Un civile Garden Party

Per tutta la giornata non ho aperto bocca sulla tragedia di Manchester perché – come altre volte sottolineato – detesto unirmi al “circo del dolore e del terrore”, troppo grande e odioso per essere trattato dalle mani rozze e senza stile del mondo dei social.

Però una cosa ora voglio dirla. Chi critica la Regina Elisabetta per non aver cancellato il “Garden Party” a Buckingham Palace è un emerito coglione. Non c’è nulla di più odioso per il cupo mondo del terrorismo che vedere che continuiamo a vivere. Il Garden Party è una tradizione molto amata dagli inglesi e ogni anno centinaia, migliaia di britannici di ogni età, sesso e condizione si mettono in fila per essere ammessi nei giardini di Buckingham Palace o di Holyrood Palace a Edimburgo e bene ha fatto Sua Maestà a non mandare tutti a casa ma – dopo il doveroso minuto di silenzio – far vedere che il sanguinario ebete imbottito di chiodi ed esplosivo che ieri notte ha posto fine alla sua ripugnante e malvissuta esistenza non l’aveva avuta vinta.

Scrivevo in un post del 2015 (perché l’Incubo va avanti da un bel po’ ormai…):

Odiano che viviamo le nostre vite da donne e uomini liberi. Odiano che diciamo quello che pensiamo, che amiamo chi vogliamo, che ci vestiamo come ci piace, che usciamo la sera senza paura e ogni giorno ci accalchiamo sui treni, sugli autobus e sulle metropolitane, anche se il giorno prima da qualche parte qualcuno ha ammazzato un po’ di persone che stavano facendo esattamente le stesse cose.

Non so se siamo in guerra e se – nel caso – si possa vincere. Ma so cosa dobbiamo fare: niente. Continuare come sempre. Andare alle partite. Andare ai concerti. Andare al ristorante. Dire quello che pensiamo. Baciarci in pubblico. Difendere il diritto delle nostre donne di mettersi una gonna corta anche se a qualcuno da fastidio. Votare chi vogliamo.

E – ogni tanto – ricordarsi delle centinaia di persone che sono morte per aver vissuto la nostra stessa vita.

Insomma, quando la Regina dopo le bombe del 2005 disse “those who perpetrate these brutal acts against innocent people should know that they will not change our way of life” aveva come sempre ragione e – dall’alto della sua carica vitalizia, ereditaria e non elettiva – interpretava il nostro bisogno più profondo: andare avanti.

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