Il “Sapere” nell’era del Gentismo Realizzato

La Democrazia è una cosa meravigliosa ma la sua trasformazione in Oclocrazia (o Gentismo Realizzato) è invece una deriva terrificante che passa attraverso la demolizione del principio di autorità in ambiti nel quale – invece – questa va salvaguardata altrimenti tutto crolla, come un castello di carte.

Ad esempio, pensavo al fatto che alcuni anni fa in un questionario di valutazione delle mie prestazioni didattiche universitarie veniva chiesto a matricole del I° anno di indicare – tra le varie cose – se “il docente conosce adeguatamente la disciplina”. Non se il docente arriva puntuale a lezione, risponde alle domande in modo garbato o non ignora alle mail. Si chiedeva – a 19enni al primo impatto con la materia – se io “la conoscessi”. Buondio, e loro che ne sanno?

Ma pare che questo sia un talento che si impara dalle madri, dato che ricordo una volta, tanti anni fa, quando insegnavo come supplente di Diritto ed Economia in una scuola superiore che una tizia tutta agitata venne a ricevimento non per sapere come andasse il figlio a scuola, ma per contestare il voto preso dal marmocchio che sosteneva di avere diritto a un trattamento migliore. Lasciai sfogare la Madre dei Gracchi e poi mostrai la verifica, chiazzata di rosso più della toga di Cesare la sera delle Idi di Marzo. La signora lesse il compito e affermò che il figlio aveva ragione, il voto era basso e gli errori non erano gravi. Le chiesi pacatamente se lei avesse nozioni specifiche di Diritto e di Economia delle quali dovessi essere informato per intraprendere una conversazione tra pari, ma lei ritenne la risposta offensiva, il che mi valse una reprimenda dalla coordinatrice di classe. Ahimè.

Ma questa idea che “chi non sa” abbia gli strumenti per valutare – e bacchettare – chi sa non vale solo all’Università o a scuola. Due settimane fa al Pronto Soccorso per la mia distorsione al ginocchio, l’ortopedica che mi aveva visitato si trovò a dover discutere con me sul da farsi, affinché potessi esprimere in scienza e coscienza il mio “consenso informato”. Mi permisi di ricordare che ho una laurea in Scienze Politiche, sottolineando che la dimestichezza con menischi e legamenti non rientrasse tra le nozioni fondamentali di quel percorso, quindi chiesi “non trova ridicolo fingere che la nostra sia una conversazione alla pari?” e lei sorridendo risposte “un po’, ma dobbiamo farla comunque.” Così abbiamo continuato a mentire a noi stessi per un paio di minuti, durante i quali la dottoressa mi diceva cosa avrei dovuto fare per rimettermi in piedi, tenendo viva la farsa che tutto avvenisse grazie al mio consapevole consenso.

E’ la realizzazione dell’antico mito satirico di certi bestiari medievali, con gli Asini che salgono in cattedra ad insegnare le Scritture ai Vescovi o – per qualche bizzarra ragione – diventano addirittura Re, sedendo tronfi e tonti in trono.

Però a questa deriva bisogna porre un argine. Ad esempio, da alcune settimane do ripetizioni di Storia a un ragazzino delle superiori e forse è giunto il momento di smettere, ammettendo che non sono in grado.

Il libercolo sul quale il giovanotto studia prevede alla fine del prossimo succinto capitolo – che riguarderà il regno di Carlo Magno – un percorso che “attesti le competenze”. Come si fa ad ottenere “competenze” in materia di Impero Carolingio? Io purtroppo non ho “competenze” da trasmettere su questo argomento. Mi limito solo a ricordare abbastanza bene che cosa accadde, perché e con quali conseguenze di breve e lungo periodo, ma da qui ad avere “competenze” beh, questo ne passa. Quindi gli dirò “se vuoi che ti racconti la storia di Carlo e del suo tempo, lo faccio volentieri, ma per le competenze chiedi ad altri”.

Non voglio diventare l’ennesimo Asino Coronato.

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