4 domande. E poi il Silenzio.

iovotonoE così l’esperienza politica più intensa, coinvolgente e faticosa della mia vita politica sta volgendo al termine. Oltre 40 iniziative in 4 diverse nazioni e complessivamente 24 città. Centinaia di persone incontrate, di sorrisi fatti, di mani strette, di risposte a domande, di polemiche fronteggiate. E ora?
Ora la Costituzione, la dignità delle nostre istituzioni sono nelle mani creative, talentuose, bisbetiche e imprevedibili del popolo italiano. Non so se vincerà il NO per il quale mi sono tanto impegnato, onestamente ne dubito perché la battaglia è stata talmente impari, talmente drogata, talmente sporca da rendere miracoloso che siamo ancora in condizione di essere competitivi, però fino alle 23.00 di domenica è lecito sperare.

Mi sono restate ancora 4 domande, alle quali tenterò di darmi 4 risposte. Penso che siano domande che non interessano solo me, pertanto le metto nero su bianco, magari aiuteranno ancora qualcuno a riflettere.

Dobbiamo votare su una riforma che innova?

In questi anni molte Costituzioni in giro per il Mondo sono state oggetto di revisione più o meno direttamente e spesso è stato per ampliare i diritti dei cittadini e far progredire la civiltà umana. Così – ad esempio – ci sono ordinamenti costituzionali che hanno sancito quale diritto umano fondamentale l’accesso all’acqua (Bolivia 2009) o i “diritti della natura” (Ecuador 2008). La Francia ha approvato (2004) una “Carta dell’ambiente” parte integrante della Costituzione mentre altri ordinamenti hanno disciplinato i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza (Svizzera 1999). La Finlandia è stata tra i primi Paesi ad aver riconosciuto l’accesso ad internet quale diritto fondamentale (2010). Le Costituzioni del Sudafrica (1995) ed Ecuador (2008) bandiscono esplicitamente le discriminazioni legate all’orientamento sessuale e quella del Nepal (2015) riconosce i diritti di genere.

La riforma Boschi-Renzi invece è una riforma nata vecchia, triste, poco ambiziosa. Una riforma priva di una visione all’altezza della sfida dei tempi, lontana dalla società e dai suoi cambiamenti. Una riformicchia leguleia e autocratica, con le sue chiacchiere sulle navette, sui tempi certi per il governo (come se il governo non avesse già abbastanza poteri…)… una riforma che costituzionalizza le peggiori pratiche del procedimento legislativo degli ultimi 20 anni e lo fa in un italiano stentato. Non è una riforma costituzionale, ma un “condono costituzionale” per usare l’espressione dell’on. Serena Pellegrino.

Chi vince le elezioni forma un governo o si impadronisce delle istituzioni?

Siamo al terzo referendum costituzionale nell’arco di 15 anni. 3 riforme imposte a maggioranza e questa è – sotto tale aspetto – la peggiore perché la maggioranza che stavolta ha battuto sul tavolo il proprio pugno di ferro è stata creata da una legge elettorale incostituzionale. Quindi a differenza delle due precedenti è pure una maggioranza illegittima se non formalmente, almeno politicamente.

Questo non ha minimamente fermato la classe di governo, che si è gettata sul Potere come uno stormo di locuste su un campo di grano. E’ questo che ci serve? l’idea che ogni volta che un partito prende il potere si appropria automaticamente anche del diritto di riscrivere la Costituzione? Davvero vogliamo percorrere questa strada, al buio nella notte? E’ questo che vogliono tutti quei tartufi che dicono “voto SI” pur demolendo la qualità della riforma, Prodi in testa?

Insomma, il NO anche come un tentativo per stroncare questa tendenza a “decostituzionalizzare” la Costituzione. Ridarle dignità, sacralità e stabilità. Piaccia a JP Morgan o meno…

Chi sono i nuovi “Padri Costituenti”? 

Quando in Francia viene modificata la Costituzione il Parlamento si riunisce in seduta comune delle due Camere solennemente ed eccezionalmente nel Castello di Versailles, dove nel 1789 il Terzo Stato si proclamò Assemblea Nazionale rifiutando l’ordine del Re di sciogliersi e ponendo le basi del parlamentarismo francese. Dove tutto ebbe inizio.

