Abecedario Elettorale

Ambiente. I partiti di sinistra hanno riscoperto l’ambiente. Lo ha fatto il PD con emozionanti manifesti contro i cambiamenti climatici, lo ha fatto Art.1-Mdp che racconta (a se stesso) di essere per una sinistra “rossoverde” e lo ha riscoperto la Sinistra (confondendo l’ambientalismo con una serie di NO). Cercano il rilancio i Verdi ai quali si è unito il partito di Civati. Alcuni di questi soggetti hanno sempre avuto una attenzione ai temi ambientali, ma – a parer mio – quasi mai reale e strategica, molto spesso occasionale e tattica. Temo che anche oggi sia così: in fondo le tartarughe marine non votano, gli operai dell’Ilva si.

Berlusconi. Riemerso con tutto il suo armamentario da grande étoile del vaudeville che fu. Le battute sono sempre quelle e – anche se alcune funzionano ancora – l’effetto nostalgia non so quanto possa passare e pagare. Per il Gino Latilla della Politica i grandi successi sono alle spalle ormai – da Vecchio scarpone a La barca tornò sola – e la sensazione è che, se Forza Italia starà sotto il 10%, un ciclo si sia chiuso definitivamente.

Campagna elettorale. Non esiste più: il personalismo leaderistico, la piaga dei social e la retorica dell’antipolitica che ha ucciso il contributo pubblico si sono sommate e hanno dato il colpo di grazia al poco che rimaneva di attività politica sul territorio. I tabelloni elettorali sono in larga misura vuoti, le iniziative pubbliche riservate esclusivamente ai già convinti, il porta a porta non lo fa nessuno e i comizi sono il ricordo di un mondo in bianco e nero. La democrazia muore anche così, di ignavia.

Digos. Tra i principali protagonisti della campagna elettorale e tra tutti il più inquietante. Dovrebbero occuparsi di antiterrorismo e attentato all’integrità dello Stato e invece, un continuo monitoraggio a senso unico (guai a toccare Salvini!): tutto un visionare telefonini, perquisire aule scolastiche, rimuovere il bucato dai balconi, spiare documenti di passanti colpevoli solo di non applaudire al passaggio del Truce. Su tutti la grottesca presenza ad una conferenza stampa di Fassino. Non riesco a immaginare nulla di meno pericoloso di una conferenza stampa di Fassino, a meno che non si consideri la noia un arma di distruzione di massa.

Europa. La grande assente della campagna se ne parla per dirne male (la destra) o per dire che va cambiata alla radice (il PD). Ma il vero tentativo di creare un programma politico ambiziosamente europeo non esiste nei principali partiti e la sensazione è che – per l’ennesima volta – si usi il voto europeo per il regolamento di conti domestici. E poi ci chiediamo perché il nostro peso politico oltre confine sia così scarso…

Fascismo. Che ritorna, che non se ne è mai andato, che tecnicamente oggi è un’altra cosa ma come semplificazione linguistica va più che bene chiamarlo così. Eterna pulsione del popolino reazionario, in cerca di un uomo forte a cui delegare tutto e poi dargli la colpa.

Governo. Quale?

Ahi serva Italia, di dolore ostello, nave sanza nocchiere in gran tempesta…

Libro. Al Salone di Torino gran parlare per la presenza della casa editrice dei fascisti di CasaPound con un libercolo su Salvini. Alla fine sono stati buttati fuori dalla manifestazione – e io ne sono contento – ma rimane un dubbio: perché fuori dalle manifestazioni culturali ma dentro le schede elettorali?

Meloni. Giorgia Meloni ci prova, ma è sempre un paio di passi indietro a Salvini anche se talvolta lo supera per becerume. Il suo partito francamente non si capisce cosa serva vista la praticamente totale sovrapponibilità con la Lega, eppure – secondo i sondaggi – pare possa avere un ottimo risultato, superiore al 5%. Il che non è male, visto lo straordinario affollamento del suo spazio politico.

Napoli. La bambina ferita da una rivoltellata di camorra e poi – grazie al cielo – miracolosamente salvata. A ricordarci che la vera “emergenza sicurezza” non arriva dai barconi, ma ce l’abbiamo già in casa.

