Sovrana solitudine

145835278-7bffbbd3-40dd-4c7c-8468-8de948d029a3Nello sfascio pensavo alla povera Elisabetta, così composta, così educata, così consapevole. A Elisabetta che quando morì suo padre, Giorgio VI, si prese un ceffone dalla nonna Mary che le disse “piangerai dopo, ricordati che da oggi tu hai solo doveri!”
 
E pensavo che ha iniziato a regnare incontrando all’udienza del martedì il primo ministro Winston Churchill, con la sua saggezza e lealtà istituzionale. E poi tutti gli altri. Un gentiluomo come Harold McMillan, un conte scozzese come Lord Home, il cui titolo risaliva agli Stuart. E poi cortesi, onesti e preparati marxisti come Harold Wilson o James Callaghan. Quindi l’inizio della fine: il fanatico liberismo bottegaio di Margareth Thatcher, la boria di Tony Blair, la superficialità di Cameron e – da ottobre – la volgarità populista di Boris Johnson, uomo incomprensibile, di indubbia cultura che reintroduce il latino a scuola e poi si lancia in frasi omofobe, islamofobe o xenofobe.
 
Forse in Europa nessuno meglio di lei può testimoniare il crollo verticale della qualità nelle classi politiche non solo britanniche ma continentali (perché diciamocelo, Hollande non è Mitterand, la Merkel non è Adenauer o Kohl, Renzi non è De Gasperi, Moro e neppure Fanfani). E mi piacerebbe sapere che cosa pensa. Ma non lo saprò mai, perché Elisabetta non parla, non rilascia interviste, non si toglie “sassolini dalla scarpa”, non fa battute sceme, non twitta cagate che poi deve smentire. Parla solo quando è opportuno e pesando le parole, come qualche giorno fa quando ha dichiarato “tutti siano consapevoli degli enormi benefici che si realizzano quando la gente si unisce per un obiettivo comune”.
 
Una frase chiara. Ma inutile in questi tempi in cui qualsiasi politicante da strada pensa di poter parlare su tutto più volte al giorno, nulla dura più di venti minuti e le galline starnazzano nelle arie rarefatte laddove le aquile sole facevano il nido…
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