L’emozione di un istante

Ieri sera su Sky ho visto un filmino risibile: “Una notte con la Regina”, del 2015.

Il film parte da un aneddoto storico realmente verificatosi: TRH le principesse Elizabeth e Margaret insistono per uscire in incognito dal Palazzo e godersi anche loro un po’ della “Victory Night” dell’8 maggio 1945, per un po’ si perdono le loro tracce e sorge qualche qui pro quo ma alla fine rientrano a Buckingham Palace per l’una di notte o giù di lì.

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La vicenda storica è la scusa per mettere in piedi una storiella risibile, a metà tra gli orridi film di Sissi degli anni ’50 (avrete certo presente, Rai1 li replica ogni estate, senza pietà) e un Tempo delle Mele declinato in versione Land of Hope and Glory, con tutto l’ovvio corollario di equivoci, di fughe, di capitomboli, di baci rubati e riccioli rapiti.

am1010933Insomma un film sciocchino, ma ne avevo bisogno dopo 48 ore ininterrotte dedicate alla scissione del PD. Un film del quale non mi è rimasto nulla, tranne un attimo, lungo un minuto, forse meno. La folla si è accalcata davanti a Buckingham Palace in attesa che Giorgio VI compaia sul balcone allo scadere della mezzanotte, momento nel quale la guerra in Europa si sarebbe ufficialmente conclusa e nel mucchio c’è, ovviamente, anche la principessa Elizabeth (dove sia Margaret, non si sa, persa dalle parti di Piccadilly).

Si sente il countdown della folla verso la mezzanotte e poi il Big Bang che batte la fine ufficiale della guerra. E prima della gioia collettiva c’è l’istante di silenzio con i volti delle persone. I volti di chi è sopravvissuto ai bombardamenti, alle missioni militari. I volti di chi è sopravvissuto ma ha subito delle perdite: un padre, un figlio, una madre, un’amore… E poi si vedono due anziani che si baciano, perché sono ancora insieme e si sono salvati entrambi.

Ecco quel momento è commovente, emozionante. E se quell’istante riesce a toccare le corde dell’anima anche quando rievocato in un brutto film mi chiedo, diamine, che emozione deve essere stata viverlo davvero? Quale gioia piena, libera e totale, mista a malinconia e rimpianto deve essere stato il suono di quella campana che segnava la fine dell’Incubo? Non posso immaginare neppure lontanamente cosa possa aver provato quella folla, ma posso essere certo di una cosa: chi è vivo lo ricorda ancora.

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