Oracolo. I sondaggi parlano chiaro da mesi: trionfo Lega, crisi M5S, rimonta PD. Eppure neppure gli oracoli sanno dare le risposte, che si nascondono nei decimali: per la Lega il 29.9 o il 30 non sono la stessa cosa. Per il M5S essere un voto sotto o un voto sopra il PD non sono la stessa cosa. E per quanto si consultino e riconsultino i sondaggi pubblici e quelli segreti la risposta si saprà solo nella notte fonda tra il 26 e il 27 maggio. Fatevene una ragione, per citare Shimon Peres: “i sondaggi sono liquidi che vanno annusati, non bevuti”.

Piemonte. Se ne è parlato poco, ma il 26 maggio si vota per 3800 comuni e la regione Piemonte, ultimo ostacolo al dominio totale dell’intero Nord da parte della destra, prima dell’assalto alla Barriera (l’Emilia-Romagna) e a Grande Inverno (Bologna). Mentre molti considerano – stoltamente – le Europee “un sondaggione”, nelle amministrative c’è ciccia vera. E come sempre accade, trasformismo vero. Se il risultato per le Europee detterà l’agenda delle prossime settimane, sarà quello amministrativo a disporre le truppe e se il Piemonte dovesse rimanere al centrosinistra, beh…

Quorum. Non lo passeranno: +Europa, Sinistra, EuropaVerde, CasaPound, Forza Nuova. Dal 10 al 15% di voti buttati.

Rosario. E’ una delle caratteristiche costanti della politica contemporanea: mai rinnegare, mai scusarsi per una cazzata, ma rivendicarla sempre. Così Salvini – accusato anche da cattolici conservatori per aver cercato di reclutare la Madonna nella propria crociata blasfema e xenofoba – non lascia ma raddoppia. Ma sbaglia, perché per chi crede che la fede sia un fatto privato, questo sbandierar di rosari da fastidio, mentre per un cattolico vero suona come una bestemmia affiancare un simbolo sacro alle sorti di un caporione politico. Credo sia un autogol.

Salvini. Protagonista indiscusso degli ultimi 12 mesi. Detta l’agenda, straborda ogni giorno, una ne fa e cento ne urla. Spinge la Lega sempre più a destra fino a sconfinare nel territorio del neofascismo più estremo. Però nelle ultime settimane si sente un po’ odore di bollito nell’aria. Il troppo stroppia, un palato normale dopo una settimana troverebbe irritante anche il filetto alla Wellington, figuriamoci la sbobba da caserma salviniana. E dunque, tra selfie rubati, lenzuola a stendere, brutalità poliziesche, inchieste della magistratura la sensazione è che certo vincerà le Europee, ma la parabola discendente potrebbe essere dietro l’angolo.

Terremoto. Tranquilli, forse in Italia vinceranno i sovranisti, ma alla fine il Parlamento Europeo lo governeranno sempre Popolari, Socialisti e Liberali. Niente terremoto continentale. Not Today.

Unione Europea. Da cambiare, da riformare, da reinventare. Però nessuno dice come.

Violenza. Quella fascista contro la famiglia Rom alla quale si voleva impedire l’accesso in una casa onestamente ottenuta. Quella della comunicazione via social, quotidiana e pesantissima. Quella della Polizia troppo spesso più attenta a proteggere le manifestazioni di estrema destra che a difendere la legalità repubblicana. Un clima brutto, molto brutto.

Zingaretti. E’ in carica da meno di 3 mesi eppure molti dicono già che “ha fallito”. La leadership del PD delegata nei fatti a Calenda e il risultato elettorale che si annuncia meno brillante di quanto non si sperasse il giorno dopo il buon risultato delle primarie. Personalmente non la vedo così: è riuscito in una faticosa opera di ricucitura a sinistra senza perdere pezzi a destra, le liste che il PD propone sono dignitose e – in fondo – in così poco tempo, da un “coniglio mannaro” come lui non si poteva attendersi molto di più. La segreteria Zingaretti inizierà il 27 maggio.

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