Che differenza con il contesto nel quale si è svolta la riforma italiana. Le urla. Gli insulti. Le compravendite di parlamentari. I trucchi procedurali. Gli abusi. E da ultimo l’esaltazione del clientelismo più becero. E una scandalosa superficialità, una sconcertante mancanza di cultura costituzionale nelle infinite dichiarazioni del premier, della sua ministra preferita e della sua cerchia. E un attaccamento pauroso al potere, la dimostrazione di essere pronti a tutto per mantenerlo, il terrore di perderlo e l’assenza di remore nel difenderlo… Se qualcuno ha dei dubbi che l’attuale sistema non dia abbastanza strumenti decisionali al governo, ripensi a questi mesi e si renda conto che in Italia il Potere Esecutivo è fin troppo onnipotente.

Ma una cosa su tutte mi ha colpito in questi nuovi “Padri Costituenti”: l’assenza di un interesse culturale verso la loro stessa riforma. Per quanto mi riguarda in tutti questi mesi ho continuato a studiare, a leggere, ad ascoltare e arricchire i miei interventi pubblici con nuovi dati, nuove chiavi interpretative, cambiando pure il parere su alcune parti della riforma (ancorché secondarie). Questo perché le campagne elettorali sono anche un momento di “ascolto didattico”. Non ci si limita a parlare, ma si deve anche imparare, progredire. Invece ho notato – con sconcerto – che le stesse 3-4 banalità che circolavano all’inizio della campagna (il Cambiamento purchessia, la Velocità, i Risparmi…) sono rimasti i soli temi portati dai miei interlocutori a sostegno di una riforma, che talvolta pensavo pure non fosse stata neppure letta dal difensore del momento. E le 2-3 eccezioni a questa regola sono solo servite a confermarmi come la mediocrità sia la cifra distintiva della gran parte dei sostenitori di “BastaunSI”.

Uno di sinistra con i fascisti?

Tra tutti i temi è il più cretino. Contrasto la riforma non malgrado il mio essere di sinistra, ma proprio perché lo sono. E se in questa battaglia ci sono alleanze insolite nulla di male, le Costituzioni esistono per unire i diversi e quando ci riescono vuol dire che hanno raggiunto il loro scopo.

E poi, dove dovrei stare se non con il NO? Quando Anpi-Arci e Cgil sono schierate nel NO che altro potrei fare? e quando mi dicono che ho “tradito” il mio partito mi viene da menar le mani perché il Manifesto dei Valori del PD dice testualmente:

La sicurezza dei diritti e delle libertà di ognuno risiede nella stabilità della Costituzione, nella certezza che essa non è alla mercè della maggioranza del momento, e resta la fonte di legittimazione e di limitazione di tutti i poteri. Il Partito Democratico si impegna perciò a ristabilire la supremazia della Costituzione e a difenderne la stabilità, a metter fine alla stagione delle riforme costituzionali imposte a colpi di maggioranza, anche promuovendo le necessarie modifiche al procedimento di revisione costituzionale. La Costituzione può e deve essere aggiornata, nel solco dell’esperienza delle grandi democrazie europee, con riforme condivise, coerenti con i princìpi e i valori della Carta del 1948, confermati a larga maggioranza dal referendum del 2006.

Non sono io l’eretico nella nostra Chiesa dunque… io sono un povero parroco di campagna che cerca di vivere rispettando il Vangelo. E’ a Roma che siede un Antipapa simoniaco che di quel Vangelo non sa che farsene… Io ho la coscienza a posto e di questi tempi non è poco.

Nel mio partito ho trovato naturalmente pochissimo supporto e – cosa che mi ha colpito e umanamente deluso – meno di tutto dentro la componente che avevo votato alle primarie 2013 e che consideravo come mia. Ma – a parte poche eccezioni – le voci che contano in quella mozione si sono schierate tutte per il SI, nessuna per vero convincimento ma in linea generale per conformismo, pavidità, quieto vivere, strategia di posizionamento, senso di responsabilità verso il partito o opportunismo. Per carità sono scelte, ma se almeno uno mi avesse una volta telefonato dicendomi “sai, io voterò diversamente, però complimenti per la tenacia con la quale stai conducendo la tua battaglia” mi avrebbe fatto sentire meno solo. Figuriamoci. Nella mia famiglia politica ho trovato quasi solo indifferenza, fastidio o scherno. Ma anche questo è stato utile.

In definitiva credo di aver fatto la scelta giusta e se tra le centinaia di persone che in questi mesi sono intervenute alle nostre iniziative ve ne è anche solo una che grazie a una mia frase ha cambiato voto avvicinandosi al NO, allora tutta questa fatica non sarà stata vana.

