo spin doctor di sé stesso dovrebbe capire anche che proporre e sostenere un nome come quello di D’Alema avrebbe il vantaggio di ricompattare (nei limiti del possibile) la “coalizione dominante” del PD renziano con quella parte di minoranza più sensibile al ragionamento politico. Certo, è vero che Massimo D’Alema odia Renzi, ma è vero anche che Matteo Renzi odia D’Alema e quindi – almeno su questo – sono pari. Ma un D’Alema sindaco avrebbe anche meno tempo e meno incentivi per intrigare dietro le tende contro il cacicco di Rignano sull’Arno…

Certo, Massimo D’Alema non è un mostro di simpatia, ma non deve presentare Sanremo. E’ arrogante e spocchioso, ma forse non lo sono molti della nuova leva politica, pur senza avere il passato, l’esperienza e la preparazione istituzionale dell’ex “deputato di Gallipoli”? Certo, D’Alema fu “l’uomo dell’inciucio” con Berlusconi ma davvero colui che si è tirato in casa Verdini con tutto il suo casellario giudiziario avrebbe il fegato per usare questo argomento?

Roma ha bisogno di una soluzione di alto profilo: gli ex sindaci (Rutelli o Veltroni) sono corresponsabili del disastro, soluzioni da varietà non sono pensabili. E’ il momento di ridare centralità alla politica, nel PD e nelle istituzioni. E questo – nessuno può negarlo – Massimo D’Alema lo saprebbe fare perfettamente.

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2 risposte a E se Massimo…

  1. Bianca 2007 ha detto:

    Accuratissima la tua analisi che mi trova accuratamente d’accordo. Acuto come sempre e lungimirante. Mirka

  2. Bianca 2007 ha detto:

    E il Suo vino sarebbe assicurato in tutti i Supermercati. Avevo dimenticato di aggiungere questo a conclusione del mio apprezzamento di prima al tuo splendido post. Mirka

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