5 cose che un E-book non potrà mai fare…

Uno dei vantaggi del diventare vecchi è che i pregiudizi sono socialmente un po’ più accettabili e non ci si sente obbligati a farsi piacere tutte le novità per paura di sembrare sorpassati, vittime della smania di rimanere in equilibrio sull’onda, come attempati surfisti.

Ad esempio, giorni fa un mio amico – tipo da letture raffinate – mi ha detto “ormai leggo solo ebooks!”. Entusiasmo da neofita? Forse, ma visto che è tutt’altro che sciocco, ho riflettuto sulla differenza tra il tradizionale libro cartaceo (più costoso e inquinante) e l’ebook, che è tanto pratico, ti porti dietro in pochi grammi centinaia di titoli, sta in una tasca e blablabla.

Tutto vero, ma ecco 5 sensazioni che l’ebook non ti può dare:

Il libro è tattile. Di un libro non si apprezza solo il contenuto. Ma la copertina, il colore, il profumo della carta, la qualità della stampa… Il libro è anche un oggetto e taluni oggetti sono più belli di altri. Ed è di aiuto nei momenti in cui hai bisogno di stare da solo; ad esempio durante gli anni dell’università, dopo un esame, sfogavo il calo di tensione riordinando la libreria, cambiando disposizione ai libri e – con l’occasione – sfogliando, toccando, confrontando e soppesando… E lo faccio ancora quando sono triste o magari ho voglia di stare un po’ solo. E certo riordinare i file su un pezzo di plastica e silicio non da la medesima soddisfazione.

Il libro si lega ai ricordi. Ho centinaia di libri e di molti di loro ricordo il momento esatto in cui li comprai. Ricordo con chi ero, perché li scelsi, quando decisi di leggerli (talvolta anni dopo l’acquisto). E di molti di loro ho pure la dedica di chi me li ha regalati, dediche che mi sono tutte care, ma qualcuna in particolare.

Come quella del 16 giugno 1992 sulla “Storia delle Dottrine Politiche” di George H. Sabine. Dovevo dare quell’esame all’università e il libro costava parecchio… me lo regalò la mia nonna adorata perché “per i tuoi 25 anni voglio regalarti qualcosa che ti resti“. E mi è restato, ogni tanto lo apro perché è un libro bellissimo e ogni volta gli occhi mi cadono sulla sua dedica. E provo un’emozione che nessun ebook mi potrebbe mai dare…

Il libro scalda l’ambiente. Non riuscirei a immaginare il salotto dei miei genitori senza la pila di libri a fianco del caminetto, così come non potrei immaginare il mio senza la libreria carica fino a crollare. La presenza dei libri in una casa comunica molto della persona che vi vive: gusti, interessi, opinioni. E la bellezza della successione di colori contribuisce ad arredare, a costruire un ordine cromatico che una parete nuda non potrà mai creare.

Ricordo, quando terminai gloriosamente le scuole medie, papà mi regalò l’Enciclopedia Rizzoli Larousse. Solo il Cielo sa quante ore della mia vita ho passato sfogliandola, inseguendo le definizioni, facendomi guidare dall’ordine alfabetico. Quell’Enciclopedia che mi ha seguito in tutti i luoghi dove ho vissuto e anche ora, mentre scrivo, è proprio sopra la mia testa, un po’ impolverata, consultata meno che in passato, ma è sempre lì… Per me vuol dire “casa“.

Il libro è “privato”. Un ebook è normalmente acquistato online. Devi indicare una carta di credito, comunicare dati personali, rivelare interessi, insomma venire “profilato”. E mi pare che siamo già fin troppo “profilati” tra social network, mail tracciate, stregonerie varie… Mentre il libro è “privato”, è tuo e ne fai quello che vuoi senza che nessuno lo sappia. Ad esempio, ho sempre trovato un gesto molto personale e intimo regalare un libro che mi appartiene, perché tutti sono capaci di andare in libreria e comprarlo, ma privarsi di una cosa propria, che ci piace, per darla ad altri non è facile. Infatti l’ho fatto raramente. Contrariamente alla mia amica Nalisa che una volta mi ha detto di avere in libreria solo libri brutti, perché quelli belli li presta a chi vuole bene e poi non vengono restituiti.

Il libro “rompe il ghiaccio”. Quante volte annoiato in treno ho rivolto la parola a chi stava seduto davanti a me per scambiare due chiacchiere, partendo da quello che leggeva? E quante volte mi è successo lo stesso? In altre occasioni, invece, ospite in una qualche casa privata, durante una di quelle serate in cui si tengono assieme persone sconosciute che magari poco hanno in comune tra loro, sono stati i libri in uno scaffale a fornire l’occasione di iniziare una conversazione e – talvolta – il dorso di un libro rivela un titolo che possiedi anche tu e scopri una affinità impensata, una vicinanza intellettuale o di interessi che ti fa sentire meno ospite e più “a casa”.

Capità però che questa sia un’arma a doppio taglio. Ad esempio quando mi recai a casa del prof. Gianfranco Miglio per intervistarlo a margine della ricerca della tesi, lui mi condusse nella sua biblioteca privata – non dissimile dallo scriptorium del Nome della Rosa – e mi trovai circondato da libri antichi, da testi introvabili e – in una fessurina – un libro che avevo pure io, non ricordo quale, ma visivamente direi un Rizzoli Tascabile. “Questo l’ho anche io!” dissi giulivo. “Ah si? libretto mediocre…” replicò il prof…

Un’altra volta, infine, quando vivevo a Roma per fare ricerca sulla tesi, bazzicavo nella Biblioteca della Camera dei Deputati (da pochi anni aperta al pubblico, per decisione personale di Nilde Iotti) e c’era una ragazza con i capelli rossi e gli occhiali da prima della classe che leggeva sempre dei tomi sul Diritto Medievale in Sala delle Capriate. A me sarebbe piaciuto attaccare bottone (avevo 26 anni, ero magro o quasi, con tutti i capelli e soprattutto mi incuriosiva l’accoppiata ragazza secchiona-Magna Carta) ma non si creava mai l’occasione. Finché un giorno ci trovammo nel lentissimo e cigoloso ascensore (forse risalente al governo Salandra, chissà!)  e – a metà del viaggio verso la comune destinazione – ebbi la buona idea di citare la conclusione di un raccontino che avevo letto pochi giorni prima: “forse l’inferno è questo. Io e te in un ascensore per l’eternità“. E sorrisi. Come sorridono i ventenni cretini.

Lei mi guardò fredda e replicò: “Dio, sarebbe terribile“. Ecco, forse quel giorno, se avessi saputo che avrebbero inventato gli ebook, ne avrei voluto uno…

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