A due passi da Savonarola e dai suoi roghi…

Reduce da tre giorni di stucchevole e spossante discussione su FaceBook in merito alle desinenze di Liberi e Eguali (che sarebbero sessiste, escludenti e parte di un complotto globale contro l’emancipazione femminile…) ecco che i Cavalieri senza Macchia e le Vergini Vestali del politicamentecorretto (una delle piaghe dei nostri giorni, nonché causa non ultima dei disastri elettorali della sinistra…) ne inventano un’altra: via un’opera d’arte dipinta da un grande artista nella prima metà del secolo scorso – Therese Dreaming, di Balthus – dal MET di New York perché promuoverebbe la pedofilia.

Direi che la situazione vi sta sfuggendo decisamente di mano, cari (anzi car*) Apostoli (anzi, Apostol*) della Purezza del Pensiero e della Parola… avete già abolito il Natale in molti Paesi pavidi – sostituito con il più rassicurante “Winter Holidays” – per non offendere le popolazioni di religione non cristiana o gli agnostici e un’associazione di ebeti con PhD propone addirittura di eliminare la Divina Commedia dalle scuole perché antisemita.

A questo punto, suggerisco i prossimi passi:
a) via le opere di Caravaggio, era notoriamente violento e si è macchiato di reati di sangue, sarebbe un pessimo modello per i giovani d’oggi che vivono già una realtà così complicata e sono tutti così psicologicamente esposti ad ogni disagio;
b) via da tutte le librerie i libri di Tolstoj, che picchiava la moglie e trattava male i servi. Niente più Anna Karenina o Guerra e Pace, meglio Michela Murgia e i suoi articoli su Matria e Patria;
c) via Voltaire e Rimbaud, facevano affari con le tratte di schiavi. Al loro posto Paolo Crepet e Fabio Volo;
d) via la discografia dei Beatles e dei Rolling Stones, è gente che si drogava. Al loro posto Cristina D’Avena e Michele Bravi;
e) via la discografia di Frank Sinatra, faceva affari con la mafia. Ma lo sostituiremo con qualche gallinello di batteria uscito da Amici;
f) via Kevin Spacey da House of Cards perché forse 30 anni fa ha tastato il culo a qualcuno, anche se non ci sono prove a supporto… ah no, quello si è già fatto, scusate…

Scherzi a parte, non capire che gli artisti sono per loro natura complicati, turbolenti e controversi è non capire l’Arte. E non capire che valutare con gli occhi del XXI secolo uomini e pensieri dei secoli passati è operazione profondamente sciocca: siamo tutti figli del nostro tempo, cercare di eliminare le diversità dei gusti, delle sensibilità, degli approcci e degli stili di vita serve solo a trasformare la complessità della storia dell’umanità in un grigio, noioso e indistinto eterno presente e – aggiungo – apre la porta al fanatismo, all’intolleranza, al Pensiero Unico, base di tutti i totalitarismi.

Evitiamo di costruire uno Stato Puro dal punto di vista intellettuale, uno Stato e una Società Etiche, con qualcuno (qualcun*) che ci dice cosa leggere e cosa non leggere, cosa insegnare e cosa no, quali parole usare e quali no, quali quadri vedere e quali no. Insomma, evitiamo il pericolo di un pensiero unico autoritario e fascista (nei metodi, non nei contenuti) perché questo sarà il punto di arrivo.

Per secoli chi era in dissonanza (vera o presunta) con il pensiero ufficiale veniva perseguitato (e in troppi luoghi lo è ancora). Con i roghi. Con l’esilio. Con le torture. Con le pubbliche abiure. Vogliamo tornare a questo? vogliamo tornare ai talebani che distruggono i Buddha di Bamiyan perché contrari all’Islam?

Perché guardate, non è tanto diverso. Dire “nascondiamo quel quadro perché evoca pensieri sbagliati” o “distruggiamo quella statua perché evoca culti sbagliati” non è mica diverso, il principio è il medesimo. C’è qualcuno che vuole decidere che cosa gli altri possono vedere in base a un principio soggettivo. E dire “noi siamo nel giusto, perché vogliamo togliere una desinenza per una società più rispettosa dei generi” o “noi siamo nel giusto perché vogliamo eliminare la Divina Commedia per rispetto delle popolazioni ebraiche” non significa nulla.

Anche Savonarola con il suo Falò delle Vanità del 1497 era convinto di essere nel giusto. Che poi lo fosse, è tutt’altro discorso…

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7 risposte a A due passi da Savonarola e dai suoi roghi…

  1. Marianna Nodale ha detto:

    Savonarola, pov’anima, uno un po’ bistrattato da tutti, considerato nella parlata comune intransigente, moralista, un fondamentalista insomma, ma che poi al rogo ce lo ha mandato Papa Alessandro VI (Rodrigo Borgia) e poi ditemi voi chi dei due era piu’ nel giusto. #IoStoConSavonarola

    oltrettutto…. piu’ logico il compartamento dei Talebani (coerenti nel considerare illicita l’idolatria) rispetto ai benpensanti del political correct moderno…

    il quadro, comunque, e’ decisamente inopportuno.

  2. marckuck ha detto:

    E quali sono i quadri opportuni?

  3. Marianna Nodale ha detto:

    Pardon: non il quadro in se, ma l’esposizione e’ inopportuna.
    Inopportuna in senso temporale (“untimely”, un momento poco opportuno).
    Senza una corretta contestualizzazione, c’e’ il rischio di mis-interpreazione dell’opera (come puntualmente avvenuto). Credo sia giusto, in questo momento storico, sottolineare che il giudizio sulla natura della disposizione erotica verso gli adolescenti sia molto cambiata nel pubblico sentire dai tempi di Balthus (che probabilmente non era tanto un santo neanche lui).
    Anche giustamente, oso dire.

    Che tanti artisti siano stati un po’ (eufemismo) “pedofili”, e’ un dato di fatto. Che questo li abbia portati a creare opere d’Arte (la ricerca del Bello, ha per sua natura, un inerente carattere sessuale, non ci dobbiamo sconvolgere di cio’) e non a violentare bambini e’ cosa buona e giusta.

    Ma bisogna essere prudenti.

  4. marckuck ha detto:

    Ribadisco, quindi ci sono opere d’arte che si possono vedere e opere d’arte che non si possono vedere. Si potrebbe allora anche far sparire le statue di Antinoo al Louvre o a Villa Adriana. In fondo era un adolescente oggetto delle pulsioni sessuali di un cinquantenne… e magari togliamo da “Memorie di Adriano” tutti i passaggi che ne alludono…

  5. Antonio ha detto:

    ciao, mi interesserebbe leggere un tuo commento sulle prossime elezioni

    Antonio

  6. Max Boni ha detto:

    A mio avviso il peccato sta in chi guarda e in chi legge, perchè trae conclusioni o pensieri attraverso la Sua di morale. La contestualizzazione è un mantra del nostro tempo ma le opere in sé, considerate tali dal valore e dalla complessità dell’artista superano il tempo è si prestano ad essere giudicate dai posteri. Questo a mio avviso è un paradosso.

  7. marckuck ha detto:

    Si è un paradosso evidente… Però storicizzazione e contestualizzazione non possono essere agli antipodi.

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