Nel 1788 ad una signora che gli chiedeva “che cosa avete combinato la dentro?”, Benjamin Franklin rispose “A Republic, if you can keep it!” Una Repubblica, se sarete capaci di mantenerla.

Perché con le Repubbliche è così: non basta istituirle, bisogna lottare sempre perché restino vitali, inclusive, libere. Ma ora chiudo, sono le 23.58 e il silenzio elettorale è un principio di garbo istituzionale che rispetterò come sempre. Come fanno i gentiluomini.

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in Cose di giornata, Società e costume, Tanti auguri, vecchia Cost! e contrassegnata con . Contrassegna il permalink.

3 risposte a 4 domande. E poi il Silenzio.

  1. Marco Rossi ha detto:

    Però forse dovresti ammettere anche l’ipotesi che, tra quanti hanno sostenuto o promosso la tua area politica di provenienza, alcuni o molti sostengano il Sì per pura convinzione. O almeno, mi auguro che tu possa ammettere che ciò sia possibile.
    Mi sono interrogato in queste settimane che cosa portasse persone di simile impostazione culturale e posizionamento politico ad assumere posizioni così diametralmente diverse. A parte, ovviamente, la constatazione che un referendum, schierando le persone per il Sì o per il No, porta a divisioni nette e non ammette dubbi e sfumature, che pure le persone (intelligenti) hanno (perché solo gli stupidi non hanno dubbi).
    Alla fine mi sono fatto l’idea che sia stato l’approccio alla democrazia a dividere molte persone: tra chi dà più importanza alla democrazia formale e chi ne dà di più a quella sostanziale. La quale ultima ammette anche qualche ombra sulla prima purché si raggiunga la seconda. E, da persona di sinistra, la seconda per me è molto più importante.

  2. Enrico ha detto:

    caro Marco, ho letto il tuo post gia’ l’altra sera ma ho aspettato che si compiesse il rito del voto per inviare il mio commento.
    Questa campagna referendaria lascera’ un segno all’ interno del partito democratico, vuoi per l’esito del voto ( che sara’ a mio parere in linea con i sondaggi, visto l’ ogettivo squilibrio delle parti che hanno sostenuto il referendum).
    Personalmente in questa campagna ho apprezzato chiunque si e’ dato da fare nel portare un suo contributo per spiegarne i contenuti in maniera oggettiva e puntuale per l’una e l’altra parte ( e l’ho fatto anche con te, se ben ricordo, in quel di Pagnacco), non ho apprezzato invece chi in questa campagna referendaria ha portato altri temi o interpretazioni assolutamente fuori luogo che ho cercato a modo mio di sminare, laddove possibile, per l’ una o l’altra parte es. “chi vota SI favorisce le banche”, “chi vota NO vuole tornare indietro di 30 anni”.
    Ho letto e sentito cose dell’altro mondo, su diversi temi, come ad esempio quella delle autonomie speciali : decine di constituzionalisti si arrovellavano per dire gli uni che la riforma tutelava le autonomie speciali, gli altri che proprio perche’ le tutelava le metteva per il futuro in difficolta’.
    Mi sono sentito definire con scherno “renziano della 4 ora ” ancor prima che esprimessi il mio voto (chissa’ se poi l’ ho espresso o meno?) quando la mia storia in realta’ mi ha sempre visto agli antipodi di Renzi (al quale comunque va ascritto l’ errore di aver personalizzato troppo questo referendum coallizzando sul No la Meloni a Di Maio.
    Tuttavia penso che siano rispettabili tutti coloro che han votato No, e tutti coloro che han votato Si, perche’ penso che in entrambe delle due posizioni ci fossero degli elementi positivi e penso che chi ritenevi “vicino ” alle tue posizioni si sia trovato in difficolta’ nello scegliere da che parte stare. E rispetto anche chi, per rispetto a delle decisioni presente all’interno del partito (anche se a mio parere non cosi definite al congresso) abbia scelto di votare in sostegno al partito.

    Comunque sara’ andata, domani, tocchera’ rimettersi al lavoro. Con Renzi o senza Renzi, questo paese ha ancora bisogno di gente come te.

  3. marckuck ha detto:

    Concordo con la necessità di rimboccarsi le maniche. E di fare chiarezza su quello che si vuole. Ci attendono giorni interessanti, caro Enrico.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...