L’ambiguo risultato delle primarie PD: considerazioni a margine

1. Non so se abbiano votato 1.800.000 o 2.000.000 ma onore al lavoro di chi ha organizzato le primarie e massimo rispetto per i cittadini che hanno manifestato voglia di partecipare. L’elogio di Beppe Grillo del voto online (i cui risultati possono essere cancellati quando non piacciono al Capo, senza neppure una spiegazione) e gli insulti ai processi selettivi del PD non mi appartengono, anche se la mia distanza da quel partito è diventata siderale;

2. La leadership di Renzi più che rafforzata mi pare un po’ indebolita. Hanno votato circa 1/3 di persone in meno rispetto alla volta scorsa e – malgrado in questi 4 anni la compressione dei margini di azione delle minoranze interne sia stata spietata e continua – il suo risultato personale è rimasto sostanzialmente invariato: aveva preso il 68% nel 2013 in un partito plurale, prende il 71% in un partito ad altissimo grado di renzizzazione, con un dato di circa 650.000 consensi personali in meno (dai 1.900.000 voti renziani del 2013 ai circa 1.250.000 di oggi). Cioè una percentuale stabile a fronte di un netto calo dell’affluenza, una riduzione del pluralismo dell’offerta politica interna e un evidente calo di seguito personale.

3. Chi dice “ora Renzi sia più plurale. Ora impari dagli errori” non ha capito niente. Renzi è sempre Renzi e – soprattutto – i renziani sono sempre i renziani (il che è pure peggio, basta un rapido giro di tweet per accorgersene). Renzi non ha l’intelligenza fredda e raffinata dello statista: è più scaltro che intelligente e più dotato di “killer instinct” animale piuttosto che di pazienza strategica e quindi il risultato di ieri servirà solo a produrre nuove turbolenze, nuovi proclami, nuovi conflitti, a cominciare da quelli con il Governo. Il successo di Renzi si rivelerà un ennesimo fattore di instabilità per il sistema.

4. Nel 2013 il PD era un partito plurale, con una naturale vocazione a unire altre forze, a farsi perno di coalizioni più vaste. Oggi il PD è sostanzialmente isolato, più o meno come lo è il M5S: sono forze politiche gonfie di voti ma in mano a capi che non concepiscono la politica come rapporto tra soggetti diversi parimenti legittimati e parimenti portatori di istanze degne di essere prese in considerazione: Renzi e Grillo hanno una visione totalizzante e egotica della leadership, possono concepire solo una politica alla “o la va, o la spacca” e il timore vero è che andiamo verso una fase di “muro contro muro” che non produrrà nulla di buono per il Paese.

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