Je suis (encore) Charlie

Charlie Hebdo – la rivista satirica “martire” – ha pubblicato una vignetta bruttina e urtante sul terremoto che ha devastato l’Italia Centrale il 24 agosto scorso ed è subito polemica contro la perfida Gallia con tutta la politica – dal PD a FdI – unanimemente offesa, scandalizzata, colpita nell’onore.

vignetta-charlie-hebdo-terremoto-831678Però la satira non deve far ridere ma far riflettere, deve graffiare, talvolta deve far male, ma a chi? al Potere, non agli umili.

E io che penso? Beh ho guardato la vignetta come italiano e come persona che ha vissuto – anche se indirettamente – un terremoto e non mi sono sentito ferito. Mi sono sentito inquieto e infastidito, ma non contro Charlie. Ho riguardato la vignetta pensando a quello che mi stava dicendo, alla sensazione meno superficiale che mi provocava e ho capito che le persone descritte non erano ridicolizzate. Erano le vittime. Le vittime del terremoto ma – soprattutto – le vittime di una “prevenzione all’amatriciana”.

La vignetta non irride. La vignetta illustra la tragica verità. La verità di un Paese dove i soldi per la prevenzione vengono stornati per fare altre cose. Dove la gestione quotidiana è sempre superficiale su tutto, anche quando vanno di mezzo la vita delle persone. Dove non esiste una garanzia di qualità nel settore pubblico, ma questa viene a dipendere quasi esclusivamente dalla rettitudine dei singoli (che spesso c’è, spesso no). Dove gli imprenditori e i politici ridono pensando agli appalti della ricostruzione. Dove il sindaco di un paese devastato dal sisma e sconvolto da decine di vittime – coinvolto nel governo comunale ininterrottamente dal 1995 – gioca a fare il personaggio televisivo, fa lo scaricabarile e urla con il megafono “se mi indagano io me ne frego!” e dice di meritare l’Oscar (non il Nobel, l’Oscar, come si conviene a un attore).

Certo, la Protezione Civile è stata mirabile come sempre, perché siamo fondamentalmente gente perbene e se c’è da scavare scaviamo. Ma siamo schiavi della burocrazia idiota, dei vincoli di bilancio, della corruzione più alta d’Europa, di una classe dirigente immorale, di una superficialità genetica. L’articolo di Repubblica del 29 agosto che spiegava perché i soldi per la prevenzione ad Amatrice sono stati spesi in tutto meno che in prevenzione è illuminante nella sua descrizione del ping-pong di responsabilità tra provincia e comune, tra politici e amministratori, tra pubblico e privato.

E allora non offendiamoci per una vignetta crudele ma – a suo modo – vera. Non offendiamoci se qualcuno mette il dito sulla piaga.

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2 risposte a Je suis (encore) Charlie

  1. gionocio ha detto:

    Je n’étais pas Charlie Hebdo, et moins ils sont maintenant.
    Le dessin animé est vulgaire et désagréable, malgré les défauts que nous infligeons à nous-mêmes.

  2. alexsandraclaudia ha detto:

    Je déteste le mauvais goût de la caricature, mais plus encore l’indignation faux de nos politicie. Je n’étais pas Charlie Hebdo, Je suis Gionocio 😉

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