Il tema e la Storia

Sono passati esattamente 30 anni dal mio esame di maturità e – casi della vita – è in questo anniversario “tondo” che mi sono trovato a ritornare, per la prima volta da allora, ad essere presente durante la fatidica prova, ma sul versante opposto, quello del “cattivo”.

La mia maturità non fu un granché. Avevo frequentato il corso di “Perito aziendale e corrispondente in lingue estere” (che oggi non esiste più, le mille caotiche riforme lo hanno trasformato – Dio ci perdoni! – in “Relazioni internazionali per il marketing“) ma fui mediocre nelle prove “professionalizzanti” ed eccellente nel tema di Italiano (oggettivamente splendido) e nell’orale di Italiano e di Storia (materia portata come aggiuntiva, un vezzo stilistico quasi inaudito…). Solo per sentirmi dire “avrebbe dovuto fare il Classico” (“ma davvero?”) e venire congedato con un tristissimo 37/60.

Mentre la presidente della commissione illustrava le tracce del tema di Italiano -magnifiche ma inaffrontabili per una generazione di studenti addestrata al “vero o falso” da orde di politicastri “riformatori”, terrorizzati che la scuola possa sviluppare un minimo di pensiero critico – io squadravo i volti. Preoccupati, perplessi, intenti ad accarezzare con finalità apotropaiche il Dizionario, spesso vecchio, consunto, di case editrici secondarie, proprio di famiglie e vite dove i libri non sono al centro delle priorità. E mentre li guardavo volevo dire “coraggio ragazzi, tanto il 98% verrà promosso! E’ tutta una farsa!”

Ma forse una farsa non è. Non conta solo la promozione, conta la prova. Conta che per la prima e probabilmente ultima volta nella vita hai carta, penna e 6 ore di tempo per riflettere su qualcosa di importante e scrivere quello che si pensa. Già, ma c’è qualcosa “che si pensa”? Che si pensa sul serio? perché si è meditato e fa parte di noi?

Molti ragazzi hanno scelto il tema sulla clonazione o quello sull’uguaglianza e l’art. 3 della Costituzione e io passavo per i banchi buttando l’occhio e – non visto – suggerendo qua e là, anche perché – come mi ha sussurrato uno studente – “non vorrà mica che degli estranei venuti da fuori ci critichino, vero prof?”.

Dalla lettura per spizzichi e bocconi una foto di ansie e luoghi comuni. “Prof. lei sa se la presidente è della Lega, perché non so se posso parlare dei migranti!” mi chiede il tipo timoroso di essere bocciato per aver compiuto uno psicoreato. “Non lo so, penso di no visto che sa leggere e scrivere, ma non si sa mai, nel dubbio attieniti al tema!” replico. Una risposta forse pavida, ma non sta a me fare l’eroe con l’esame degli altri.

Ma solo lui ha questa pruderie. Quasi tutti interpretano l’articolo sull’uguaglianza come “un tema sui migranti”, con pensierini un po’ ovvi sulla drammatica questione, al punto che mi tocca a un certo punto dire “ragazzi, guardate che nel 1947 non c’era il problema dei migranti, al limite migravamo noi! l’uguaglianza ci riguarda tutti: togliere le barriere architettoniche in una scuola per consentire al ragazzo in carrozzina di raggiungere l’aula, anche questo è realizzare l’art. 3!”

Ma nulla, non potevo certo con poche parole sussurrate spazzare via anni e anni di pessima propaganda ed evitare che il nobilissimo Articolo 3 venga derubricato ad “articolo buonista”, scritto da un gruppo di politicanti mollaccioni ormai morti e sepolti da tempo. Gente ingenua e senza spina dorsale che credeva ancora – pensa un po’ la bizzarria – che un essere umano sia portatore di diritti inalienabili, che hanno tutti pari dignità sociale (la dignità! che termine ottocentesco!) addirittura “senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali“. E poi, tutti questi “politici del pensare” (così diversi dai loquacissimi “politici del fare” di cui i social network sono pieni) che addirittura affermavano che l’uguaglianza non basta affermarla con le chiacchiere, ma va pure garantita “rimuovendo gli ostacoli“.

Leggi Razziali, Aldo Moro, Uguaglianza, Clonazione, Solitudine, Masse e Potere… tutti temi magnifici, ma – come dicevo – tutti temi inaffrontabili per la maggioranza dei ragazzi. Tracce che sono come reperti di un’epoca perduta, una sorta di Regno d’Atlantide della scuola. Di solito a questo punto si dovrebbe dire che “invece di passare mesi sui Sumeri i ragazzi dovrebbero studiare la storia del Novecento!”

Quante volte lo abbiamo sentito e quante volte io stesso l’ho detto? Ma siamo così sicuri che il problema sia questo, ammesso e non concesso che esista una tale conoscenza profonda e diffusa delle vicende dei Sumeri? Io penso invece che la Storia Antica e Medievale andrebbe studiata meglio, in modo più profondo, meno banale e schematico. E, attraverso queste conoscenze, avvicinarsi ai secoli più recenti capendo un principio fondamentale, già scolpito nel marmo da Benedetto Croce: “la Storia è sempre storia contemporanea“.

Capire questo, capire che l’essere umano non impara mai nulla dai propri errori, capire che nulla è conquistato per sempre e che qualsiasi cosa può accadere di nuovo aiuta a comprendere meglio il presente. Il valore dell’Unione Europea – ad esempio – sarà più chiaro se si sarà ben studiata la Guerra dei Trent’anni. E magari l’obbligo morale della solidarietà verso chi sbarca sulle nostre coste sarà forse sentita maggiormente come la scelta più giusta, se solo consideriamo come il Mediterraneo sia stato per secoli un lago che univa, non un mare che divideva: leggere Maometto e Carlomagno di Henri Pirenne sarebbe assai utile per questo.

Però per far tutto questo, per avvicinarsi al Novecento e poi all’oggi con maggiore senso critico due ore scarsette di Storia alla settimana non sono sufficienti, ce ne vogliono almeno 4. Ma vallo a spiegare ai ministri delle “competenze”, dell’Invalsi e dell’Alternanza Scuola/Lavoro che forse imparare a riflettere e non solo sfornare carne da stage dovrebbe essere una delle funzioni della scuola.

Figuriamoci, un’idea arcaica. Preistorica. Roba da Articolo 3.

P.S. Cambia qualcosa se vi dico che la foto ritrae “migranti italiani in Belgio”? vi ricorda qualcosa? 

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