E se rileggessimo il vecchio Dahl?

In questi giorni si litiga furiosamente sull’ipotesi Paolo Savona (il prof. antitedesco) quale ministro dell’Economia, fortemente voluto da un Matteo Salvini con la bava alla bocca più del solito.

Io la vedo così: fermarsi a una interpretazione letterale dell’art. 92 (per il gusto di dare ragione o torto a Mattarella) è insufficiente. Quell’articolo – come molte delle prerogative presidenziali – è costruito ricalcando un po’ la prassi monarchico-liberale post-unitaria in base alla quale il capo dello Stato è ben più di un organo decorativo ma esercita poteri propri che sono, per così dire, “in sonno” durante le fasi ordinarie, ma riemergono nella loro pienezza in tempi di crisi. Insomma, il presidente della Repubblica non ha poteri definiti ma flessibili, una sorta di pendolo perché così 70 anni di prassi ci hanno insegnato.

In merito alla scelta dei ministri (e limitandomi alla II Repubblica) ricorderei, ad esempio, che nel 1994 il presidente Scalfaro impedì la nomina di Cesare Previti a ministro della Giustizia del Berlusconi I o che nel 2001 il presidente Ciampi impose la nomina di Renato Ruggiero alla Farnesina nel Berlusconi II e in entrambi in casi si trattava di governi politici, non tecnici, di tregua, del presidente, balneari o altro…

La differenza tra le tensioni del 1994 o del 2001 e quelle di oggi è molto semplice: il presidente del Consiglio incaricato di allora (Berlusconi) e la sua coalizione politica, per quanto inadeguati e discutibili sotto molti punti erano formalmente più composti, rispettavano la dignità del Quirinale come istituzione e sapevano capire quando cedere e quando tenere duro (anche perché c’erano in giro meno ragazzini arrapati di potere e più professionisti dell’intrigo).

Il problema Savona è per certi versi secondario, quello che è veramente grave è la quotidiana pubblica intimidazione del presidente della Repubblica volta a negarne la funzione arbitrale (che non è notarile, l’arbitro e il notaio fanno mestieri diversi): le aggressioni su Facebook o  da parte di chi ambirebbe a ruoli preminenti nel nuovo esecutivo, il silenzio del presidente del Consiglio incaricato sempre più palesemente un fantoccio tra le grinfie di altri, il sobillare i cattivi istinti della web-teppaglia contro l’ultima istituzione pubblica che gode ancora di un diffuso rispetto tra i cittadini… questi sono i problemi.

E – la Regina delle Disgrazie – è la natura stessa della visione populista della Democrazia. Nel 1956 in “A Preface to Democratic Theory” Robert Dahl si soffermava a descrivere i tre modelli di Democrazia: quello madisoniano, quello populista e quello poliarchico e – riferendosi al populista – sottolineava come la sua essenza sia il dominio tendenzialmente illimitato della maggioranza espressa attraverso il voto e una diffusa insofferenza per i sistemi di check & balances del potere propri del modello madisoniano. Appariva evidente nell’analisi di Dahl come la complessità delle nostre comunità politiche mal si adatti a un sistema così rozzo e come solo l’approccio poliarchico – cioè l’attenzione al pluralismo socio-culturale e politico e il conseguente sistema di contrappesi istituzionali – possa consentire la sopravvivenza di un modello democratico che non sfoci nella tirannide della maggioranza, magari manipolata propagandisticamente.

Però Dahl per capirlo bisogna leggerlo. E non penso che i due baldi Diarchi lo abbiano mai letto… E poi suvvia, chi sarà mai questo Robert Dahl e a che titolo un professorone morto può mettersi di traverso sulla via luminosa del parnasico Governo del Cambiamento? E con cosa poi? con un pugno di libri incomprensibili?

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Una risposta a E se rileggessimo il vecchio Dahl?

  1. Antonio ha detto:

    Il sobillare i cattivi istinti della web-teppaglia contro l’ultima istituzione pubblica che gode ancora di un diffuso rispetto tra i cittadini…
    La tua premessa mi trova pienamente d’accordo, il problema è che Mattarella invece di fare l’adulto responsabile si è fatto trascinare al livello dei bambini dispettosi, prima ponendo un veto che, in un primo momento non ha motivato e poi e successivamente ha giustificato con (per semplicità riassumo in una sola frase la dichiarazione) “Savona non piace ai tedeschi” e poi andando al muro contro muro contro un Salvini che non aveva niente da perdere.

    Gli unici due risultati che ha ottenuto facendo così sono quelli di favorire ancora di più i populismi e di diminuire in maniera sensibile il rispetto dei cittadini verso l’unica istituzione che ancora ce l’aveva.

    sono sconfortatissimo, a me un governo 5stelle lega non entusiasmava nemmeno un po’, però l’unico scenario peggiore che riuscissi ad immaginare era che il governo invece di naufragare per le troppe differenze tra i due alleati venisse rigettato a livello istituzionale per far insediare un governo simil Monti.

    Antonio

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