Un Rinascimento da Cartolina

Tempo fa scrivevo che uno dei grandi dilemmi nella conservazione del patrimonio artistico è la diversità di fini tra i soprintendenti e gli amministratori locali: i primi vogliono preservare, i secondi sfruttare per fare fatturato. Lo stesso potrei direi sulla diversità dei fini che esiste tra chi crede che la Rai debba fare “servizio pubblico” (e dunque non essere schiava solo del profitto) e chi invece mira a moltiplicare fatturati e introiti pubblicitari, anche a scapito della qualità.

richard-madden-3873Lo si coglie perfettamente guardando la strombazzatissima fiction sulla Famiglia Medici, scritta, girata e soprattutto pensata per il famigerato “mercato internazionale”, cioè in larga parte americano. Gente che la guarderà stando seduta mangiando pop-corn aromatizzati alla vaniglia, del tutto inconsapevoli di cosa sia stato il Rinascimento italiano, di che ruolo abbia giocato la dinastia toscana anche nel definire la nostra identità nazionale e delle complesse partite politico-economiche giocate all’ombra della Cupola in eterno divenire. Inconsapevoli sono, inconsapevoli resteranno.

Perché il Rinascimento raccontato è esattamente funzionale a quello che il “mercato internazionale” vuole e che già abbiamo visto in altre serie – orride e strombazzate – come i Tudor o i Borgia. Un Rinascimento fatto di intrighi dietro le colonne, chiese oscure, cardinali con il pisello di fuori, feudatari spietati, borghesi cinici, donne dai facili costumi e artisti maledetti dalla sessualità confusa. Più o meno come negli anni ’50 o ’60 veniva descritto il mondo romano nei film di genere “peplum“: ammalianti matrone con cofana e veleno, schiavi di colore, eroi con il petto scolpito e ricchi patrizi perennemente distesi a mangiare uva tenendo il grappolo sollevato sopra la testa.

Ed è un peccato, perché fare “cultura” e mettere in piedi un prodotto commercialmente valido non penso sia incompatibile. Ad esempio, trovo che la Elizabeth I con Helen Mirren e Jeremy Irons (BBC 2005) sia stata un capolavoro stilistico, recitativo ed estetico, così come – sempre BBC (che sia un caso? non credo) – il recentissimo Guerra e Pace che, senza bisogno di un cast stellare è un prodotto fedele al romanzo, avvincente quanto basta, commovente quando serve…

E certo, poi ci sono i capolavori del passato. Come il Napoleone a Sant’Elena della cara, vecchia, meravigliosa tv in bianco e nero… L’ho rivisto qualche settimana fa, o meglio ho visto quello che si può rivedere. Perfetto nella ricostruzione, accuratissimo addirittura nel raccontare il processo decisionale del governo inglese con profondi riferimenti al contesto anche giuridico-formale (“chi è per noi Napoleone?”, “perché Sant’Elena è diversa da un altro possedimento della Corona?”).

Ma non si può pretendere questo ormai… Attori che recitano con stile, storici come consulenti, ricostruzioni filologiche. E’ un’epoca perduta, il paleozoico della televisione e solo pochi nostalgici come me non riescono a rassegnarsi che non si tornerà indietro.

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